Pistorius ha ucciso la sua fidanzata, Reeva Steenkamp. Inizialmente condannato per omicidio colposo a cinque anni (da scontarsi in casa dello zio con braccialetto elettronico), confermati in secondo appello, al terzo si è beccato 15 anni (in carcere), un minimo di 13, poi avrebbe potuto chiedere la libertà sulla parola. Ci ha provato a marzo di quest’anno e già circolavano voci secondo cui avrebbe desiderato venire in Italia (no grazie!). Non gliel’hanno concessa e dovrà riprovare in agosto del 2024.
Continua a leggere “Pistorius: sentenza degna dell’apartheid”Categoria: Critica femminista
La vendetta è solo per il maschio alpha

Avrete visto… quanti? Mille film in cui il ragazzo assiste alla morte del padre e della madre e quando cresce corre tra radure semideserte e paesaggi mistici per trovare l’assassino e attuare il suo piano di vendetta. Altrettanti sono i film, ma anche e soprattutto le trame dei libri, in cui il personaggio principale è affranto dalla perdita di moglie e figli, o moglie incinta, figlia, tutte vittime di piani di sterminio lievemente mafiosi: per colpire lui massacragli la famiglia. Il personaggio può essere un uomo comune, uno sbirro, un agente segreto, sempre con quell’aura da seducente depresso pronto a imbracciare le armi e trasformarsi in Rambo per sterminare chiunque abbia attentato alla sua proprietà. Soprattutto negli Stati Uniti questi film sono variamente proposti, per via del diritto a possedere un’arma e poter sparare a chi entra in casa tua, anche solo per toglierti un prezioso da rivendere per sfamarsi. La legittimazione dell’uomo vendicativo è pari a quella esistente in Italia e per legge accettata al tempo del delitto d’onore (non più in vigore dal 1981 – culturalmente in vigore anche oggi). Se la donna è una proprietà dell’uomo dunque eventualmente, nel puro caso lei resti viva, non può essere che si vendichi da sola ma si affiderà all’uomo che la tutela, la possiede.
Continua a leggere “La vendetta è solo per il maschio alpha”La resistenza delle donne vittime di violenza di genere
Se vi capita di vedere un qualunque thriller è ovvio aspettarsi che la vittima sia una donna o ci siano molte vittime donne. Femminicidi, stupri di gruppo, maltrattamenti, violenza domestica, stalking. Negli anni abbiamo assistito alla costruzione di trame in cui l’ottimo commissario, uomo, fungeva da mediatore paternalista tra le vittime e i carnefici. C’era un uomo buono, cui le donne potevano affidarsi, portava la divisa, rappresentava lo Stato patriarcale, rimetteva le cose al proprio posto, lasciava pensare che vi fosse una tutela disinteressata destinata alle donne. Le trame non sono cambiate moltissimo ma abbiamo visto avvicendarsi commissarie donne che affiancano uomini valorosi, ed ecco che già si parla di rispetto per le questioni di genere, non di rivittimizzazione, né di trascuratezza per le denunce di stupro e violenza domestica. Donne con un piglio poderoso smascherano serial killer senza scrupoli e così si rinvigorisce il marketing istituzionale che non si rinnova ma cambia solo il volto di chi lo rappresenta. La donna commissario come nuovo brand per il medesimo copione.
Continua a leggere “La resistenza delle donne vittime di violenza di genere”Fantascienza che smaschera brame di potere maschile
A proposito di film in cui la donna reagisce all’uomo violento, classificati da una commissione moralista italiana come horror, eccone un paio, in realtà trame di fantascienza, entrambe interpretate egregiamente da Elisabeth Moss. Il primo non è un remake dell’uomo invisibile tratto dall’opera di H.G.Wells, ma semmai si ispira a quello per realizzare un film in cui un narcisista patologico, stalker e violento, perseguita la donna che vuole lasciarlo fingendosi morto, poi indossando la speciale tuta che lo rende invisibile e continuando a stalkerarla facendo del male a chi lei ama, mettendola incinta senza il suo consenso, facendola passare per matta e assassina, fintanto che lei non lo ripaga con la stessa moneta. Ed ecco che il film di fantascienza diventa horror, perché una donna si difende e infine sconfigge il suo persecutore.
Continua a leggere “Fantascienza che smaschera brame di potere maschile”Horror? Assassini di donne e fanciulle indifese.
Scorrere decine di titoli di film horror dagli anni settanta in poi è illuminante per capire come innanzitutto l’oggetto principale del massacratore di turno è la donna. Squartata, fatta a pezzi, massacrata, sepolta viva, bruciata, e chi più ne ha più ne metta. Togli i film a sfondo sociale con gli zombie di Romero e troviamo la misogina risposta ad Alien con Species, in cui l’aliena non è più contenitore per generare prole mostruosa ma alla ricerca di uomini di cui nutrirsi per rigenerarsi. Molti degli horror sono ispirati alla cultura Usa di Halloween, non c’è scampo. Studentesse senza meta che incontrano uomini folli muniti di asce o machete. In Italia la categorizzazione horror è raffinata quanto misogina. Lasciate stare i tempi di Argento. Viene classificato horror tutto ciò in cui una donna reagisce a violenze e si difende. Così per Antebellum o per Reckoning. Il primo parla di una donna afroamericana che sfugge ad una riedizione del tempo della schiavitù. Non senza aver agito per legittima difesa alla cattiveria razzista di gente del cavolo. Il secondo parla di una donna che non confessa di essere una strega e si difende da inquisitore, denunciante, gente piena di pregiudizi e scappa sottraendosi alla morte.
Continua a leggere “Horror? Assassini di donne e fanciulle indifese.”Uteri di donna che generano mostri: da Alien a Prometheus
Da Alien ad altri film di fantascienza si apprende quanto le femministe dicono da sempre: l’uomo ha il vezzo di fingersi creatore e non avendo strumenti per creare abusa dell’utero delle donne. Non è bastato inventare religioni che rafforzano il patriarcato estendendo il potere agli uomini sulle diaboliche femmine, responsabili della cacciata del paradiso e di mille altre stregonerie. Tutto pur di cacciarle in casa, sotto il potere di un uomo che abusa dell’utero femminile per creare la propria stirpe.
Continua a leggere “Uteri di donna che generano mostri: da Alien a Prometheus”Film e storie di Azione: una noia da maschio alpha
Il mio studio sulle trame che costituiscono i maggiori filoni di intrattenimento si è arenato mentre leggevo o guardavo storie che sono la replica delle repliche, remake su remake, plot che negli anni della guerra fredda raccontavano con vigore patriottico le gesta di spie in contrasto con gli intenti di altre nazioni, racconti di ex spie (dato che la guerra fredda è finita) che si sono dati ad attività boscaiole di colpo coinvolti nel salvataggio di tenere fanciulle o donne in pericolo. Storie di uomini abbruttiti in una cella, per chissà quali reati, cui viene offerto il perdono in cambio di una partecipazione poco salutare a missioni sui.ci.de.
Continua a leggere “Film e storie di Azione: una noia da maschio alpha”La grassofobia è sistemica

Lei scrive:
Ciao Eretica.
Ritorno dopo aver pensato a lungo sulla campagna che stai/state portando avanti in pagina. Su quale elemento è stato fonte di disagio e, ammetto, di irritazione per me. Ho visto il tuo ultimo post sul maternage, su quelle parole di condiscendente e benevolo consiglio elargite da chi, un corpo anomalo, magari non ce l’ha. Non ci convive, semmai l’abbia avuto. Non deve fare i conti ogni giorno con un’immagine di sé riflessa allo specchio che le ricorda quanto, nel caso specifico di una persona grassa, quel grasso che straripa dai tessuti, che riempie la pelle fino al trabocco, costituisca un’anormalità rispetto al corpo normato che genera l’altrui ribrezzo, schifo, ripudio, e l’oppressione che ne consegue è al tempo stesso causa di quegli stessi sentimenti. Un circolo senza fine.
Continua a leggere “La grassofobia è sistemica”Donna: se non sei vittima diventi la “strega”
La storia del mostro delle Ardenne, documentata su Netflix, appare in realtà come l’esposizione di stereotipi sessisti e pregiudizi di genere che dimostrano quanto poco si comprendano certe dinamiche relazionali tradotte in dimensioni criminali e di come si è pronti a bruciare la “strega” se nel crimine è coinvolta una donna.
Continua a leggere “Donna: se non sei vittima diventi la “strega””La transfobia esiste: oh femministe radicali, qualcosa da dire in proposito?
Una donna trans picchiata a Milano, manganellata per pregiudizio transofobo. Si sono inventate calunnie per parare il culo di chi ha usato il manganello ma più che dalle fonti dalle quali non mi aspetto altro che omertà vorrei sapere dalle donne che giudicano le donne trans “non donne per nascita” (vedi lesbiche conservatrici e femministe radicali terf) cosa ne pensano in proposito. Se hanno qualcosa da dire mentre alimentano transfobia escludendo le donne trans dalle assemblee femministe e veicolando contenuti di colleghe d’oltreoceano che raccontano favole come quella sulle trans che alle assemblee femministe si infiltrerebbero per legittimare maschilismo o per stuprare addirittura le donne nei bagni.
Continua a leggere “La transfobia esiste: oh femministe radicali, qualcosa da dire in proposito?”Documentari true crime: sulla pelle delle vittime!
Seguirli è appassionante, le ricostruzioni appaiono convincenti, mentre li guardo però sento che qualcosa mi procura disagio e dapprincipio non capisco cosa, a parte il fatto che pare siano seguitissimi da donne, poi mi concentro e riesco a focalizzare un punto: i più appassionanti sviscerano i crimini che coinvolgono donne, stuprate, uccise, accusate ingiustamente o condannate per ossessioni maniacali, aver ucciso figli da sacrificare in nome di un credo da setta, aver ucciso un uomo che le brutalizzava, aver ucciso qualcuno chiedendo perdono alla famiglia delle vittime.
Continua a leggere “Documentari true crime: sulla pelle delle vittime!”Gli uomini uccidono. Gli uomini indagano. Un mondo di uomini
Il titolo è una citazione, nel bel mezzo di un dibattito tra due colleghi poliziotti, un uomo e una donna, lei pronuncia queste parole. Si dice anche a disagio nell’indossare una divisa da poliziotta, perciò preferisce stare tra chi indaga. La divisa non rappresenta un mezzo di salvezza per le donne uccise ma un ulteriore strumento di controllo e di paternalistica censura.
Il noir francese non è un film d’azione, ma inizia con un femminicidio, una donna viene bruciata viva. Da lì le indagini, la colpevolizzazione della vittima, con quanti uomini scopava, a quanti aveva dato il pretesto di agire per gelosia, con quanti aveva flirtato senza dargliela. L’amica della ragazza ricorda che lei era una donna, uccisa per questa ragione, non perché faceva sesso, ma perché donna. Se fosse stato ucciso un uomo nessuno avrebbe chiesto con quante donne scopava.
Continua a leggere “Gli uomini uccidono. Gli uomini indagano. Un mondo di uomini”La ragazza di neve: perché il libro è meglio della serie tv

Javier Castillo ha scritto un gran libro, che ho letto tempo fa e tutto d’un fiato. Non solo abbatte alcuni stereotipi sul genere ma costruisce con perizia personaggi e critiche sociali sulle leggi che dominano gli Stati Uniti, luogo in cui la sua storia è ambientata. C’è una giornalista che supera uno stupro di gruppo e diventa una combattente al punto da beccare criminali e denunciarne l’esistenza attraverso i suoi articoli e poi c’è il rapimento di una bambina in un contesto in cui c’è un uomo cui viene rifiutata l’assicurazione per ulteriori tentativi di procreazione medicalmente assistita, c’è il padre della bambina, l’assicuratore che nega l’istanza, e solo dopo c’è la donna, la finta madre, che per tutto il tempo immagina di aver fatto un grande errore e capisce solo alla fine che è stata dominata da un folle che spara al vicino perché non scopra nulla.
Continua a leggere “La ragazza di neve: perché il libro è meglio della serie tv”Il lamento del maschilista e le donne screditate e colpevolizzate
Dopo il mio post di recensione sul libro X di Valentina Mira mi ha scritto un tale. La faccio breve: le vere vittime sarebbero gli uomini che non possono più fare un complimento ad una ragazza senza ricevere una denuncia per molestie. Vere vittime maschi che non possono restare da soli con una donna perché ella li denuncerà per stupro. Vere vittime sempre e solo gli uomini che temono le reazioni delle donne incontrollabili che legittimamente si difendono ed esigono sia rispettato il proprio diritto al consenso e alla gestione della propria sessualità.
Questi maschilisti lanciati nella diffusione della cultura dello stupro, a screditare le pochissime donne che denunciano, raccontando che le loro accuse sarebbero false non hanno le idee molto chiare quindi provo a chiarire un punto.
Le donne, fin da bambine, crescono nella paura di restare sole con ragazzini, ragazzi, uomini, familiari, nonni, padri, parenti, amici, fidanzati, mariti, ex, perché potrebbero essere vittime di abusi, stupri, percosse, ricatti psicologici, violenza economica e sessuale.
Le donne, fin da piccole, vengono educate a tenere le gambine strette, a non “provocare”, a sentirsi in colpa qualunque cosa loro accada, a non svelare i segreti viscidi di famiglia, a non denunciare per non dover affrontare la “colpa” e la “vergogna” che ricadrà su di loro e sulle loro famiglie.
Le donne, fin da piccole, devono temere di respirare troppo, parlare troppo, pretendere troppo, avanzare richieste e rivendicare diritti, perché diversamente saranno chiamate isteriche, uterine, puttane, quelle che non sanno stare al proprio posto.
Le donne, fin da piccole, vengono educate a mantenere un ruolo di genere che non hanno scelto, viene imposto perché hanno una vagina. Educate al dovere della cura familiare, alla riproduzione di discendenza da patriarchi vari, alla sottomissione mansueta, a comprimere la percezione dei disagi che avvertono per ogni abuso al punto che tante vengono poi colpite da depressione, autolesionismo, disturbi di vario tipo, non ultimo l’intento di suicidarsi.
Continua a leggere “Il lamento del maschilista e le donne screditate e colpevolizzate”L’invenzione di Dracula e altri miti misogini e sessisti

Una delle storie che viene citata sul libro Mostruoso Femminile è quella di Mercy Brown, ragazza morta in New England, a Exeter nel Rhode Island. L’ultima di una serie di vittime morte nella sua famiglia per tubercolosi fu ritenuta responsabile del contagio del fratello che per esorcizzare il male bevve una pozione fatta di organi della sorella. Mercy fu trafitta, da ciò che si narra, con un paletto e poi ridotta in cenere. L’ignoranza in materia di contagio sulla consunzione (ingerire organi di una malata non era il massimo per evitare la tubercolosi) e quella sui gradi di decomposizione di un cadavere fece ritenere che i gas esalati dal corpo fossero giudicati un “gemito” e che la crescita di capelli e unghie (al ritrarsi della carne continuano a crescere dopo la morte per un breve periodo) rappresentassero la prova che la ragazza fosse in realtà una non-morta, una vampira contagiosa e dispettosa che dopo essere crepata per malattia doveva perfino essere impalata e punita al suono di molti Amen.
Ci sono vari casi della cronaca ottocentesca tardo europea che sono contrassegnati da simili pregiudizi, alcuni risalenti ad epoche lontane e territori orientali in cui si davano i morti in sacrificio a vari Dei per evitare che la loro sfortuna si abbattesse sui parenti in vita. Nelle nostre zone puritane invece capitava di seppellire vive alcune persone in coma. Cosa che creò l’abitudine di collegare un campanellino alla bara, nel caso il morto volesse segnalare la propria vitalità. Per i vampiri invece, responsabili di tutti i mali del mondo, si preferiva fissarli al terreno con il paletto, per evitare che andassero in giro indisturbati, poi si poneva la lapide in fondo per bloccare corpo e testa della persona deceduta.
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