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Necrologio della maternità

Qualcuno dice che “partorire è la cosa più naturale del mondo”. Chi lo dice generalmente non ha mai avuto neppure una doglia. Chi lo dice generalmente è un uomo che si attiva per assicurare la continuità della sua poco nobile stirpe e che delle donne pensa ne più e ne meno che siano delle macchine senz’anima per fare figli.

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Ecco la vera natura della famiglia detta “tradizionale”

La famiglia tradizionale? Ma certo, è un incanto. Ve la racconto.

    • è patriarcale, prima c’è il patriarca e poi tutti gli altri.
    • è maschilista perché i ruoli di genere sono ben separati. la moglie pensa alla casa e al ruolo di cura e il marito lavora, fa carriera e quando torna a casa esige di essere servito perché si sa che la funzione di serva è cosa da donne.
    • è sessista perché si educa la figlia femmina a prepararsi alla riproduzione e a fare la moglie e se per caso è lesbica ci sta che viene accoltellata (successo davvero, che credete!). poi educa il figlio maschio a sperare in una sposa altrettanto sottomessa che possibilmente abbia letto tutta la trilogia masochista della Miriano.
    • è autoritaria perché decide come deve comportarsi e vestirsi una figlia femmina, come dovrà sedersi, comportarsi e quali scuole dovrà frequentare e quali invece no. al maschio saranno riservate raccomandazione su come egli dovrà godere di molti privilegi proprio in quanto maschio. potrà girare per strada a tutte le ore del giorno e della notte senza temere di essere stuprato, potrà descriversi come individuo virile al quale il padre padrone ordinerà di farsi più femmine che può. se non vuole farsene nessuna, se è gentile, se è gay, il padre dirà “meglio morto che frocio” (già successo anche questo). nel caso in cui egli stupri una ragazza la famiglia lo appoggerà e dirà che ella era la zoccola che l’ha provocato. lo dirà il padre e pure la madre.
    • è totalitaria perché attribuisce alla figlia femmina il coprifuoco, e di non attirare l’attenzione, di non vestirsi come una “zoccola”, di non uscire con quelle amiche libertine là, di non frequentare un uomo giacché è al marito che ella dovrà donare la verginità.
    • è femminicida perché nel caso in cui alle femmine di famiglia non piaccia la sottomissione e rivendichino il diritto alla libera scelta, quella di fare quel che vogliono e di lasciare il marito, per esempio, lui sarà legittimato ad ucciderle in quanto donne.

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Il #metoo non è abbastanza: ci hanno educate a non percepire la violenza!

Diavolo di Papefigueire di Jean de la Fontaine

 

Tieni le gambe chiuse. Comportati da femmina. Tratta bene tuo fratello. Non rispondere male a tuo padre. Copriti e non vestirti da puttana. Non ti puoi truccare per uscire. La donna ne sa una più del diavolo. L’uomo che si fa comandare da una moglie non è uomo. Sviluppa l’abilità della crocerossina. Fai la protagonista della bella e la bestia. E’ la donna che fa l’uomo. Dietro un grande uomo c’è una grande donna. Ma dietro, però. La donna ha l’abilità di fare uscire il peggio dell’uomo. Se ti picchia è colpa tua. Lei deve salvare lui. Se è violento intrinsecamente è perché tu non hai saputo curarlo.

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#metoo: se anche i compagni di lotta sminuiscono le violenze

Lei scrive:

Ci sono stati i #metoo – tanti, non tutti probabilmente. Qualcun* l’ha postato per denunciare una violenza subita, qualche altr* senza credere che possa servire più di tanto. Qualcun* per dire che ci sono tanti modi di abusare e che tutti sono parte di un problema sistemico che ci rende oggetti, da possedere e su cui rivendicare diritti di proprietà.

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#MascolinitàFragile: cosa vuol dire l’espressione “sii uomo” e qual è l’errata lettura del femminismo della differenza

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Articolo originale pubblicato su Medical Daily.

Traduzione e note di Manu.

“Sii uomo”, “non piangere”, “non fare la femminuccia” sono solo alcune frasi scelte dal vasto repertorio di concetti ego-distruttori insiti nella società odierna.

Rinforzare la retorica che femminilizza l’espressione dell’emotività e mascolinizza la violenza ha il potere di inibire l’empatia, esalta la cultura della dominazione, e mette in correlazione il rispetto con la paura. I ragazzi nascono come creature fatte per amare, ma fin da piccolissimi vengono loro insegnati quei tratti, quei linguaggi sminuenti, quella mentalità che li allinea al concetto socialmente accettabile di cosa sia un uomo.

Gli Stati Uniti hanno dato forma ad una definizione irrealistica di mascolinità. Ogni giorno, tutti i giorni, c’è un ragazzino che si sente inferiore perchè non riesce ad adattarsi agli standard. Chi invece riesce a rientrare negli standard, in realtà è solo in grado di costruire una facciata a tutto tondo che nasconda ciò che realmente gli piace o non gli piace, le sue emozioni, priorità e passioni – recita uno show ad uso e consumo della società che lo circonda. [Read more…]

Fertility Day: come le vacche

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di Marco Reggio

Il “Fertility Day” sembra essersene andato con la rapidità con cui è venuto. Una meteora, forse un’eiaculazione precoce, forse un aborto. In ogni caso, non è rassicurante pensare che sia stato concepito dal governo in carica, che, evidentemente, incassa il consenso “pink” ottenuto con la legge al ribasso sulle unioni civili e lo spende in una campagna che fa impallidire quelle di Benito Mussolini. “La bellezza non ha età. La fertilità sì”; “Datti una mossa, non aspettare la cicogna”; “La fertilità è un bene comune”; “Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi”. Questi alcuni degli slogan che invitano, in buona sostanza, a fare figli per la patria, come dice esplicitamente – le immagini valgono più di mille parole – la grafica della cartolina “La costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile”: un paio di scarpine avvolte in un nastro tricolore (la costituzione antifascista funge, acrobaticamente, da legante fra le soggettività, il senso di comunità-cittadinanza e uno Stato in perenne fascistizzazione). E non si tratta di un errore di comunicazione, purtroppo. I maldestri tentativi di rendere in forma pubblicitaria l’idea che sta dietro al Fertility Day rendono solo più evidente la logica ministeriale, che è quella della pressione alla maternità irresponsabile. La fertilità e la maternità diventano appunto un bene comune: l’utero è mio, ma è la Patria a dirmi come gestirlo.

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Il seme dei disturbi alimentari

Lei scrive:

Ciao Eretica,

ti scrivo per raccontarti una situazione familiare che sto vivendo e che mi sta infastidendo molto. Ho 26 anni e l’anno scorso ho avuto una bambina. Non era stata una gravidanza programmata, ma sia io che il mio compagno abbiamo preso coraggio e ci siamo dati da fare, spesso sbagliando, ma sempre cercando di fare il meglio per tutti e tre.

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