#Evinrude – non puoi fermare il tempo!

5.

Non pensavo di piangere davanti al tuo primo dentino. Non pensavo nemmeno di vivere una giornata senza ansia, godendomi i tuoi timidi sorrisi. Non pensavo che provassi a baciarmi, a soli nove mesi. Sopra la scrivania ho il foglio con le crocette che disegno, ogni 24 ore, da gennaio. Arriva sera: una X. Passa un altro giorno: un’altra X. Un giochino che certe volte mi è parso emolliente, altre al massacro. Lo guardo, quel foglio, e mi dico che lo conserverò come un cimelio, lo darò in pasto alle mamme che passeranno dopo di me da questi carboni ardenti che sto attraversando. Per convincerle che, gira e rivolta, il tempo passa. Ed è l’unica cosa che non possiamo fermare.

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#Evinrude: la seconda maternità, con l’amore che si inceppa!

5.

“Lei non gli vuole bene”.

Scherza pure, metti in discussione l’amore di una mamma per il proprio figlio. L’amore, per definizione, è un quadro in chiaroscuro. L’amore ha luci, l’amore ha ombre. Talvolta così nere che il sole, no, non lo intravedi più. Come in una eclissi perenne.

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#Evinrude: detesto le mamme felici

4.

“Sei uno schifo di mamma”. “Sei una merda”. “Io ti odio”.

No, non passa. Non passa se il giorno in cui ti sembra di vedere un alone di luce – benché minimo esso sia – ti si ritorce contro la bambina grande. Che non capisce più chi sei: quella di prima? Quella di adesso? Quella ante-fratello? O post-fratello? Quella che strilla? O quella che inghiotte il dolore e fa finta di niente?

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#Evinrude: mio figlio è un peso e mia madre non capisce

3.

“Io, quando sei nata, non ho messo il naso fuori di casa per i primi tre mesi”. Mia madre adora i confronti con la sua epoca, nemmeno così medievale a dire il vero. Mi ha avuta a vent’anni, non è passato un secolo. Mia madre è bella, sprint, in forma. Mia madre si prende anche due giorni di ferie se il nanetto malefico si ammala e mi intralcia la vita. Me lo tiene anche a dormire il sabato, a volte, per farmi respirare. Sa quanto sia difficile da gestire. Sa che soffre di reflusso e che è irritato da mattina a sera. Sa che piange molto. Sa che io considero la mia vita una merda da quando c’è lui. Sa che ho perso il controllo, che non ho più una direzione. Che non sorrido mai.

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#Evinrude: io, madre sola, e lui tutto il giorno fuori

2.

Così è facile. Stanotte si è svegliato una ventina di volte. A un certo punto ho perso il conto. Tu eri di là, ignaro di tutto, sul divano. Stamattina ti sei presentato in camera in cravatta, pronto per il lavoro. Io vado, ciao ciao. Sei tornato alle sette di sera, ciao ciao. Dopo due ore eri di nuovo fuori, stavolta per il calcetto, ciao ciao.

Non ti amo più, ti ho urlato dietro. Ti ho mollato anche uno schiaffo. Mi hai guardata stranita, della serie questa è pazza. Non amo più nulla. Le mie giornate, il mio corpo, il mio futuro. A volte penso di non amare nemmeno mio figlio. Mi rivedo che lo scuoto senza sosta per addormentarlo, che gli urlo di smettere di piangere nel passeggino, nel seggiolone, in macchina. Che lo imbocco a forza quando schifa il pranzo.

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#Evinrude: il disagio e la solitudine della maternità

Una delle madri che ha qui raccontato la sua storia da questo momento in poi ci regalerà un diario, riflessioni ad alta voce, che parlano del suo disagio. E’ il suo momento buio, di grande solitudine. Questo blog, per quel che può valere, le dà uno spazio che per lei possa rappresentare una finestra con il mondo esterno. Seguitela, a partire dalla categoria a lei dedicata, dialogate con lei e continuate a raccontare voi stesse. In basso la presentazione del’icona/personaggio che lei ha deciso di rappresentare per raccontarsi meglio. Evinrude non è un personaggio di pura fantasia. Così scrive:

“Mi chiamo Evinrude, come la libellula di Bianca&Bernie. Fragile, sempre in trappola, incagliata, incastrata. Ma con quelle ali lì, tra il trasparente e l’azzurrino, che un giorno mi consentiranno di riprendere quota, pur continuando a volare basso. O forse no, forse alto. Evinrude scrive: per lavoro e per diletto. Senza le parole non vive, anche se adesso non le bastano. Il secondo figlio di pochi mesi l’ha atterrita, devastata, annullata. Certe mattine non si alzerebbe affatto, darebbe non sa cosa pur di non affrontare un’altra giornata uguale a ieri: il pianto continuo, il tempo fagocitato, lo spazio mancante. A Evinrude mancano i libri, i viaggi, la cucina, il sesso. E le manca, soprattutto, la sua bambina più grande, sparita dal suo raggio visivo per colpa del neonato assorbente. Depressa? A Evinrude le categorie non piacciono. Sa solo che sta male, molto male. E che si sente sola, molto sola.”

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