Malafemmina

Scioperi bugiardi (e noi precari non ci siamo!)

Se c’è una cosa che non tollero sono le balle. Dimmi cose che non sopporto, idee che non digerisco, ma non raccontarmi balle. E quello che raccontano in certi quotidiani è una balla. Prendono quattro fanciulli e fanciulle, con il berretto di un noto sindacato, e sopra gli piazzano un titolo che si riferisce ai precari (che neppure rappresentano) rubando la lotta ad altre decine di migliaia di persone dei movimenti e che con i sindacati, corporativi, chiusi, finiti, inutili, non vogliono avere nulla a che spartire.

Di quello che penso dei sindacati ho già scritto e in generale a me piace scrivere di altre cose, di me, delle persone che incontro, ma questa mania disonesta di fagocitare le lotte, di ingoiarle per risputarle fuori normate, controllate, assimilate è una mania tutta italiana che fa veramente schifo.

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Malafemmina

Coppie da villaggio vacanze

C’è una signora che tutte le mattine prende la sua racchetta da tennis, indossa il suo gonnellino color panna e canotta in tinta, mette in borsa suo marito, o quel che è, lo trascina a fare esibizione di dritti e rovesci e palle curve e schiacciate a bordo campo, mentre lui sbadiglia e sbuffa, mentre lei lo riprende e gli dice che non si fa così e cosà perché lei è tanto brava mentre lui è un po’ un chiavica che non si muove, non salta, al massimo striscia.

Allora sai che c’è? Gli dice lui questa mattina, che te ne vai ‘affanculo, e ti tieni le tue racchette, le tue palle, la tua straordinaria capacità di farmi sentire un incapace e quando hai finito di pavoneggiarti e immaginare di essere una specie di diva in un villaggio vacanze di ultima categoria vieni pure a vedere come faccio i bagagli e ti lascio pure le chiavi di casa così mi rimetto in pari con la mia vita che ne ho bisogno.

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Malafemmina

Luce precaria

Dormito poco. Lavoro, poi sonno, poi sveglia, così, all’improvviso. Come quando mi chiamava mia madre per farmi sapere che bisognava guardare il cielo, presto, perché stava andando in pezzi, il cielo, e mio padre, e mia madre, e tutti quanti, insieme, a tentare di non cadere, per restare attaccati alla vita, come le stelle al cielo. Sospesi, senza un perché, fatti di luce e suono e odore e morte, che prima o poi arriva e tu la guardi da lontano fino a che non arriva lì vicino a te. Sta male, si lo so che sta male, e corri in ospedale e provi a tenere quella stella attaccata al cielo, e alla fine la salvi, le restituisci un po’ di luce, te la stacchi di dosso e vedi infine due stelle, vicine, una accanto all’altra, luminose quasi uguali, quella che stava per spegnersi e la tua, che assume una luminosità fatta di toni diversi, meravigliosa e splendente e fatta di albe e voci e ricordi e senso di te.

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Malafemmina

Chi ha ancora bisogno del sindacato?

Io non li sopporto i sindacati, per esempio. Me lo ricordo, si, che sono fatti di lavoratori e lavoratrici. Almeno chi ha le tessere lo è, lavoratore e lavoratrice. Ma sono diventati enti parastatali, escrescenze istituzionali, prolungamenti di confindustria, erezioni dei membri del governo. Sono diventati qualcosa che non rappresentano me, precaria, lavoratrice, disoccupata a fasi alterne, con tre lavori tutti di cacca a fasi altrettanto alterne, anzi no, contemporaneamente, altrimenti non ci si fa a fine mese.

I sindacati sono questa cosa per cui il governo decide che tra una manovra finanziaria e l’altra mette dentro anche un paragrafo in cui si dice che con l’accordo dei sindacati quegli sfruttatori degli imprenditori possono licenziare chi gli pare. Come se i sindacati fossero diventati agenzie interinali.

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Malafemmina

Vuoi dimagrire? Vieni al lager vacanze!

La vita è breve e si fa quel che si può. Dopo un primo pomeriggio trascorso a leggere le avventure di pelo della trombatrice precaria, sono tornata sul pianeta dello sfruttamento occasionale, quello che se c’hai l’occasione scappi e vai veloce senza guardarti indietro.

Di sabato il clima un po’ si ravviva e chi viene qui è tutto preso da questa foga di perdere due o tre chili in dueoredue, facendo ogni esercizio ginnico esistente, dagli addominali per averci la tartaruga anche sul cervello, al gambe/glutei/braccia che si pensano che fare hop hop per una giornata elimini le cose pendule, agli attrezzi che ti stirano la schiena che è una bellezza e poi ti viene l’ernia perché se carichi 50 chili a freddo la prima volta ci resti secco, a qualunque altra cosa possibile. Dato che mi pare che il dimagrimento sia uno degli obiettivi vacanze vorrei dunque parlarvi di una speciale cura che vi mette in condizioni di perdere chili e chili e vi fa asciuttissime/i come se foste passati/e dallo sgrassatore.

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Malafemmina

Progetti precari per il futuro

Se esiste una statura per i cervelli Lei ce l’ha alto. Ultraquarantenne, bella, di una bellezza fascinosa, non come le figure patinate, attraente, sensuale, intelligente, ironica. Conosciuta oggi a pranzo, mentre litigava con una specie di dessert che stava sventrando per ricavarne solo la ricotta e si fermava a dire “mo’ basta!”. Meridionale, quel tanto che basta a dire che le meridionali spaccano, con figlia al seguito, pure lei bella, intelligente, vent’anni di meno ma una copia della madre.

Due donne intelligenti allo stesso tavolo, che si scambiavano battute taglienti, si prendevano per il culo, prendevano in giro il mondo. Due precarie, manco a dirlo, l’una più precaria dell’altra.

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Malafemmina

Rabbia e malinconia

Al villaggio vacanze siamo quasi alla resa dei conti. Molti dipendenti precari hanno perso la pazienza. Volano pentole in cucina, attrezzi in palestra, oggetti di gomma in piscina, volano sdraio, bicchieri al bar. Sembra che tutti gli oggetti del villaggio abbiano messo le ali.

Il tono della voce è aumentato di diversi decibel. Tutti si guardano l’un l’altro in cagnesco e alla fine di qualche conversazione mi aspetto di vedere il classico colpo di guanto o la sciabola sguainata o un testa a testa da mezzogiorno di fuoco.

E’ diventato intrattabile anche il boss capo animazione che per la prima volta, oggi, ho sentito a pronunciare parole di stizza nei confronti di un cliente.

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Malafemmina

Vorrei solo galleggiare

Ho appena finito il mio terzo turno di animazione. Poi ne ho un quarto e poi forse per oggi ho finito. Sono in fase terminale, di questa malattia chiamata alienazione da villaggio vacanze. Quasi defunta. Non ce la faccio davvero più. Non so neppure mettere in fila qualche parola per questo blog in cui mi racconto fin dal principio.

Oggi ho trascorso la pausa pranzo in spiaggia, a sonnecchiare sulla sabbia e poi a sonnecchiare dentro l’acqua, con il corpo a galleggiare e qualche pezzo della mia faccia visibile. Forse il naso, la fronte. A occhi chiusi, facendomi divorare dal sole, stavo per diventare una torcia umana. Lasciandomi coprire dalle onde e talvolta toccando il fondo con un piede, poi l’altro, con tutto il corpo, rigirandomi e nuotando, per guardare dritto negli occhi il fondale, nulla di affascinante in realtà, ma almeno è un altro ambiente, diverso da quello esterno, fatto di voci, suoni che oramai conosco a memoria e che non sopporto quasi più.

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Malafemmina

Masturbazioni precarie

Un post che è un omaggio al piacere, al buon umore, a quello che noi siamo, arrabbiati, pronti a fare la rivoluzione e comunque mai lontani dai nostri bisogni. Perché noi vogliamo un lavoro, vogliamo la fine della precarietà, vogliamo avere garanzie di diritti e vogliamo godere, sempre.

Un post che potrebbe intitolarsi “Le inchieste precarie di Malafemmina” e che inizia con una domanda semplice:

L’argomento della serata è? Masturbazione (bimbi a letto!) Il luogo più strano in cui l’avete fatto! :D Comincio io: in attesa per un colloquio di lavoro, un mini vibro in borsa, per scaricare la tensione. La toilette fu divinamente complice!

Le risposte sono la somma di quello che agisce in modo sotterraneo, mentre tutti fingono che il sesso sia un optional di cui possiamo fare a meno, ci sono tantissimi uomini e tante donne che si toccano, si danno piacere, non dimenticano se stessi e non temono di raccontarlo perché si sappia che il mondo non è quella cosa grigia e noiosa di cui tutti parlano e che siamo fatti di carne, sangue, vita, testa, cervello, cuore, gemiti.

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Malafemmina

Pensieri sovversivi: la rivoluzione non può attendere!

Ieri sera avevo bisogno d’aria e ne ho trovata tanta su faccialibro. Comunicavo che “qui c’è l’atmosfera da foglie e organi genitali cadenti. L’autunno dei corpi. Tutti piantati in piscina. Li vedo che tentano di prolungare le vacanze e l’abbronzatura con fissanti simili al calcestruzzo.” e subito si sono materializzate tante belle persone che hanno condiviso con me quel momento, quella sintesi, quel bisogno d’aria pura.

La discussione si è evoluta in altre direzioni perché alla fine si finisce per parlare di quello che ci preoccupa di più: lo studio, la precarietà, il futuro.

Qualcun@ parlava di studio e obiettivi e io rispondevo da persona che ha già in tasca quei titoli e che sa bene come sia avvilente e tremendo togliere speranze a chi ancora ne ha prospettandogli un futuro per niente roseo.

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Malafemmina

Bilancio di (quasi) fine stagione!

Domani la mia nuova amica riparte. Io continuo a contare i giorni che mi separano dalla fine di questo lavoro (il 20 settembre sarà il mio ultimo giorno).

Ho ricevuto ad ora solo una mensilità. Continuo a dormire in un alloggio/loculo. Continuo a soffrire di mal di testa per l’umidità del loculo. Mi devono anche i soldi che mi hanno promesso per i due extra da Pr con gli artisti esterni intervenuti nel villaggio.

Allo stato attuale c’è una collega che non ce l’ha fatta più e se ne è andata. Il suo lavoro è stato redistribuito. Io ne ho acquisito solo un piccola parte.

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Malafemmina

Culi delocalizzati

Pensavo ieri che le imprese si possono delocalizzare, il denaro si può delocalizzare (e nascondere nei paradisi fiscali), e l’unica cosa che non si può delocalizzare è il proprio culo.

Migrare è diventato un rischio per tutti, anche per me, per noi, per quelli che sono dentro o fuori la comunità europea, dentro o fuori l’impero d’occidente o quello d’oriente.

E’ quello che fa l’imprenditore, no? Guarda come va e come non va nel proprio paese e se non gli conviene restare allora delocalizza. La stessa cosa fa ogni singolo individuo ed è per questo che nei secoli dei secoli la gente migra da est a ovest, da sud a nord, in via definitiva, transitoria, occasionale.

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Malafemmina

Se sei precaria e ti propongono di fare l’imprenditrice: usa il dito medio!

Le mie giornate procedono più o meno allo stesso modo. Unica eccezione un cubo di donna con collo a scomparsa, telefonino con cuffie sempre attivo e tono da imprenditrice che mi ha ricordato il personaggio della “prosivendola”, uno dei libri del ciclo Malaussene (di mestiere: capro espiatorio) di Daniel Pennac.

La donna senza collo ha una parure di bijotteria ricavata da fondi di bottiglia e tutto l’abbigliamento in tinta. Ha le unghie lunghe dipinte con colori forti e una bocca larga che la fa apparire definitivamente sgraziata.

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Malafemmina

Le mie emozioni non sono in vendita

Io e la mia nuova amica stiamo facendo accordi a lunga scadenza. Così almeno lei propone. Le piaccio. Tenta di acchiapparmi, fagocitarmi. Data la mia condizione mi ha proposto di fare qualcosa con lei. Di lavorare dove lei può darmi una mano.

Sarò scema ma io non la voglio la sua mano, come non vorrei la mano di un uomo. Non voglio essere dipendente da qualcuno. Vorrei poter dire domani che non le devo niente e che se la frequento è perché mi piace.

Tanto penso di un uomo, tanto penso di una donna. Le dipendenze sono dipendenze e per quanto certe proposte vengano fatte in assoluta buona fede sono certa che in fondo ci sia l’intenzione di impigliarmi.

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Malafemmina

Quando la rivendicazione diventa una patologia

Una delle mie colleghe ha mollato. Oggi, così, senza preavviso. Ha preso e se ne è andata. Forse lo progettava da tempo, forse non ce l’ha fatta più, non saprei. Con me non ha mai parlato. So che oggi, dopo due mesi da che siamo qui, in questo villaggio vacanze, e ad appena un mese dalla fine dell’incarico, lei se ne è andata.

La capisco. So che mille volte ho pensato di mollare e andarmene. So che un mese qui è lungo da aspettare e questa fine che non finisce mai è qualcosa che ci fa stare dannatamente male. I giorni sempre uguali, a cercare motivazioni intime, differenze personali, invenzioni soggettive, per riuscire a non alienarsi completamente.

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