Comunicazione, L'Inchiostrato, Pensieri Liberi, R-Esistenze

Post-moderno: storia di problemi, sintassi e puntini di sospensione

di Inchiostro

Notizie dall’oltremondo [tip-tip tip tip-tip]:

  • Il fatto che la gente rompa i coglioni è, ahimè, un fatto endemico, un concetto aprioristico, che avviene sempre e comunque (fonte: Focus di giugno)
  • Il caps lock è una malattia sociale ampiamente diffusa, che in internet provoca solo un fastidio visivo, nella realtà aggiunge anche un disturbo uditivo, visto che rappresenta la malsana tendenza che la gente ha di urlare, come se urlare rafforzasse le tesi propugnate (Fonte: Don Mazzi)
  • E’ diffusa anche… soprattutto su facebook… questa cosa dei puntini… di sos… pen… sione………………………… che sembra quasi che le persone vogliano creare una continua suspense, come se stessero sceneggiando Profondo Rosso e non scrivendo dei pensieri. Alcuni scrivono, ad esempio, cose come “E’ molto vero… (puntini di sospensione)” e tu leggi, e leggi anche la sospensione – e, perdìo, anche la punteggiatura fa parte della lettura e viene interpretata, sissignore – e rimani lì e pensi “E poi?! Come continua?! Cosa volevi dire-cristo-illuminato-tradito-e-martoriato?!?!?!?!?” Ma niente, non lo saprai mai, perché non c’è una continuazione. Questa cosa, giuro, è ben fastidiosa (Fonte: Federico Moccia)

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Antisessismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, L'Inchiostrato, R-Esistenze

Un uomo coi collant non è un uomo – e uno con un boa rosa cos’è?

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di Inchiostro

Ok, ho infine deciso di sedermi qui – io pure – a scrivere – io pure – le mie quattro cazzate – io pure – sugli uomini con le calzedadonnamiodiosalvateci!1!!!1

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Autodeterminazione, L'Inchiostrato, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

Cazzomene dell’imene (cit.)

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di Inchiostro

Stavo parlando con Alice del come mai Clito ridesse – lei sosteneva che Clito ridesse perché soffre il solletico – e, al contempo, stavamo sviscerando un paio di questioni sulla consapevolezza dei corpi e del sentire questi nello spazio – sì, il white russian il giovedì sera fa quest’effetto, con buona pace di Jeffrey Lebowsky -.

Poi siamo arrivati ai luoghi comuni che stabiliscono cosa sia opportuno o meno che una donna faccia in determinate circostanze – presente quei metri di giudizio stantii che scindono le persone in due categorie, quella delle sante e quella delle puttane? -.
Lei ha due grandi occhi verdi – a me ogni tanto capita di perdermici – e non è una di molte parole, quello sono più io che, quando parto, potrei parlare per giorni interi senza fermarmi mai – incredibile come mi venga sempre qualcosa da aggiungere a quello che ho appena detto, quasi gli argomenti fossero delle matrioske che si autoalimentano -.

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Antiautoritarismo, Comunicazione, L'Inchiostrato, R-Esistenze, Violenza

La resistente Emel, gli insulti sessisti e la lotta

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di Inchiostro

Ho visto una foto, l’ho vista di sfuggita scorrendo la Home di questo posto schifoso conosciuto come Facebook.
La foto di Emel*.
Non so quanti anni abbia, che lavoro faccia, non so nulla – non è vero, due click e quattro scroll di siti e ho scoperto tutto -.
Lei è lì, col pugno chiuso e quegli occhi.
L’ho stampata, me la sono appesa di fronte. La fisso. La guardo. I brividi mi percorrono la pelle, mi scivolano sulla schiena.

Quell’elettricità pazzesca, forte, che ti fa pulsare le tempie, gonfiare gli occhi al limite delle lacrime – che poi non versi, perché da queste parti è un po’ che piangere è diventato inutile -.
Emel è lì,che fissa davanti a sé, le mascelle strette, il volto duro, severo, eppure al contempo rilassato, quasi pacifico.
Non ci sono smorfie di dolore sul suo volto, non ci sono lacrime, la bocca non è deformata in un urlo rabbioso.

No, Emel è lì, in piedi, fiera e indomita, forte.
Il suo pugno, a braccio teso, cerca il cielo, quei cancelli del paradiso che qualcuno, tanto tempo fa, aveva detto di voler assaltare e che, poi, nemmeno è riuscito a scardinare.
Emel è lì e noi siamo qui.
Noi siamo qui a scannarci sulle minchiate, quando è là fuori che dovremmo riversare la nostra rabbia, la nostra forza, risparmiando le parole rabbiose, le spiegazioni articolate, i confronti che alla fine diventano risse verbali – e le risse verbali sono noiose – per qualcosa di più concreto, di più costruttivo o, a seconda delle prospettive, distruttivo.

Che vengano a metterceli pure i dildi nel culo, che ci prendano pure a pisellate, quando hanno finito di controllare chi ce l’ha più lungo.
Parlo per me, e dico che degli insulti non mi importa nulla. Sono il primo a non essere una persona civile, a non volere i confronti civili, la civiltà come convenzione della comunicazione mi fa cagare, come mi fa cagare dover sempre essere polite o posato o chissàchecazzodaltro.
Non mi importa molto della sensibilità, perché la mia è costantemente colpita, ferita, devastata ogni cazzo di giorno.

Quando mi fermo a parlare coi senza tetto di Piazza Della Repubblica, quando vedo i controllori dell’ATM di Milano, forti della loro divisa da mezz’uomini, insultare deliberatamente le persone per il colore della loro pelle, o per la scarsa conoscenza dell’italiano.
Ogni volta che mi dicono che la bomba in piazza Fontana l’han messa quelli come me, con annesse grasse risate di quello scherzo della natura di Delfo Zorzi – morirai, prima o poi, coglione -.
Ogni volta che i giornali mi chiamano teppista, terrorista, ignorante, pazzo, pericolo pubblico.

Ogni volta che i moderati spengono i fuochi che si cerca di accendere, ogni volta che qualche buontempone sceglie la propria sicurezza, in favore di una disciplina che nega all’uomo il diritto d’essere uomo, di esistere, di vivere una vita degna di questo nome.
Che cazzo volete che me ne freghi di quattro insulti, nemmeno fantasiosi, scritti in una piattaforma informatica? Non si dovrebbe nemmeno rispondere, a certe cose, perché non sono degne di risposta.
Siamo più forti degli insulti, delle brutte parole.
E vi dico di più: gli insulti andrebbero rivendicati. E’ questa la cosa che fa incazzare chi insulta.

Come fa incazzare il potere una donna che, fiera e forte, rimane in piedi, immobile, con il suo pugno gigante alzato al cielo, le sue mascelle serrate, senza versare una lacrima. Come a dire che la devono spezzare, perché lei si pieghi. Come a dire che, per cento volte che verranno, per cento volte dovranno tornare indietro. Come a dire che non basta l’uccisione del marito per farle pensare che la lotta sia persa e, anzi, è proprio per il marito che adesso lei lotterà più forte di prima. Fino alla morte o alla vittoria, senza compromessi.
Perché i compromessi li fanno le persone inutili, quelle che potrebbero morire domani e nessuno ne sentirebbe la mancanza.

E io sto con Emel e non me ne fotte un cazzo degli insulti di quattro coglioni che non hanno altri argomenti se non i soliti stantii luoghi comuni che, più che fare incazzare, annoiano da morire.
E per le persone che annoiano le strade hanno da sempre una sola risposta, che qui non si può scrivere.
Ecco, questo è il mio pensiero.
Il pensiero di uno che butta tutto sul ridere, perché quando si è seri bisogna esserlo per bene, fino in fondo, per davvero.
E sicuramente non sono gli insulti su una bacheca di facebook a dover meritare la mia serietà, e nemmeno la vostra, spero e mi auguro.
Altrimenti non abbiamo capito niente e non stiamo andando da nessuna parte.

Emel lo sa. E il suo discorso al funerale ne è stato testimonianza.
Non rabbia, non indignazione, non urla.
Ma solo fiera, decisa, potente determinazione:
“Noi vogliamo la pace per questo paese, per i poveri di questo paese, per i lavoratori, i curdi, i turchi, i lazidi, i circassi, per le donne e gli uomini.

Noi abbiamo detto ‘pace’, lui ha detto ‘morte’. Noi sappiamo chi è l’assassino. Ma siamo in piedi. Con la nostra coscienza, con la nostra morale, la nostra lotta continuerà.
Ci uccidono una volta ma mille volte rinasciamo. La libertà arriverà.”

Io sto con Emel, e piango.
Piango una rabbia antica che, prima o poi, qualcuno pagherà.

Vostro,

Inchiostro.

*Emel è moglie del ferroviere anarchico ucciso in Turchia il 12 ottobre

  • Potete trovare i post di Inchiostro nella categoria L’InchiostratoQUI la sua biografia.
L'Inchiostrato, Pensieri Liberi, R-Esistenze, Sessualità

Perché Clito ride?

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di Inchiostro

[E, come dice il vecchio adagio, chi non muore si rivede, se la luce rimane accesa]

Buongiorno a tutti, tutte e tutt*,

oggi si prosegue un po’ a braccio – e se qualcuno di voi ha pensato al fisting, no, calma, andiamoci piano – e, per questo fatto che vado a braccio, la prima parola che mi viene in mente è clitoride.
Forse ho un problema, forse no, ma le cose stanno così.
Clitoride. Clito-ride.
Clito ride, ma perché ride? Ho pensato che lo si vede scritto un po’ ovunque, questo fatto che Mr. o Ms. – chi ne conosce l’identità sessuale precisa? – Clito se la rida, e mi sono chiesto come mai.

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Contributi Critici, L'Inchiostrato, Pensieri Liberi, R-Esistenze

Miss Italia e il tizio che guarda il dito e non la luna

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di Inchiostro

Ok.

E’ un pochino che non scrivo nulla e scommetto che non vi sono mancato.
Stavo giustappunto pensando di scrivere qualcosa riguardo la percezione dei corpi, solo che poi si è sollevato il gran macello riguardo le dichiarazioni di Miss Italia, e quindi.

Ragazzi, devo dirlo, certe cose mi fanno ammattire.
Ammattire nel senso che vengo colto da momenti di ilarità incontrollata, nel senso che sono proprio divertito.

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Autodeterminazione, L'Inchiostrato, Personale/Politico, Violenza

Il Giovane Holden in un consultorio

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di Inchiostro

La premessa è che ho riletto, credo per la centesima volta, quel bellissimo libro che narra le vicissitudini di un certo Holden Caulfield – e, nel caso non lo conosciate, vi consiglio di farlo, perché ne vale –.

Comunque.

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Comunicazione, L'Inchiostrato, Pensieri Liberi, Precarietà, R-Esistenze

Non ho che te – critica politica a un testo da radio

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Di Inchiostro

E’ un po’ che manco da questo posto, quindi buongiorno.

Lavorando capita di ascoltare la radio, e capita di ascoltare, volenti o nolenti, i nuovi singoli che vengono spinti dalle case discografiche.
A me della musica – insomma, io ascolto punk, in una canzone non cerco gli arzigogolii di Joe Satriani – importa relativamente, mi piace invece ascoltare il testo.
E’ un paio di giorni che mi soffermo, ogni volta quando la passano, sul testo dell’ultima canzone di Ligabue.
E, devo confessarvelo, mi fa incazzare.
E’ una canzone che parla di un uomo che perde il posto di lavoro.
E ne parla in un modo che a me non piace.

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Antiautoritarismo, L'Inchiostrato, R-Esistenze

Racconto del primo Maggio. Omaggio ad Andrea Pazienza

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di Inchiostro

Vuoi mettere risorgere?!

Il momento più bello è stato un bacio sulla guancia.
Ok, lo ammetto, io sono un Penthotal. Sono quello sfigatissimo personaggio disegnato dalle mani attente e sensibili del Paz!, al secolo Andrea Pazienza.
Ogni tanto, quando penso a lui, penso al suo nome. E, ogni volta, ne concludo che sia una bella sfiga chiamarsi Andrea, che in greco significa uomo virile: un nome con un significato così del cazzo, così maschile, fallocentrico, non può far altro che portarti ad essere l’esatto opposto.
A un’amplificazione della sensibilità che, magari, ti porta a morire d’overdose a Montepulciano, in una squallida estate di fine anni ottanta, quando avevi ancora tanto da dare, da dire, da disegnare.
Quanto ci manca il Paz!, in questi giorni.
Quanto ci sarebbe servita, oggi, una sua vignetta veloce, schizzata, realizzata nella notte, a caldo.
Quanto ci sarebbe servita, oggi, la sua ironia.

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Autodeterminazione, L'Inchiostrato, Personale/Politico

Del mio naso storto

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di Inchiostro

Avete mai pensato al fatto che i sogni sono fuori, e voi nel cassetto?

Mi è sempre piaciuta questa frase. In realtà mi sono sempre piaciute tutte le affermazioni che, in qualche modo, riuscissero a ribaltare un qualche punto di vista.

Comunque.

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Autodeterminazione, L'Inchiostrato, Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze

Appunti per il Body Liberation Front

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di Inchiostro

Io ho il petto carenato, il che vuol dire che, per metà, sono storto male.
Non è una roba brutta: in sostanza, a sinistra, ho il torace schiacciato verso l’interno e lo sterno che protende in fuori.
Non è mai stato un grosso problema, devo dire, finché qualcuno non se ne accorse. Io sapevo d’essere storto e mi andava benissimo.
Sono un ex nuotatore, ho nuotato fino ai diciannove anni, più o meno.
Quando ne avevo undici, un mio compagno di squadra mi fece notare che ero storto. Non so come successe, perché successe, o perché, fino a quel momento, nessuno se ne fosse accorto.
Fatto sta che andò così.
“Hai il petto storto?” chiese.
Niente di grave, però tutti, da quel momento, quando parlavano con me, almeno una volta, buttavano un occhio al mio petto. E alla lunga, devo dirvelo, diventa fastidioso.
Soprattutto quando passi almeno tre ore al giorno a petto nudo, e, in quelle tre ore, almeno quindici volte ti senti osservare il petto – certi sguardi te li senti addosso, non c’è una sega da fare – la tua stortezza inizia a darti fastidio.
Il mio allenatore, che non era per niente uno stupido, un giorno mi diede un soprannome. Si era accorto che la cosa mi disturbava, che iniziavo a mal sopportare gli sguardi di tutti.
Non so se sia una cosa opportuna da fare, se sia giusta o sbagliata, ma so che funzionò.
Davanti a tutti, mi chiamò freak. Disse che era il mio soprannome, il mio nome di battaglia. Gli altri divennero invidiosi perché io avevo un nome di battaglia e loro no, e io ero contento d’avere un nome di battaglia.
Poi gli chiesi “Sì, ma Luca, cosa vuol dire freak?” e lui rispose “Strano” e io “Ed è bello?” e lui “Dibbrutto!”.
Disse così, esclamò proprio dibbrutto!

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, L'Inchiostrato, Pensieri Liberi, R-Esistenze

Non ne avete il diritto

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di Inchiostro

Ho sempre avuto un problema, un problema serio, con chi vuole prevaricare sugli altri.
Per questo motivo, a domanda precisa perché odi il fascismo?, la mia risposta è, e sarà sempre, perché vuole imporre un’idea e delle regole assolute a tutti.
Non me ne fotte una sega di nulla di perder fiato, tempo e parole a descrivere quanto sia aberrante o schifoso come concetto. Perché non mi fa schifo.
Semplicemente non sono d’accordo.
Mi stanno sul cazzo le imposizioni.
Più che il fascismo, mi sta sul cazzo l’autorità, l’autoritarismo. Mi sta sul cazzo chi crede d’aver sempre ragione.
Mi sta sul cazzo chi dice di battersi per un’ideale, chi in nome di questo ideale prevarica gli altri, chi fa di un ideale un assoluto che tutti devono incontestabilmente rispettare.
Mi sta sul cazzo chi, se tu non sei d’accordo, ti dice che non hai capito ‘na sega, che devi studiare.

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Affetti Liberi, L'Inchiostrato, Pensieri Liberi, Personale/Politico

Di quella ragazza indipendente

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di Inchiostro

Ho deciso di dar seguito alla narrazione esposta in “La mia prima volta”, un po’ per gioco, un po’ perché secondo me potreste divertirvi.
Quindi.

 

Stavo con questa ragazza, e lei era veramente tutta particolare.
Ho appurato – ed è un appurare per niente oggettivo, ma del tutto soggettivo – nel corso del tempo che esistono varie categorie di persone. Tra tutte queste categorie, ce ne sono due che mi hanno sempre affascinato: quella delle persone autodeterminate e indipendenti e quella di chi si ostina a mostrarsi indipendente, ma in realtà non sa quello che vuole.
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Antiautoritarismo, L'Inchiostrato, R-Esistenze

Estinguere le carceri con canzoni di merda

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di Inchiostro

Metto musica di merda a tutto volume.
Accendo una sigaretta.
Ho un mal di testa lancinante, ma mi rifiuto di prendere degli analgesici.
Mi dico, piuttosto, che dovrei seriamente considerare il fatto di bere meno.

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Autodeterminazione, L'Inchiostrato, R-Esistenze

Percezione d’una puttana

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di Inchiostro

Oh, regaz, io non voglio farvi arrabbiare, però, insomma, voi siete contraddittori.
Anzi, non voglio farvi arrabbiare ‘na sega di nulla, siete voi ad indispormi.

Un breve riassunto: la questione è la prostituzione, la prostituzione praticata da donne che liberamente scelgono di farlo. La questione è questa, ovviamente se ne dibatte, e riguardo a questo argomento si sente dire che non è un lavoro nobile, o che non è – diòs mio – intellettualmente appagante.
Ma noi non eravamo quelli che volevano cambiare il giudizio moralista borghese?
Eravamo noi, vero, non mi sto sbagliando, non sono diventato all’improvviso schizofrenico, non ho vissuto per anni insieme ad amici immaginari che dichiaravano guerra alla struttura, vero?
Per favore, qualcuno mi tranquillizzi, perché non so più cosa credere.

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