Antiautoritarismo, Attivismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Personale/Politico, R-Esistenze

Come finirà la controversia legale per stabilire se Ruhama e Rachel Moran dicono la verità?

Circolano notizie a proposito dell’origine della notorietà di Rachel Moran, sopravvissuta alla prostituzione, che da anni è in processione per scongiurare la possibilità che il sex working sia regolarizzato anche per quelle che lo fanno per scelta. Quello che lei dice durante le sue conferenze non è solo il racconto della sua legittima esperienza ma si è autopromossa a portavoce di tutte le sex workers stabilendo che nessuna ha nulla da dire qualcosa tranne lei. Quello che ne è conseguito è intanto il fatto che dall’Irlanda, luogo da cui Moran viene, si sono levate voci di attiviste sex workers che mettono in dubbio la sua storia al punto da, come nel caso di Gaye Dalton, consegnare alla giustizia una deposizione firmata nella quale si afferma che Moran non sarebbe mai stata una sex worker, dato che nessuno della ristretta cerchia di sex workers dublinesi l’aveva mai vista né conosciuta, e che stia lucrando su “un imbroglio”. Dal tentativo di ledere la sua credibilità è derivato un tam tam che esiste in rete da almeno quattro anni.

Da ricordare che dal luglio 2018 i legali della Moran stanno facendo di tutto per spegnere le voci su di lei. C’è una lettera alla Dalton, un affidavit della Moran in cui lei spiega che quello che ha scritto nel libro Paid For è vero e una querela per diffamazione a sua firma presentata nel novembre 2018. Tanto però non è stato sufficiente a spegnere le voci della Dalton la quale è determinata a dare battaglia in tribunale per affermare la propria verità. Per quel che ci riguarda riportiamo questo scambio giusto per offrire documentazione di quello che avviene in Irlanda a questo proposito. Senza contare la controversa reputazione dell’organizzazione Ruhama che avrebbe sponsorizzato Rachel Moran.

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Attivismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

#Grosseto – Slumphilia, fare rete – di autogestione femminista e solidarietà attiva

Questo è il messaggio di una donna che adoro. Buona lettura e partecipate alle iniziative che propone.

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Ciao Eretica, sono sempre io, Sveva Basirah, la tua affezionatissima e scassaovaia ❤

ti mando questa email per parlarti e parlare a tutt* di un evento imminentissimo, del progetto Sono l’unica mia o SLUM (nato grazie alla tua spinta) e del suo femminismo intersezionale e inclusivo.

Ci siamo presentate come SLUM alla plenaria di Non Una Di Meno a Bologna per leggere il nostro comunicato sul femminismo intersezionale, parlando di cosa sia per noi, di come lo mettiamo in atto e dei nodi che ci impegniamo a sciogliere, come il rigetto per il sexworking o per il velo islamico, e forse qualcun* adesso ci riconoscerà, spero più di qualcun*.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, Comunicazione, R-Esistenze

E’ nato il Social Media Indipendente: mastodon.bida.im

E’ simile a Twitter ma rispetta la tua privacy, nel senso che non registra i tuoi dati e offre la possibilità di mantenere l’anonimato, salvo quando siamo noi stessi a renderci riconoscibili. Non è un prodotto commerciale ma una azione di attivismo militante. Non applica censura ma vi invita a seguire la policy antisessista, antirazzista, antifascista. Vi invita anche a non postare link di post che stanno su altri social (facebook etc) perché non possiamo obbligare nessun@ ad iscriversi e perché avere un blog ci permette di diffondere i nostri contenuti in uno spazio molto più ampio. La stessa policy ha accompagnato iniziative bellissime come quella di Indymedia, il sito che consentiva la libera pubblicazione di contenuti, testi, video, audio, in tempi non sospetti.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Se una “femminista” fa la distinzione tra antifa buon* e cattiv*. Non in nostro nome!

Mi è capitato di leggere per caso un post firmato da una social “femminista” che da tempo, fin da genova g8 del 2001, gioca la carta della non-violenza non riuscendo a distinguere tra la violenza di chi opprime e la resistenza della parte oppressa. Un po’ come dire che una donna picchiata da un uomo che reagisce e si difende prendendolo a calci sui denti è “violenta” tanto quanto il suo aggressore. Come dire che la donna che prende a mazzate il suo stupratore è uguale a lui, in tutto e per tutto.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Chi vuole costruire una rete di auto/aiuto per le vittime di violenza di genere?

Proprio nei giorni di festa, tra natale e capodanno, mi sono arrivati messaggi con richieste di aiuto, di solidarietà attiva e suggerimenti o disponibilità pratiche. Sarà perché per le feste si sta più insieme, al chiuso delle proprie case, se non hai soldi e un posto dove andare, ed ecco che esplode la violenza e in un modo o nell’altro ti mette con le spalle al muro. E’ inverno, fa freddo, se non hai un posto dove andare e non vuoi rimanere con lui che ti picchia o ti insulta o ti strattona allora ti serve un’alternativa. Mi scrivono che le operatrici dei centri antiviolenza possono non rispondere al telefono, e queste donne, ragazze, non hanno tempo per superare le procedure burocratiche prima dell’ammissione in una casa rifugio, qualora sia vicina e raggiungibile e non sia già strapiena. A volte non vogliono rivolgersi alle forze dell’ordine, non vogliono fare niente che abbia a che fare con le istituzioni, e non resta che tentare strade diverse, cercare solidarietà altrove. Più volte mi è capitato di pubblicare sulla pagina di Abbatto i Muri questi appelli e storie complicate e dolorose e da parte delle persone che leggono arriva grande disponibilità, concreta a volte o con suggerimenti.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze, Violenza

#25Novembre: il bel corteo e la bella pratica politica ignorata da Repubblica

Tutto quello che so è che la manifestazione del 25 novembre a Roma è andata bene. Dubbi, critiche, dissensi: va tutto bene. Quel che non va bene é, per esempio, che Repubblica, tra tutte le cose belle che avrebbe potuto mettere in evidenza, ha scelto proprio di dare retta ad un provocatore, chiaramente intervenuto proprio per fare notizia, per ottenere i suoi cinque minuti di gloria, ben sapendo di poter provocare reazioni tra le persone che in quella manifestazione avevano tutto il diritto di stare in prima fila. Possiamo parlare di metodo. Possiamo parlare mille volte del fatto che la faccenda degli uomini in fondo al corteo è stata già risolta l’anno scorso con una inclusione massima nei confronti di compagni che hanno – per l’appunto -accompagnato le assemblee e la preparazione della manifestazione per tutto il tempo. In prima fila, quella che tiene lo striscione, stanno le donne che hanno organizzato, come per una manifestazione di migranti in testa stanno i migranti, e la cosa si è decisa collettivamente, con il consenso di tutti gli uomini che realmente avevano voglia di stare nel corteo e soprattutto di partecipare al percorso lungo e complesso di Non Una Di Meno.

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Facebook chiude la pagina di Abbatto i Muri nel giorno internazionale contro la violenza di genere

Salve, qui Eretica. Mentre io e molte altre attiviste femministe siamo in giro per l’Italia a lottare contro la violenza di genere (oggi è il 25 novembre) qualcuno si diverte a segnalare i post sulla pagina di Abbatto i Muri (al momento irragiungibile https://www.facebook.com/AbbattoMuri/) che vengono rimossi per contenuti “pornografici”. Dapprima hanno cancellato un post in cui una ragazza parlava di recupero della coscienza di sé e di un  migliore rapporto con il proprio corpo e c’era la parola “masturbazione”. Con quel post hanno bloccato anche il mio account facebook. Ora scopro che hanno segnalato anche un altro post che parla di una ragazza che spiega, in termini femministi, perché il bsdm non corrisponde ad un trauma ma è per lei una scelta sessuale. Il fatto che nel titolo ci fosse la parola “sesso” per facebook basta a far censurare anche questo post e addirittura ad oscurare una pagina che conta (contava?) 170.000 persone.

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