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Quando sei lesbica e dicono che non sei una donna

Lei scrive:

Ciao Eretica. Vedo tante storie da te pubblicate, e mi sono chiesta se, forse, potesse risultare interessante anche la mia. Ho quasi sedici anni, ho scoperto la mia omosessualità a quattordici, all’inizio del primo anno di liceo. Il come non ha veramente importanza, ma ne ha ciò che è successo dopo. Dopo neanche un mese dalla mia cotta “rivelatrice” mi sono legata ad una ragazza tranquillamente dichiarata, e così ho fatto anche io. E le risposte alla mia dichiarazione sono state quasi tutte assolutamente positive, vedi un po’ l’ambiente molto aperto che mi accoglie a scuola, vedi un po’ la quantità di omosessuali presenti a scuola. Ma dietro ogni risposta tipo “Tranquilla, per me non cambia nulla!” sono sempre presenti piccole forme di omofobia.

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I miei genitori mi chiamano “grassa” e insultano la mia omosessualità

Lei scrive:

Ciao! È da un po’ che seguo la tua pagina e il tuo blog, e dopo aver seguito molte discussioni sotto questo tipo di post, ho deciso di chiedere anche io consiglio.
Sono una ragazza di diciannove anni, figlia unica (non so se sia importante ma io ho sempre pensato che se avessi avuto un fratello o una sorella le cose sarebbero state un po’ diverse).

Quando avevo quindici anni ho fatto coming out con mia madre dicendo di essermi “innamorata” di una ragazza. Il modo in cui gliel’ho fatto sapere è stato un po’… particolare, insomma, tramite un biglietto, perché con lei non ho mai avuto un grande rapporto di comunicazione ed ero francamente molto spaventata di parlare con lei faccia a faccia.

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Io, lei e le sue tette

Credevo di aver battuto la testa, invece eccola lì, non è un’illusione. C’è questa donna che ha due tette di considerevole grandezza e io penso solo a come affondare le mie mani in quella carne e mordere i capezzoli. Lei mi serve da bere e le sue tette ballonzolano, liberamente, e io le seguo con lo sguardo e sono sotto ipnosi. Dove vanno quelle tette vado io. Le seguirò in capo al mondo, perché lei non può non farmele toccare. Chiedo un’informazione idiota, per attirare la sua attenzione e riuscire a concentrarmi ancora su quelle tette. Lei si rende conto del mio stato e mi guarda come si guarda un affamata. Dico che mi serve il bagno e lei mi segue perché ha la chiave per aprirlo. Le afferro la mano e le dico “resta”. Lei dice “devo lavorare” e si allontana lasciandomi sola, sofferente, in uno stato davvero pietoso. Come si può perdere completamente il senno per un paio di tette. Entro e piscio, senza sedermi perché mi fa sempre un po’ schifo poggiare le chiappe sui cessi pubblici. Dopo un po’ sento bussare e io rispondo “occupato” pensando a un’altra persona con la piscia appesa. Invece è lei. Le apro. Entra.

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Chi siete, voi, per impedire l’altrui felicità?

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Ho vent’anni da poco, ma a volte sembra che io ne abbia molti di più. Più che altro, perché in così poco tempo ho sperimentato e capito cose che a quanto pare, purtroppo, sfuggono ai più. E questo mi fa sentire in qualche modo poco consona alla mia età anagrafica.

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Una sex worker spiega come parlare ai/alle sex workers

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E’ un pezzo pubblicato su Vice.com a firma di April Adams. Per la traduzione dall’inglese grazie a Francesca. Buona lettura!

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Una sex worker spiega come parlare ai/alle sex workers

 

di April Adams

Lo scorso weekend ho incontrato gente nuova. Ho già fatto coming out come sex worker ad un* amic* e stavo incontrando la sua comitiva per la prima volta. Quando lui ha detto ad uno di loro cosa faccio per vivere ho provato apprensione. Se Pretty Woman fosse la vita reale, il suo amico cercherebbe di stuprarmi e poi si arrabbierebbe moltissimo per una fumosa transazione con un uomo anziano, e non ero sicura di cosa si sarebbe verificato.

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Aiuto, mio figlio è diventato un moralista!

Mi chiamo Raffaella e ho un figlio adolescente. Lui è il secondo in realtà perché l’altro figlio ha 19 anni. Con il più grande non ho mai avuto un particolare pudore. Mi sono spogliata davanti a lui, entrava in bagno mentre ero sotto la doccia, per fare prima, quando eravamo di corsa, lui entrava a fare le sue cose e io le mie. Mio figlio non per questo è diventato un depravato e anzi a me pare che sia più rispettoso di altri nei confronti delle donne. Con il figlio più piccolo ho fatto le stesse cose. Non mi sono nascosta quando entrava in bagno, perché secondo me peggiora la situazione, trasmetti il fatto che si tratta di un tabù, e i corpi non dovrebbero essere nascosti in questo modo. Lui stesso ha fatto il bagno davanti a me fino a un anno fa. E’ mio figlio, l’ho partorito e cresciuto. Perché dovrebbe vergognarsi di me?

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La prostituta d’altri tempi (con gratitudine e amore)

La vedo quasi ogni mattina, una signora anziana, con i capelli colorati di biondo. Rossetto sulle labbra rinsecchite, smalto alle unghie e un abbigliamento che mette in luce la sua vanità. Pantaloni attillati, una maglia scollata e un giubbino di pelle con le strass. Tamarra, da tutti i punti di vista, anche quando si muove o fa le smorfie. Poi, un giorno, si ferma da me che sto a capo chino sul computer, in una stanza d’ospedale adibita ai pazienti giornalieri, e mi prende la mano. Le lacrime agli occhi, dice che ha una paura fottuta dell’intervento che deve fare. E’ da anni che combatte con la sua salute e ha tanta vita da raccontare. Mi dice che sono “graziosa” e non so perché abbia scelto questo termine per definire una donna adulta. Le piace il colore dei miei capelli e nel giro di un minuto me la ritrovo a sbaciucchiarmi la testa come se fosse mia madre. Mi conforta, non so di cosa, e nel frattempo chiede conforto.

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Sono anoressica e mi terrorizzano le feste di Natale

Una lettera di F.. La abbraccio e vi auguro una buona lettura, ricordandovi che il mio indirizzo mail, abbattoimuri@grrlz.net è sempre lì a raccogliere le vostre esperienze che ascolto molto volentieri. Grazie e buona r-esistenza a tutt*!

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Cara Eretica, ti leggo sempre e voglio farti sapere che mi tieni compagnia, mi fai pensare, mi fai ridere, piangere, arrabbiare e qualche volta mi sembra quasi che tu parli proprio a me, di me.

Ho 23 anni, sono anoressica, entro ed esco da ospedali e cliniche in cui tanti psichiatri mi imbottiscono di farmaci e mi impongono diete che non riesco a seguire. In questo periodo vivo nel terrore. So che a casa i miei prepareranno tante cose e io sarò costretta a sedere alla loro tavola. So che i parenti insisteranno nell’offrirmi una fetta di panettone e so che quando assaggerò qualcosa per far smettere chi insiste poi mi chiuderò in bagno a vomitare. Temo le feste di Natale come chiunque potrebbe temere un terremoto. Sarò depressa, sola e nessuno mi capirà. Dovrò sopportare lo sguardo preoccupato dei parenti, mentre analizzano i centimetri di pelle che sono rimasti a contorno delle mie ossa.

So che la mia malattia mi porterà alla morte se non smetto di tenere tutto sotto controllo, ma se non lo faccio soffro di crisi di panico, ho paura, non riesco neppure a respirare. L’unico modo in cui mi sembra di stare bene è quando non mangio. So che mi sto facendo del male ma non riesco a uscirne e a trovare un equilibrio.

Sono giovane, eppure la mia vita è così triste. Non esco mai, non vedo nessuno, ho smesso di studiare, non faccio sesso da non so quanto e la mia condizione di salute mi ha portato a non avere più neppure le mestruazioni. Mi vergogno a dirti quanto peso, perché lo farei quasi con orgoglio. Mi guardo allo specchio, vedo le ossa, e mi vedo bella, più bella di prima.

Non so dirti altro per il momento, solo che volevo farti sapere che durante queste feste natalizie io starò così. Dovevo dirlo a qualcuno, ho scelto di dirlo a te perché so che non mi riempirai di consigli materni, perché in qualche modo credo che tu mi capisca e sento che grazie a te in questi giorni mi sentirò meno sola. Ti abbraccio, F.

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L’anoressia è una malattia e non un capriccio

Obblighereste un’anoressica a mangiare?

Cara Michela Marzano, i disturbi alimentari non si risolvono con il carcere!

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Donna, disabile e non voglio amore eterno. Voglio sesso a pagamento!

Sono una disabile e ho bisogno di fare un po’ di sesso. Qualcun@ che mi tocchi, mi accarezzi, mi faccia stare bene. L’ho detto a mia madre che continua a ripetermi che serve una persona che mi ami, ma io non voglio che una persona mi “ami”, voglio solo scopare. Davvero non capisco perché mai per godere un po’ dovrei accollarmi una relazione con chiunque. Dice che lei lo farà presente al medico perché potrebbe farmi male e io so che il medico se ne strafrega perché in realtà è un vecchio bacucco ancora più bacchettone di quanto non sia lei. Per lui io sono una creatura di Dio da custodire e trattare con tanta compassione e per il resto se anche non ho la forza di masturbarmi non gliene frega niente.

Non sono completamente inabile al godimento. Posso fare molto poco ma quel che posso fare va anche bene. Ho superato controlli dalla ginecologa che ha detto che è tutto okay e ho un paio di tette che urlano vendetta se solo qualcun@ le toccasse. Ho labbra, lingua e una vagina funzionante. Riuscissi a vedermi meglio potrei trovare qualcosa di eroticamente seducente perfino guardando il mio culo. La mia patologia è degenerativa ma io non voglio pietà e mi sono rotta le scatole di restare con mia madre che fa ancora la guardia alla mia verginità.

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La solitudine della ministra #Boschi

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A spingermi a picchiettare sulla tastiera è innanzitutto il post di un Gramellini che al meglio delle sue possibilità scomoda i classici e termini aulici quali “zitella” ed esprime un punto di vista vecchio quanto il cucco, ovverosia: sei bella e pensi di poter ottenere autonomia e successo e bla bla bla ma alla fine scopri che ti manca l’uomo e la famiglia e quelle, perdinci, sono le cose fondamentali della vita.

La ministra Boschi rilascia una intervista a Vanity Fair e racconta di cercar marito ed essere disposta a figliare. Potrà esercitar diritto alla fertilità per ben tre volte secondo il suo legittimissimo desiderio. L’intervista viene rilanciata su Corriere e Repubblica che sembrano fare eco alla campagna elettorale del Pd con ogni mezzo necessario.

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La studentessa/puttana torna a casa per le feste

Ogni volta che Sara torna a casa per le feste diventa Saretta. I genitori sanno che sta in città per studiare e lei in effetti studia. Il punto è che quei genitori non hanno la più pallida idea di quanto studiare costi. Loro pensano che le cose funzionino un po’ come una volta. Dai a tua figlia qualche centinaio di euro e con quelli dovresti pagare casa, tasse, libri, cibo, bollette. Il fatto è che quei genitori non potrebbero davvero darti di più e in quella terra desolata non sarebbe utile neppure consentire ai figli uno di quei prestiti studenteschi che, come avviene altrove, poi ti tengono legata a vita. Allora Sara si è sforzata di fare molte altre cose. Le serviva un lavoro che non le togliesse molto tempo e che le consentisse anche di studiare. Aveva provato a fare la commessa e anche a lavorare in un call center ma perdeva tutta una giornata per pochi euro e in più, comunque, era lì a fare da paramani per gente molesta. Il mondo è quel che è, lo studio è assai importante e l’istruzione non è un bene garantito alle persone come forse lo era un tempo. O è stata sempre una faccenda per ricchi e dato che chi non ha soldi non può più neanche studiare bisogna che si arrangi in qualche altro modo.

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Filippo e la profumiera: il tempo delle seghe!

Questo è il primo di una serie di appuntamenti softporno che dedicherò alla sessualità degli adulti. Ovvero come sono diventati gli adolescenti dopo aver vissuto anni a provare a mettersi in pari con le spinte ormonali. Indagherò le abitudini più varie e vi riferirò di un grosso problema sociale di cui, a mio avviso dovremmo seriamente occuparci. Con estrema preoccupazione, ecco la prima storia.

Filippo è un uomo che a prima vista sembrerebbe quasi normale. Davvero non si direbbe che è un uomo veramente provato nel corpo e nella mente. Capelli neri, sguardo penetrante, lineamenti che rassicurerebbero anche la pia donna delle offerte in chiesa. Di lui potresti immaginare tutto meno che la triste realtà che sto per raccontarvi. Su video/skype mi spiega come la prima volta per lui sia stata veramente complicata. Aveva incontrato una ragazza che sembrava essere stata addestrata dalla famiglia affinché restasse pura e vergine fino al matrimonio. Una fanciulla appena sbocciata che sensualmente si muoveva nella direzione di Filippo per arruffargli i capelli e dargli un tenero bacio. Poi piroettava verso l’altro compagno di scuola ed esibiva un portamento elegante e un gran sorriso.

 

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#PartoDaMe: io imperfetto. Mi considererai un mostro?

Sono Gianfranco, mi piace leggere, facevo l’università, non ho portato a termine gli studi, ora faccio il dipendente di un grosso magazzino. Mi hanno spiegato che se hai problemi con tuo padre quel conflitto si esercita attraverso la madre. Deve essere vero perché io volevo che mia madre mi desse ragione e si schierasse dalla mia parte. Volevo che lei lo lasciasse e rimanesse con me. Invece ha scelto lui, o meglio, non ha scelto. Mi ha detto proprio questo: “Non intrometterti. Se vuoi restare qui con noi devi convincerti che quello è tuo padre e mio marito. Altrimenti vai per la tua strada.” e appena ho trovato un lavoro io me ne sono andato.

Ancora oggi vado inconsapevolmente alla ricerca della approvazione di mia madre ma più che approvazione intendo che una donna deve fare quello che dico io per dimostrare il mio valore. La mia ragazza dice che è mia la responsabilità. Mia madre aveva il diritto di fare la scelta che preferiva e io non le potevo imporre niente, anche se penso che lui l’abbia resa infelice. Ma quello che non riuscivo a dire a me stesso è che ha reso infelice me e avrei voluto che lei si salvasse per salvarmi. Non sono mai riuscito a risolvere quel conflitto. Io e mio padre non ci parliamo più e non mi interessa neanche farlo. Non mi interessa più.

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Storie di sex working: “Mi toccavano solo quando ero io a deciderlo!”

Lei è Silvia (nome inventato, ovvio) e mi scrive raccontandomi la sua storia di sex working. La ascolto, la interrogo e vi racconto attraverso le sue parole quello che ha vissuto.

“Ho cominciato come modella per le foto. Guardando per qualche lavoretto su bakeka.it ho trovato annunci: modella per nudo, modella per ritratti. Forse avevo voglia anche di riscattarmi un pò da un’adolescenza piena di insicurezze, ero un pò sovrappeso da piccola, mi facevo un sacco di problemi col mio seno piccolo. Con le foto sono stata fortunata, ho trovato dei fotografi che erano veri fotografi professionisti e non mi hanno mai messa in difficoltà. Alcuni le hanno pubblicate solo su mia autorizzazione, ma sono foto molto belle, per niente volgari e per questo ho firmato la delibera. Altri le usavano come prova per fare poi le foto alle “vere” modelle, oppure quando dovevano organizzare dei corsi con gli allievi io facevo da modella per la classe.

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Identikit di una webcam girl: socioeconomia, privacy, erotismo, diritti

L’identikit di Rosalia, webcam girl del sud Italia, continua [leggi la presentazione e le risposte alle prime domande].

Le ho chiesto:

Chi sono gli utenti in termini di caratteristiche socioeconomiche?

Ti posso dire che da quel che ho notato io sono in massima parte trentenni diplomati, fidanzati o sposati con figli piccoli e mogli che lavorano e sono sempre troppo stanche per poter fare sesso. Poi vengono i quarantenni, alcuni laureati, pochi ventenni e 50enni ma che comunque ci sono. Ed infine pochissimi 60enni.

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