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Dici Terf (femministe radicali trans escludenti) e trovi le femministe della differenza

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La cosa che mi colpisce di più del post di Terragni è il vittimismo. Riporta pari pari cose spacciate per verità e recitate da Terf e Swerf note nel mondo anglosassone e le fa proprie immaginando un mondo al contrario in cui l’oppresso diventa oppressore, un po’ lo stesso gioco che fanno i maschilisti quando dicono che le donne opprimono i maschi o il gioco che fanno gli omofobi quando dicono che la lobby gay mette in pericolo il futuro delle persone etero e della famiglia tradizionale.

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Femministe e lesbiche contro la Gpa? Non in mio nome. Voi non rappresentate tutte!

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Avrete letto delle 50 firme contro la Gpa con documento pubblicizzato su Repubblica e vari ed eventuali – giacchè loro si che hanno i media a disposizione e possono dire alle donne quello che devono o non devono fare – a cui risponde la petizione di 50 bionde a favore della Gpa rivolta direttamente a Dio. Scherzi a parte, la cosa più grave di questa iniziativa è il fatto che ci siano 50 donne, femministe e lesbiche, che pensano di poter rappresentare tutte le femministe, tutte le lesbiche, tutte le donne. A dimostrare che così non è c’è intanto il durissimo pezzo di Milena Cannavacciuolo che su Lezpop parla di iniziativa della vecchia guardia lesbo-femminista.

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Crociata di #Iacona contro il #sexwork (e contro il #sessoanale?)

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Ieri sera, su Rai Tre, Riccardo Iacona, con i soldi Rai, ha prodotto un sermone abolizionista e paternalista che ormai non dovrebbe neppure più sorprendermi. Da quando si dedica a temi pseudo/femministi di Iacona, il vecchio Iacona, s’è persa traccia. Oggi quel che resta è un giornalista che cerca dettagli per confermare una propria tesi, senza alcun contraddittorio, e poi la spaccia per “inchiesta”.

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Una Zanardo al giorno leva il femminismo di torno?

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Può pensarla come vuole, sia ben chiaro. Può argomentare e sfruttare l’eco mediatica che le viene dedicata per dire quel che vuole, e figuriamoci. Quello che non può fare, e glielo dico con affetto, è parlare a nome delle altre donne, tutte le donne, e raccontare che a fare femminismo sarebbe lei che si dice a favore di divieti e censure pur di “liberare” le donne.

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Vietare il burkini? #Zanardo concorda con le neocolonialiste francesi!

leggo l’ultima intervista alla zanardo, nella quale lei sostanzialmente dice che ha tanti amici musulmani ma è d’accordo con chi vuole vietare il burkini . praticamente è come dire che non sono omofoba però le coppie gay non possono avere un figlio con la gpa. un po’ come un certo discorso della lega la quale non fa altro che dire che non si può essere “buonisti” e politicamente corretti e che la paura di apparire islmofobi, razzisti o omofobi, non deve frenarli dal dire la “verità”.

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#seseiunuomofirma: quella orribile petizione contro il #femminicidio

IomisalvodasolaSulla petizione rivolta “agli uomini” – che sa tanto di “se sei un vero uomo firma qui” – contro il “femminicidio”. E’ orribile. E se non firmi cosa sei? Vieni meno al sacro dovere del maschio/tutore? Ed è così che pretendete di cambiare la cultura sessista? Con un sottinteso “comportati da uomo” che riafferma lo stereotipo del patriarca a tutela della fragile fanciulla indifesa?

Non è bastata l’infelice uscita della Ministra Boschi. Nella petizione c’è l’immagine con un volto con gli occhi pesti che rappresenta in senso vittimistico la donna, invece che mostrarne la forza. Chiunque si occupi di comunicazione antiviolenza sa che quella immagine è fatta per richiamare la tutela di paternalisti – che poi sarebbero quelli che certe chiamano “veri uomini” – con controllo e sorveglianza sui corpi delle donne. E’ patetica perché chiede agli uomini di firmare una cosa contro la violenza che ragiona solo sulle “femmine”, strette nei loro ruoli, senza parlare di generi offesi, tutti, donne, uomini, gay, lesbiche, trans, persone. Lo chiede a partire da una proposta che ti dice di firmare una roba del Pd. Firma contro il femminicidio, dunque. Firma per il Pd.

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#Femminicidio #Brand: no all’antiviolenza forcaiola, viscerale, emergenziale

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In giro per l’Italia avviene l’ennesima catena di delitti imputabili alla violenza di genere. Lei lo lascia e lui la uccide. Lei vuole separarsi e lui la uccide e si suicida. I titoli dei quotidiani sono significativi. Qualcuno scrive che lui non ha saputo resistere, altri scrivono che si tratta della solita follia che arriva con la prima ondata di caldo. Le uccisioni sono imputate a qualunque cosa meno che alla cultura che li genera. Questo è fastidioso, per usare un eufemismo, quanto fastidioso è vedere la congregazione delle sorveglianti del sacro fuoco, la passione perenne che infiamma gli animi delle donne borghesi che attendono la conta dei cadaveri per dare fiato alla sete di linciaggio.

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Il Patriarcato è morto. Viva il Patriarcato! Ovvero Muraro e un tè con Freud

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Voglio una donna, mi basta che non legga Freud,
dammi una donna così
che l’assicuro ai Lloyds

Nel 1932 Anais Nin entra in analisi dal Dottor Allendy. Era in uno stato di terribile prostrazione e di sterilità creativa. Per un anno circa il rapporto analista/paziente sembrò dare frutti ma ben presto la Nin captò ciò che era essenziale. Allendy cercava di sintonizzarla sulla frequenza della normalità. La scrittrice comincia a ritirarsi e a provare compassione per il suo analista.

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Ti piace il sesso? Lo fai per lasciarti inumidire dal (neutro) maschile

Continuo a raccontarvi il femminismo della differenza (sessuale) a partire da un presupposto essenziale. Tutto quello che piace all’uomo implica una negazione dei bisogni femminili. Se piace a lui non può piacere a te. Pena, la scomparsa della soggettività femminile. Dico sul serio. La differenza sessuale va intesa proprio a partire dai differenti bisogni. Per esempio:

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Anche gli uomini possono usare la scopa (volendo)

C’è una categoria di femministe chiamate “della differenza” (sessuale) che in questi tempi bui ci insegnano quello che il femminismo dovrebbe essere. Secondo loro sesso/genere sono una cosa sola. La dicotomia entro la quale devi muoverti è quella maschio/femmina. Il tuo genere è dato per la biologia che ti caratterizza. Hai il pisellino, sei omo, hai la passerina, sei femmina. La differenza tra uomini e donne va rivendicata, perciò cominciamo con una serie di parentesi necessarie per spiegare in cosa dovrebbe consistere l’emancipazione femminile. Innanzitutto bisogna finalmente ottenere il riconoscimento tanto a lungo negato. A chi pensava che uomini e donne fossero uguali va detto che invece no. Siamo diversi. Però, volendo, le donne possono fare delle concessioni agli uomini che si mostreranno meritevoli.

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La Papessa – l’indulgenza della femminista

19470di Ethan Libano

L’inconscio è una brutta bestia. Per scrivere questo articolo ho portato una bottiglia di rum in camera e messo su Patty Smith. Gloria.

Jesus died for somebody’s sins but not mine meltin’ in a pot of thieves wild card up my sleeve thick heart of stone my sins my own they belong to me, me people say “beware!” but I don’t care the words are just rules and regulations to me.

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Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze, Recensioni

Nel Nome della Madre – commentando un’intervista a Luisa Muraro

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L’ennesimo articolo/intervista che parla del libro di Luisa Muraro [che ho recensito QUI, con successive analisi qui] raccoglie la paziente attenzione di chi deve soffrire fisicamente per arrivare alla fine. Ho raccolto un po’ di opinioni, nel senso che ne abbiamo discusso, ed è così che vorrei raccontare come abbiamo vissuto questo articolo. Valutate i commenti dal punto di vista umano, per prima cosa, e ovviamente anche politico, perché Muraro parla di persone in carne e ossa e non di “cose”. Quando impone ruoli alle donne e pone limiti ai generi e decide che quel che in natura non esiste non si sa cosa sia, cancella dalla faccia della terra persone, esseri umani, volti, voci, corpi. Da questi corpi – senza alcun intento offensivo per la Muraro/persona, ragionando delle sue opinioni politiche/filosofiche/femministe – arriva questa voce che spero riceverete chiara e forte.

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La transfobia e la puttanofobia delle femministe abolizioniste

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Mi sono sempre detta che avrei fatto un mestiere di cui mio padre sarebbe andato fiero, ma poi ho cambiato idea. Mio padre era un gran classista. Odiava l’idea che io mi guadagnassi da vivere facendo la cameriera per mantenermi agli studi. Odiava che io tornassi tardi la notte, con le vesciche ai piedi e i calli nelle mani. Odiava le mie bruciature, per quei piatti troppo caldi, e anche i miei racconti tratti da un improvvisato e orale diario di una cameriera qualunque. Mi chiamava sguattera e diceva che sarei finita a fare la puttana, ovvero tutto ciò che disprezzava al mondo. Diceva che la mia bocca, il mio corpo, la mia fica, sarebbero stati infettati dal malaffare, dal vizio, e ne parlava come fosse un inquisitore di almeno cinque o sei secoli fa.

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#Francia #sexworking: sanzionare i clienti perseguitando le prostitute

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Una aberrazione giuridica. Una legge incostituzionale. Un ritorno al passato, allo Stato Etico, con il controllo della moralità del sesso a pagamento tra uomini e donne. Protestano i/le sex workers in Francia e ovunque nel mondo si parla della forzatura operata con l’introduzione del fallimentare modello svedese con la penalizzazione dei clienti e, di fatto, il boicottaggio, l’ostracismo e la persecuzione dei/delle sex workers. Festeggiano le/gli abolizionist*, unici a pressare per ottenere l’imposizione di un modello morale che riduce tutte le prostitute in vittime di sfruttamento e tutti i clienti in criminali. Invece in Svezia le conclusioni rivelano quel che viene censurato dalla propaganda abolizionista. Penalizzare il cliente mette a rischio la prostituta che è costretta a lavorare in clandestinità, consegnandosi in mano a sfruttatori e avendo più probabilità di subire violenza o di essere contagiata da malattie sessualmente trasmissibili. Meno clienti e meno soldi e senza lavoro accetteranno anche clienti che lo fanno senza il preservativo, ed è questo che svelano i ricercatori quando si parla di modelli in cui si criminalizza il commercio di servizi sessuali.

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Quelle che giudicano Butler e l’intersezionalità come nemiche delle donne

Car*, dopo aver scritto il post “La donna privilegiata e il femminismo intersezionale” ho letto, su un gruppo facebook che fa riferimento al “pensiero della differenza”, alcuni commenti ai quali avrei voluto rispondere in quella stessa pagina ma, per un motivo o per un altro (soprattutto per problemi di salute), non ne ho avuto il tempo. Poi leggendo e rileggendo mi sono anche resa conto che quelle risposte, in realtà, costituiscono un repertorio tipico di un certo femminismo che liquida alcune critiche o altri femminismi banalizzando, delegittimando con attacchi velatamente personali, teorizzando complotti. Quel repertorio rende, a mio avviso, impossibile la dialettica tra femminismi perché se non la pensi come loro allora ti considerano una nemica delle donne. Lo stesso capita per chi commenta il post “Sul dis-ordine simbolico della beddamatresantissima“, ancora sulla stessa pagina, e qui mi consegnano perfino strane teorie su quel che avrei mangiato a pasqua (nessun agnello, di sicuro).

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