Mi hanno chiesto come faccio a scrivere un libro e non avendo alcuna presunzione in materia posso solo dirvi come faccio io. Quello che faccio è cominciare a ragionare sulla storia che prima di scriverla conosco dal principio alla fine. Andare avanti inventando e senza conoscere la conclusione in genere mi ha portato a scrivere contenuti dispersivi che volgevano verso finali che non riuscivo più ad immaginare. Perciò devo conoscere la storia nel dettaglio, immaginando di averla vissuta, come se mi appartenesse e quando scrivo diventa un resoconto di memorie che va arricchita a seconda dello stile che scegli. Puoi scrivere in prima persona, al presente o al passato o in terza persona. Ho sperimentato diversi stili, perché fin da bambina dopo aver letto un autore riuscivo ad imitarli fino a quando non ho trovato il mio, caratteristico del mio modo di essere e sentire. Uno stile non è solo una faccenda di punteggiatura e di sintassi ma è la maniera in cui tu offri a chi legge l’argomento che hai scelto di trattare e per me è fondamentale giacché la mia scrittura non è scissa dall’interesse politico, personale e sociale. Non è arte per l’arte ma un modo per raccogliere un filo e offrirlo ad altre persone che potranno poi condividerlo ancora, per tessere una trama di esperienze vissute.
Continua a leggere “Come scrivere un libro”Categoria: Comunicazione
Errori di comunicazione nelle campagne contro la violenza di genere
Uno degli errori più frequenti che vedo realizzati in campagna contro la violenza di genere è quello di rappresentare un’immagine in cui c’è una donna a capo chino o con la mano pronta a parare colpi, in una situazione di difesa. L’immagine presenta la vulnerabilità di una donna piuttosto che la sua forza nel percorso di fuoriuscita da una situazione di violenza. Quel che bisognerebbe rappresentare invece è l’urlo di una donna che manifesta rabbia, potenza, coraggio, forza.
L’immagine su descritta normalmente sollecita l’intervento paternalista di tutori che si assumeranno la responsabilità di salvare la vittima. Invece una campagna contro la violenza di genere dovrebbe far emergere la forza di una donna che si salva da sola.
Continua a leggere “Errori di comunicazione nelle campagne contro la violenza di genere”Modelli estetici imposti
A questo proposito ripropongo un video realizzato da Yolanda Dominguez dal titolo Poses:
L’analisi di Yolanda della realtà passa attraverso il living, la performance agita nello spazio urbano che crea sconcerto e dubbio negli ignari spettatori-passanti. La riproposizione di situazioni od eventi decontestualizzati o improbabili hanno lo scopo di far sorgere il dubbio sulla veridicità di quello che sta avvenendo, svelando l’assurdo che si cela dietro a molti dei dogmi che ci vengono imposti, primo fra tutti quello dell’immagine femminile.
Continua a leggere “Modelli estetici imposti”Una ragione per vivere
A che punto sto? Vediamo… Sto al punto in cui sento una quiete interiore che mi addolcisce ma mi fa pensare che io stia perdendo la spinta verso un obiettivo. Dopo aver tanto parlato di me e del mio passato mi pare di essere incline a comprendere le ragioni di tutti. Incluso mio marito. No, non sono diventata santa né intendo diventarlo. Solo che In me vince quasi sempre la parte razionale, alla faccia di chi dice che le donne sono emotive. Non piango, non mi arrabbio, ripenso a certe cose e mi viene da ridere. Prendo tempo che mi serve per trovare una nuova ragione per vivere. Quella ragione potrei essere io? Non lo so. Non mi torna. Piuttosto intendo qualcosa che mi incuriosisca, qualcosa di nuovo, che ancora non conosco e che mi piacerebbe conoscere. Sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli, sapete com’è, per un’anima depressa gli stimoli rappresentano la vita stessa. Cerco un po’ di bellezza e mi pare di averne vista tanta ma di essermi persa qualcosa durante il corso degli anni, soprattutto durante gli ultimi dedicati semplicemente a sopire il dolore. Quando il dolore è sveglio si è pronti anche a recepire il resto, quello che di bello il mondo ti riserva, eppure al di là dei libri, la bella scrittura, che penso non sarò mai in grado di equiparare, mi pare tutto fermo.
Continua a leggere “Una ragione per vivere”Depressione, violenza di genere e fantascienza

Non so per gli altri ma a me la fantascienza ha salvato la vita in molti modi. Quando mio padre mi picchiava io immaginavo di poter migrare su un altro pianeta. Quando il mio ex marito mi lasciava fuori la notte, incinta, al gelo, immaginavo distopie post apocalittiche e ricorrevo alla fantasia per resistere a tutto. Quando iniziò a farsi viva la depressione, nei momenti di buio, un po’ come capita ancora, e di intensa solitudine, pensavo di incontrare un robot scassato in un mondo di cui ero l’unica abitante. Inventavo linguaggi e simboli e metafore della mia condizione. Ho scritto tanti racconti ma dovrei andare a rileggerli tutti per consegnarli al pubblico. In molti tra essi c’è più oscurità che voglia di lotta e rivoluzione. La mia prima distopia pubblicata, Limbo: l’industria del salvataggio, l’ho scritta lucidamente, come La fabbrica degli umani. Quei personaggi mi accompagnarono in un periodo di voglia di rinascere. Poi svanì e smisi di scrivere. Quindi quello che immagino ora, con Legittima Difesa e l’ultimo pubblicato Lo sguardo dello stupratore, tornano ad essere un po’ soluzioni immaginarie che mi salvano dal buio. Non per niente Legittima Difesa inizia con me che vado a cercare un posto per lanciarmi nel vuoto e continua con una auto volante che mi afferra e mi salva. L’ho inventata per un salvataggio che riguarda me ma non solo.
Continua a leggere “Depressione, violenza di genere e fantascienza”Cronache postpsichiatriche: Abbatto i Muri e Il Fatto Quotidiano
Appunti per la mia autobiografia
Abbatto i Muri nasce nel 2012 come progetto in solitaria poi diventato collettivo, con compagne e sorelle che mi hanno aiutato durante il percorso, quando alla fine del progetto di Femminismo a Sud mi resi conto che era necessario distanziare le persone che con il vecchio progetto rischiavano di prendere pesci in faccia da una non meglio precisata fazione femminista, nata sul web e mai vista alle assemblee, che con metodi assai fascisti, da cyberbulle imperversavano per il blog, tra i commenti, e per la pagina facebook dedicata, per delegittimarmi, diffamarmi, distruggere e vanificare tutto il lavoro fatto. I motivi erano specificatamente privi di sostanza politica, giacché costoro di quella sostanza, di materia femminista, filosofia femminista, ne masticavano poca. Primo punto: su FaS si supportavano le sex workers e si affermava, così come le sex workers affermano da sempre, che il sex work è lavoro e come tale necessita di riconoscimento affinché le sex workers possano godere di eguali diritti, come tutti i lavoratori del mondo. Secondo punto: il transfemminismo per costoro non era vero femminismo, giacché le donne trans non sarebbero vere donne e dunque si potrebbe, udite udite, correre il rischio di essere stuprate da una trans nei bagni delle donne se le trans venissero ammesse alle assemblee femministe.
Continua a leggere “Cronache postpsichiatriche: Abbatto i Muri e Il Fatto Quotidiano”Cronache postpsichiatriche: la sorellanza fiorentina
Non Una di Meno Firenze: Scusate il disturbo, ci stanno ammazzando!

Ricevo e volentieri condivido il comunicato delle sorelle di Non Una Di Meno Firenze. Buona lettura!
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COMUNICATO STAMPA 14-03-21
SCUSATE IL DISTURBO, CI STANNO AMMAZZANDO!
Ogni 8 del mese, da ormai un anno, piazza Santissima Annunziata è diventato il luogo in cui ritrovarsi per ricordare le donne uccise per mano di un marito, compagno, fidanzato, familiare. Uomini che le vedevano come un oggetto da possedere tanto nella vita quanto nella morte.
Continua a leggere “Non Una di Meno Firenze: Scusate il disturbo, ci stanno ammazzando!”Antropologhe femministe e transfemministe a favore della legge contro l’omo-lesbo-bi-transfobia e il sessismo
Ecco un comunicato e un appello che ci piace condividere. QUI il link dove potrete dare la vostra adesione. Buona lettura!
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In occasione della discussione del Disegno di Legge Zan alla Camera prendiamo parola come antropologhe femministe e transfemministe per esprimere il nostro sostegno alla legge contro i crimini d’odio verso donne e soggettività lesbiche, gay, bisessuali, asessuali, trans*, intersex, queer e non binary e per rimarcare la necessità di mantenere all’interno del testo di legge il concetto di identità di genere insieme a quello di orientamento sessuale.
Ddl contro Omotransfobia: chi sono le Snoq e Arcilesbica che si oppongono
La bozza del disegno di legge contro l’omotransfobia (Testo) è stata infine depositata alla Camera ed ecco spuntare le barricate a partire da destre varie e, indovinate un po’, anche da Se Non Ora Quando Libere e da Arcilesbica Nazionale.
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Padri tutti cattivi? Retorica che ci riporta alla madre in tempo fascista

In questi giorni si è tanto parlato del padre che ha ucciso i figli per vendicarsi dell’ex moglie. La stampa ha deciso che lui è la vittima. Non si parla dei figli uccisi ma della cattiveria della ex che ha osato separarsi e tentare di andare avanti con la sua vita. A parte alcuni articoli critici ed equilibrati che hanno parlato della questione sono circolate le solite generalizzazioni che pongono i padri che desiderano continuare ad avere una relazione con i figli dopo la separazione tutti nello spazio dei violenti. La retorica è sempre la stessa: se chiedi di stare con tuo figlio sei un violento. Lo dicono alcune persone che criminalizzano in generale i padri e che considerano l’affido condiviso come una bestemmia che lede il diritto proprietario delle mamme santissime.
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Il Techbro Prodigo
di M. Farrell
traduzione di diorama
pubblicato in origine il 5 marzo 2020 su: https://conversationalist.org/2020/03/05/the-prodigal-techbro/
I dirigenti tecnici diventati “data justice warrior” sono celebrati come paladini della verità, ma qualcosa va un po’ troppo liscio in questa narrazione.
Nancy Fraser: “Lo scopo del femminismo non è l’uguaglianza per le donne privilegiate”
Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Elisa del Gruppo di lavoro Abbatto i Muri.
Secondo la filosofa americana Nancy Faser la battaglia femminista è destinata a restare incompiuta se ignora i rapporti di dominazione fra classi sociali.
Division 19 – il film/distopia che immagina l’era della tele-sorveglianza
No, non ci “diamo una calmata” – Il tone policing è solo un altro modo per salvaguardare il privilegio
Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Marta del gruppo di lavoro Abbatto i Muri
(Content warning: nell’articolo si accenna a transmisoginia e violenza)
«Calmati, così possiamo parlarne da persone adulte»
Vi è mai capitato di fare un appunto sul tono di voce di una persona con la quale stavate discutendo di oppressione? La pratica del tone policing – ossia la stretta sorveglianza esercitata sul tono di voce dell’interlocutore – è quel dispositivo per cui si tende a concentrarsi più sull’emozione che sta dietro ad un messaggio che sul messaggio stesso, ed è sostenuta dalla convinzione che serva a rendere la conversazione più ‘pacata’.
In questo fumetto, però, Robot Hugs spiega in maniera puntuale come in realtà il tone policing serva piuttosto a salvaguardare il privilegio e a silenziare chi sta soffrendo. Non si tratta di un modo per ottenere giustizia, e questa analisi vi aiuterà a capire il perché.
Con amore, gli editori di Everyday Feminism.
No, non ci ‘diamo una calmata’. Il tone policing è solo un altro modo per salvaguardare il privilegio
(di Robot Hugs) Continua a leggere “No, non ci “diamo una calmata” – Il tone policing è solo un altro modo per salvaguardare il privilegio”




