MenoePausa

La sessualità appresa dai video porno

Dopo due grammi di comunicazione, indicazioni di percorso e chiari gesti di apprensione si capisce che così proprio non va.

La frustrazione che deriva da un rapporto fatto male si può risolvere in due modi.

Sfoghi la tensione con due ‘fanculo e tre ave marie (per quell* religios*) oppure lasci perdere e ti dai all’abbuffata di cioccolata. Non essendo utili, in realtà, né l’una e né l’altra cosa, segnalerei che può essere magistralmente usata una terza via.

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Di quelle mamme attaccate a facebook…

Fila dal dottore. C’ho le vampate. Mi devono dire se è pre-menopausa, se è menopausa conclamata, se mi va a fuoco la testa perché ho pensieri troppo hot o rivoluzionari. Non so che altro. In ogni caso ho da chiedere una montagna di informazioni. Mi porto dietro un cruciverba. Finisce che coinvolgo due o tre persone vicine, tra cui una signora rumena che mi dice un paio di notizie di cui non avevo proprio idea. Arriva la signorotta del quartiere, con tanto di passeggino allegato che pare un’arma di distruzione di massa. Il figlio che sta dentro è l’optional. Il bimbo è già in età da camminamento, ricordo che il passeggino nella mia infanzia era una specie di sdraio da mare in miniatura e con le ruote e due manubri. Oggi puoi metterci dentro i bagagli per partire per una settimana.

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Il cunnilingus risolve la depressione

1175648_645162552169349_1208181353_nDi chi lo fa e di chi lo riceve.

Alcune serie considerazioni sull’utilità di un cunnilingua.

Innanzitutto ti mette subito a tuo agio. Tu arrivi, l’ospite mostra di apprezzarti nell’intimità, sapere che non gli fanno schifo i tuoi liquidi è un grande incentivo di rilassatezza, inoltre si può dire che l’esercizio muscolare necessario per praticarlo sia ringiovanente per il viso, contribuisce ad un rigonfiamento delle labbra meglio che se gli facessi tre iniezioni di botulino, aiuta senza dubbio la digestione e quando vedi gli effetti che un cunnilingus ha su quella donna non puoi che dire “wow” e restare lì a contemplare la potenza di cotanto godimento.

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Sono puttana e me ne vanto

1173845_637278386291099_1286171987_nMi hanno chiamata puttana. Perché gli ho sorriso quando mi diceva che avevo un bel culo, gli ho detto si senza aspettare troppo tempo, mi sono fatta toccare ovunque senza particolari impedimenti, gliel’ho preso in mano senza guanti sterilizzati da chirurgo e poi l’ho perfino messo in bocca e non ci eravamo ancora neppure presentati. Mi hanno chiamata troia perché mi è piaciuto, ed eravamo in un piccolo sgabuzzino ricavato dentro il pub, mi sono liberata di mutande, reggiseno, gli ho sbottonato il pantalone e mi sembrava gli piacesse, era felice, lui godeva e devo dire che godevo anch’io.

Mi hanno chiamata sporca perché non ho tenuto a precisare i dettagli della mia intimità, gli ho solo detto “tiè, mettiti ‘sto preservativo” e poi ho sollevato l’anca e l’ho spinto dentro senza indugiare. E se ne avevo voglia non ho capito perché mai avrei dovuto rifiutare. L’unica cosa della quale avrei potuto lamentarmi era il fatto che è venuto troppo presto, era eccitato, c’era da capirlo, allora mi sono toccata e lui mi ha dato una mano, anzi la lingua, per fare arrivare pure me.

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Il dominante dominato

Devi farmi sentire il rumore…” – dice il cliente al telefono.

Cioè… vuoi proprio sentire che mi meno?

Fa un mugugno per dire si. E’ uno di quelli che telefona per sessioni sadomaso in telefonia erotica dove io faccio la subordinata al cappero e lui è il mio padrone. Ho molta difficoltà ad intrattenerlo in questo ruolo ma devo recitare, tutto sommato, e tra due minuti lui ha già finito e io posso ripristinare la mia dimensione di giammai sottomessa.

Nulla da dire per quelle a cui piace così. Ho visto anch’io il film Secretary e mi ha pure parecchio eccitato, però o mi trovate uno figo quanto quell’attore, che mi fa sospirare di attese e di dominazione dalla sensualità infinita, o per telefono di che vuoi che mi ecciti?

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Competenze da badanti: giocando a scopa con il bimbo ottantenne!

Defunta la bimba ottantenne mi è toccato trovarmi un altro secondo lavoro perché la telefonia erotica non mi è sufficiente. Ho i miei clienti affezionati, la mia collega mi ha insegnato tutto quel che c’è da sapere per essere una brava mistress telefonica, so anche mantenere in vita il sogno della femmina che passivamente subisce le avances di quello che vuole continuare a immaginare di essere un gran conquistatore, ma dovevo in ogni caso arrotondare e le entrate del turno mattiniero da badante mi sono necessarie.

Date le mie ottime referenze mi hanno suggerito di presentarmi ad un colloquio con un signore panciutissimo che appena mi vede per prima cosa dice “lei è dell’est“?  Rispondo che sono del sud/est di un pezzo di mondo o del nord/ovest di un altro, a seconda dei punti di vista. Dice che si sono presentate delle tizie con nomi italiani che però erano straniere. Mi viene in mente il mio nomignolo esotico per la telefonia erotica ma non glielo posso dire. Chiarisce che non le ha assunte perché gli sembravano inadeguate e non per la loro provenienza. Io non avevo proferito verbo ma il mio sguardo e il mio look devono averlo indotto a pensare fosse necessaria una giustificazione politically/antirazzista/correct.

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Ho incontrato uno stantuffo-man

Sgradevole. Il tizio che ho incontrato e che immaginava le donne fossero tutte oggetto. Naturalmente io per lui sono una ributtante femminista e naturalmente la questione saliente del suo discorso è il fatto che egli non sa fare sesso. Lui è uno stantuffa vagine, così si definisce. Uno che non si cura di dar piacere anche a lei ma che considera un corpo femminile come un luogo attraverso il quale sfogare i suoi bisogni.

Gli dico che dall’altra parte della storia c’è una lei e lui mi dice che ogni donna non pensa ad altro che ad essere stantuffata. Dunque va da se’ che ogni “stantuffata” per lui sarebbe consensuale a prescindere, che glielo chieda o no, che riceva un si o meno non importa, perché le donne, secondo lui, sono piacevolmente predisposte allo stantuffamento senza se e senza ma.

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Badare=Amare: fine contratto per morte della cliente!

La mia bambina ottantenne è spirata, infine. Avevo continuato a badare a lei già da un bel po’. Poi la figlia mi ha chiesto di fare un po’ più di ore perché s’è fatta grave. Non sentiva e non vedeva quasi più. Persa dietro un suo delirio e una sua storia, segnava un filo su per aria come indicasse la traiettoria per arrivare altrove. Quando fai questo lavoro bisogna tenere conto del fatto che non sei di ghiaccio. Quella donna, così vecchia, rughe infinite e infinite storie, finisce per entrarti dentro.

La badante non è un mestiere come un altro. Ci vuole affetto, tenerezza, ci sono mille implicazioni sentimentali. E che si fa quando quella bambina muore?

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L’uomo della chat

Sera, primavera, quasi estate. Fine turno di lavoro. Indosso un pantalone scuro e una blusa leggerissima. Ho le tette al vento e una felpa legata in vita. Dalla mia postazione di telefonia per noia ho chattato con uno al quale ho detto che di mestiere faccio la cartomante. Abbiamo scherzato un po’ su tarocchi, significati e simboli e poi non ha voluto più approfondire. Ha detto che fa il venditore di utensili per casa. Vuoi uno stendino? No grazie. Già ce l’ho. Vuoi dei coperchi? Ho pentole anteguerra con coperchio annesso. Grazie, ma sto bene così.

Mi dice che vive nella via X e io gli dico che passo spesso da lì dopo il lavoro. La mia collega spia la mia chat e mi dice “ma sei scema… non devi dare indicazioni su chi sei…“. E’ vero. Bisogna essere più prudenti. Però è un gran casino parlare facendo finta di parlare. Non sono una bambina. E se dovesse mai vedermi si ritroverà a guardare una signora in pre-menopausa che se lui sbaglia gli fa un culo così.

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Le venditrici (precarie) di paradisi (celesti e terreni)

La precarietà ti rende apatica. Ti toglie il diritto di pensare, commentare, disturbare. Disabilita il pensiero critico, quasi che non si avesse più il diritto di esprimerlo. Se sei precaria cosa critichi a fare? Precaria tu e precario il tuo cervello. Spegniti e basta. Renditi invisibile e non rompere i coglioni. Questo il messaggio.

Disabituarsi a dare valore al pensiero critico sulla base dello stipendio che porti a casa è un po’ difficile. Lo è in una società in cui per primi i membri della tua famiglia se non lavori ti guardano come fossi una poverina, un po’ malata, perché il valore individuale si esaurisce alla capacità di guadagnare, e poi si chiedono perché certa gente va a rubare.

Qualcuno ruba per riottenere cittadinanza tra gli umani. Qualcuno per campare. Molti per arricchirsi ancora di più e sono quelli che non li becchi mai perché rubano a me, rubano a te, rubano stipendi e contributi e pensioni e più rubano pezzi di vita e più guadagnano e fanno carriera.

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Sensualmente scrivi…

Sono un soggetto di desiderio, anche nella scrittura. Desidero. Parole come morsi che strappano via la pelle lasciando le mie ossa nude.

Ho da sempre un rapporto carnale con la scrittura. La buona scrittura mi eccita. Mi eccita un “qual è” senza il dannato apostrofo, una punteggiatura migliore della mia, una frase costruita ad arte, e le parole, che meraviglia se sono spesse, calibrate, resistenti, efficaci.

Ogni parola mi accarezza e mi distrugge, una pagina intera scritta bene mi fa già ansimare, un verbo declinato nel modo giusto mi restituisce il senso della vita.

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Il cliente coprofago

Parlando di precarietà e lavoro c’è una delle mie colleghe di telefonia erotica che come me ha una laurea. Lei ha preso pure un master. Avesse saputo che sarebbe finita a fare questo lavoro avrebbe studiato meno, dice, o avrebbe viaggiato, se la sarebbe goduta, forse ora si troverebbe all’estero, almeno potrebbe fare telefonia erotica in più lingue. E non è una frase a doppio senso.

Lei è la più giovane tra noi e ogni giorno arriva, mi dà un bacio sulla guancia, siede alla postazione vicino la mia, e comincia i suoi numeri meravigliosi. E’ brava, si, e fossi stata così sveglia alla sua età avrei probabilmente fatto una gran carriera. Non so in che campo ma certamente sarei andata oltre questo mio momento.

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Il ladro

Aveva una faccia intensa, di quelle che se gli chiedevi come stai ti rispondeva con una alzata di sopracciglio. Bastava un niente, lo spostamento di una ruga, le smorfie, quelle smorfie, e non aveva bisogno di parole. Un uomo come lui non l’avevo mai conosciuto. Lo incontrai quando stavo facendo la fila al supermercato. Perdo un euro che scivola sotto il suo piede. Lo raccoglie e se lo mette in tasca. Così. Senza problemi. Guardandomi dritto in faccia senza lasciarmi replica per quel passaggio di proprietà.

Gli mostro il portafogli. E’ quasi vuoto. Di quell’euro ho bisogno per pagare ciò che ho comprato. Non dice niente. Resta a guardare. Non faccio scene. Piazzate. Lui mi sfida. Non è un vigliacco. Si è preso l’euro e resta lì. Allora prendo una delle cose che mi servivano per casa e la metto da parte. Questa non mi serve, scusi, dico alla cassiera. E pago con i soldi che mi restano.

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L’ora del thè delle telefoniste erotiche

Il raduno della domenica delle ragazze della telefonia erotica è fatto di delizie al cioccolato e frutta e tisanine e thé.

Pare un incontro tra gran dame se non fosse che non abbiamo il mignolino sollevato e le nostre chiacchiere tendono al blasfemo.

A parte i cazzi nostri, perché è ovvio che ce li raccontiamo, le nostre piccole e grandi tragedie, i nostri drammi quotidiani, abbiamo tutte in serbo qualche aneddoto dell’esercizio di telefonia già svolta. Un caso umano di cui chiacchierare. E non credereste alla profondità delle riflessioni, ché pare strano portarsi il lavoro in casa in queste circostanze, però sono persone e non scaffali.

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Mamma cattiva!

Mi è partito il filone mammesco e vabbè. Le persone sono multiple e complesse e dunque  dovrete sorbirvi – se volete, altrimenti potete sempre cambiare blog – anche codeste parti di me. Ovviamente io dico mamma perché sono mamma. Se fossi stata babbo avrei detto babbo. Ma le cose di cui parlo credo riguardino entrambi i genitori.

Mamma con l’occhio languido, che vede quel corpo estraneo e lo incontra per la prima volta che ti guarda, fisso, e chiede, chi cazz’è quella faccia tonda, con la bocca tonda, con l’occhio tondo e via di geometriche definizioni da cui escono suoni indecifrabili?

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