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#GiuliaCecchettin e il negazionismo della destra

“Negazione del problema sistemico della violenza di genere, strumentalizzazioni politiche su un femminicidio, editoriali paternalisti scritti da uomini che pretendono di insegnare come comportarsi alla sorella di una ragazza uccisa: buongiorno dai quotidiani della destra” Scrive https://twitter.com/stanchezzaa e ha ragione.

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Anatomia di un femminicidio

Il corpo della vittima è più ampio, non comprende solo la donna che risiede poi su un tavolo in obitorio, comprende la sua cerchia ristretta e quella più ampia. La famiglia, i figli, gli amici, le amiche, le colleghe di lavoro o di studio, tutti ne restano coinvolti. Il punto di vista di una figlia di una vittima di femminicidio è importante ed ecco la sua lettera:

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Contrattacco maschilista: femminicidio “in nome dei figli”

Doug Stewart ha ucciso la ex moglie Venus, è stato condannato per omicidio premeditato e solo otto anni dopo la sentenza il corpo della donna è stato – grazie agli sforzi di tanti volontari e dei familiari – ritrovato.

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Violenza di genere: Fingersi morte per restare vive?

Lei scrive:

Cara Eretica,

ho una figlia che va al liceo e l’altro giorno è tornata con una novità. Mi ha raccontato che ha assistito ad un seminario sulla violenza sulle donne. Ho detto: che bello! Una scuola che parla di rispetto di genere. Invece no. Lei ha detto che c’erano due uomini e una donna, due membri delle forze dell’ordine e una volontaria di una associazione cattolica.

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Contrattacco maschilista: il serial killer che non poteva avvicinarsi al figlio

Charles Severance è un serial killer statunitense che ha ucciso tre persone che secondo lui facevano parte della lobby che gli aveva portato via la possibilità di vedere il figlio. In realtà si trattava di parenti di personaggi pubblici e lui aveva un problema con polizia e giudici che lo avevano giudicato un po’ male e gli avevano inoltrato un un ordine restrittivo con divieto di avvicinamento alla donna e al bambino.

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Contrattacco maschilista: padre separato femminicida

Dan Roberts è stato condannato a 55 anni di prigione per il femminicidio di Melissa Mendoza. Ha cercato di appellarsi ma non c’è riuscito perché le prove confermano quanto stabilito nella condanna.

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Contrattacco maschilista: maniaci del controllo

Una delle faccende più inquietanti delle nuove riforme sul diritto di famiglia (divorzio+affidi dei figli) che riguarda gli USA è la manìa di registrare conversazioni e telefonate della partner per screditarla agli occhi dei giudici. Lei non ne è consapevole e lui controlla ogni cosa, di conseguenza attua un piano di attacchi provocatori per farla apparire isterica, cancellando poi le registrazioni compromettenti che per lui potrebbero significare una condanna per violenze domestiche.

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Famiglie dei carnefici: uomini denunciano per questioni d’onore

Lei scrive:

Cara Eretica, vivo all’estero e sto seguendo un’inchiesta televisiva che fa parlare i familiari dei carnefici per capire come hanno reagito, se sapevano, se potevano prevenire con denunce o metodi educativi diversi. Non mi piacciono alcuni toni sensazionalistici ma trovo interessante un dato: di decine di famiglie intervistate solo un paio raccontano di avvisaglie sottovalutate, pochi confidano la responsabilità familiare nel trasmettere modelli violenti e misogini, poche le madri che hanno reso noto di conoscere azioni criminali dei figli maschi, tanti i padri che non riconoscendo la propria responsabilità educativa hanno preso immediatamente le distanze dei figli per difendere l’onore della famiglia ovvero il proprio.

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Contrattacco maschilista: scontro tra patriarchi

Lei scrive:

“Cara Eretica, seguo il tuo blog e ho letto gli ultimi post dedicati agli Stati Uniti. Ho pensato tante volte di scriverti ma ora posso farlo per dare un contributo, almeno spero. Vivo negli Stati Uniti, in uno degli Stati più conservatori che hanno subito ribaltato il diritto di famiglia e accolto le richieste dei Father’s right movement. Ho vissuto sulla mia pelle un’esperienza che non pensavo possibile. Sono nata e cresciuta qui, anche se i miei sono italiani e l’Italia per me è una seconda casa. Avevo fatto molti sforzi per crearmi uno spazio indipendente, soprattutto per allontanarmi da mio padre che pensava di essere Dio sceso in terra. Lavoravo, poi ho conosciuto un ragazzo, ci siamo sposati, abbiamo avuto un figlio, abbiamo divorziato. Inutile specificare i dettagli, non servirebbero o forse li immagini.

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Contrattacco maschilista: il primato degli USA per i femminicidi

Dagli anni settanta in poi si è registrato un aumento dei casi di femminicidio dovuti al contrattacco maschilista in opposizione alle leggi su aborto, stupro, violenza domestica, divorzio e affido dei figli. Secondo un’indagine della Thompson Reuters Foundation gli Stati Uniti si piazzano, secondi solo a paesi del Sud Est asiatico, tra i primi dieci paesi al mondo in cui le donne sono in pericolo. La tendenza è stata registrata anche da FBI, OMS e ONU (qui il pdf). Ulteriori dati stabiliscono che in America viene uccisa una donna ogni cinque ore. Molto spesso perisce perché perfino a chi è condannato per stalking viene concesso l’uso di un’arma da fuoco. Il diritto a possedere un’arma, in Usa, è prioritario rispetto al diritto delle donne a non essere uccise. Più di recente i casi di femminicidio vengono messi in relazione al regresso delle leggi sull’aborto in alcuni tra gli Stati confederati. Nell’analisi di alcune organizzazioni contro la violenza di genere i femminicidi vengono contestualizzati nella descrizione di una crescente opposizione del father’s right movement a separazioni, divorzi e affidi pacifici. Si spiega che le donne non vengono credute quando denunciano le violenze di un ex marito e anzi sono costrette a condividere l’affido dei figli, quindi a tenere contatti con l’ex, pur in presenza di abusi.

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Contrattacco maschilista: il padre rapitore di figli e femminicida

John Patrick Addis era un agente di polizia che grazie alla campagna dei Father’s Right Movement era riuscito ad ottenere di poter vedere i figli avuti con la prima moglie, la quale aveva denunciato di aver subito violenze per tutto il matrimonio. In una delle occasioni in cui lui avrebbe dovuto tenere i bambini li rapì e furono ritrovati solo qualche tempo dopo rinchiusi in uno stanzino mentre lui si spacciava per istruttore di palestra dopo aver assunto un’altra identità.

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Contrattacco maschilista: un racconto privato

Lei scrive:

“Cara Eretica, sto leggendo con molto interesse la serie di post sul contrattacco maschilista e vorrei contribuire con una riflessione che riguarda la mia storia personale. Sono cresciuta con i racconti di una mamma femminista e mi sono trovata a vivere in un mondo che regrediva per mentalità e cultura. Mia madre mi ha cresciuta dicendo che avevo diritto a diventare qualunque cosa volessi. Mi ha insegnato ad aver fiducia in me stessa, ha alimentato la mia autostima senza affliggermi con sue eventuali insicurezze. Non è perfetta ma ha fatto un gran lavoro con me e le sono molto grata per tutto ciò che mi ha insegnato.

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Contrattacco maschilista: il terrorismo no-choice

Nella storia che negli USA osserva la repressione delle lotte femministe degli anni 70/80 e la restaurazione maschilista dagli anni ’90 in poi, serve includere il terrorismo no-choice. Uno dei diritti che le femministe acquisirono fu quello di poter abortire. Maschilisti, misogini, antiabortisti fanatici, si allearono non solo per restituire potere al pater familias (l’unico che può decidere del destino della prole), con riforme sul divorzio e affidi di minori, ma anche per cancellare una legge che in assoluto toglieva loro autorità sul corpo delle donne.

Il movimento per i diritti degli uomini e dei padri si concentrò su divorzio e affidi ma non venne meno il loro supporto alle frange più fanatiche antiabortiste. Insieme, oggi, celebrano vittorie per il dopo Trump che per le donne significa cancellazione diritto all’aborto e ritorno alla schiavitù riproduttiva per il pater familias. In alcuni Stati tra quelli confederati Usa l’aborto infatti non è più legale.

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Contrattacco maschilista: conseguenze e complicità femminili

Continuando a tracciare le storie che hanno caratterizzato gli ultimi trent’anni, successivi alle lotte femministe e poi alla controriforma maschilista, ecco alcune delle conseguenze che ho scovato guardando e leggendo interviste – in USA – a mogli di uomini accusati di vari reati, incluso stupro e femminicidio ai danni di altre.

Se tra la fine degli anni settanta e negli anni ottanta le mogli di stupratori e assassini si dichiaravano solidali nei confronti delle altre donne vittime dei crimini commessi, ecco che negli anni novanta e duemila si cominciano a vedere titubanze riscontrabili solo in culture pre-anni ’60. Volti increduli, negazione, grave mancanza di accettazione della realtà, nonostante le prove. Quel che si nota, senza ombra di dubbio, è che l’incredulità è data da un fattore fondamentale: quello economico. Le donne statunitensi post anni ’90, quindi durante e dopo il contrattacco maschilista, lavorano meno, sono dipendenti economicamente, per cui perdere il marito, come unica fonte di reddito familiare, diventa impensabile. Queste donne si preoccupano per se stesse e soprattutto per i figli. Così i maschilisti si assicurano la complicità delle mogli. Basta fare in modo che le donne non lavorino e che non siano economicamente indipendenti ed eccole a mostrare al mondo incredulità quando i mariti vengono arrestati per stupro e femminicidio ai danni di altre.

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Contrattacco maschilista e i father’s right movement

Darren Mack, assassino di Charla, ex moglie e attentatore del giudice che aveva rilasciato sentenza sugli alimenti che Mack doveva ai figli

Continuando a ricucire memoria sul contrattacco maschilista in Usa (cosa che accade anche qui) ecco un altro tizio che divenne martire dei Father’s Right Movement (MRA, movimento per i diritti degli uomini e FRA movimento per i diritti dei padri).

Darren Mack è un miliardario che viene lasciato dalla moglie, sempre più preoccupata per la violenza dell’ex marito. Un giudice supporta la richiesta di alimenti per i figli che lui avrebbe dovuto corrispondere a lei. In realtà fa di tutto per non pagare mentre lei e i bambini devono perfino stare in casa senza riscaldamento e luce perché non ha soldi per le bollette.

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