Affetti Liberi, Contributi Critici, Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze, Violenza

Su Barbara D’Urso e i sentimenti pop: dialogo sulla morte del ragazzino di Lavagna

 

Ciao Roberta, grazie mille per la risposta, molto pacata (cosa che raramente ci meritiamo), sentita e ben argomentata.

In primis, è vero: le parole del nostro articolista nascono in larga parte dalla rabbia, “de panza”, come si usa dire oggi.

È il motivo del “disclaimer”, che di solito non viene inserito nei nostri articoli. Continua a leggere “Su Barbara D’Urso e i sentimenti pop: dialogo sulla morte del ragazzino di Lavagna”

Affetti Liberi, Autodeterminazione, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Caro Michele, noi siamo te!

Caro Michele,

ho letto la tua lettera di addio e vorrei condividerla con le persone che mi leggono per dire che il tuo dolore l’ho provato anch’io. Ho pensato alla precarietà, ai debiti, al peso schiacciante di un’economia che tutto chiede e nulla restituisce, a chi ti dice che sono le tue competenze che contano quando in realtà non contano un cazzo. Alle persone che ti dicono che per lavorare non serve altro o che tutto quel che conta di te è che tu sia bella dentro. Tutte cazzate.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, Diario di una famiglia tradizionale, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Che tipo di madre sono stata?

Raccolgo con l’indice una goccia di latte che scivola dalla buccia di un limone. Sembra una coccinella polare. L’ ha sputato poco fa mia figlia, spruzzi di latte sulla coppa azzurra colma di agrumi un po’ avvizziti. Schizzi di collera perlacea sui frutti, sulle piastrelle cobalto, sul mio pigiama.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Mi voglio bene: amatevi anche voi!

Lei scrive:

“Cara Eretica,
è da qualche mese che seguo la tua pagina e sono sempre stata indecisa se scriverti o meno perché, nonostante ci sia l’anonimato, condividere quel che si sente è comunque un’impresa.
Ho 24 anni, sono una ragazza e non so da che parte iniziare.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Storie, Violenza

Il sesso non dovrebbe essere un dovere coniugale

Lei scrive:

Cara Eretica,

non voglio fare sensazionalismo e non mi piace che mi vedano come una vittima. voglio soltanto raccontare come ho vissuto due anni di stupri continuati in una casa che pure era la mia. lui era il mio compagno e io ero obbligata a fare sesso con lui tutte le volte che voleva, perché altrimenti erano sempre gran sensi di colpa e urla e litigi che volevo risparmiare a me stessa per vivere un po’ meglio. l’ho fatto spesso senza piacere, per dovere, per respirare. non è lo stupro violento che lascia tracce fisiche, ma è quello che per alcuni maschilisti dovrebbe anche essere legalizzato, in certi Stati infatti lo è e qui non è mica detto che ti credano. mi sono sempre chiesta, nel caso avessi avuto voglia di denunciare, che fine avrei fatto. mi avrebbero creduto? il condizionale è indispensabile perché sarebbe stata la mia parola contro la sua. le scuse sono evidenti: tu resti con lui, ci fai l’amore, dormi con lui, vivi e dimentichi e quello che ti sembra di subire non è che una tua proiezione. questo me l’ha detto uno che consideravo amico e anche la sua ragazza, tanto buona e comprensiva.

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Buon anno per chi ricomincia a partire da se’

Mi sono sentita a pezzi, quella volta in cui mi dissero che non ero bella. Volevo piacere e più di tutto volevo essere amata. A volte la ricerca di un modello di bellezza standard non è altro che la ricerca di un amore. Sbagliato dire che qualcuno possa amarti così come sei perché in realtà passiamo tanta vita a conformarci, per fare parte di qualcosa, per riconoscerci l’un l’altro, per liberarci pur restando in catene e per incatenarci pur dicendo che la nostra massima aspirazione è la libertà. Che io sia una donna o un uomo poco cambia, giacché non credo che per altri valga meno quello che sto dicendo. Non è una tesi e non serve confutarla, ma è soltanto analisi del reale, di quella mancanza di linguaggi diversi per comunicare che non siano il corpo, l’attrazione, il desiderio di appropriarci di qualcosa. Quand’è che sapremo guardare noi stessi per vedere quanto sangue ci scorre nelle vene, che il nostro cuore batte uguale e che non tutto può ridursi alla ricerca di carezze. Io sto con qualcuno, da molto tempo, eppure non riusciamo più a parlare. Ci accarezziamo distrattamente ogni tanto ma poi restiamo soli, ciascuno avvolto da una tenebra diversa e in cerca di qualcosa che ci dia un senso di pienezza che in realtà non troviamo.

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Non sto con mio figlio per natale: perciò sarei una madre cattiva?

240907-merry-x-mas-christmas-tree-mom-sonLei scrive:

“cara eretica, ho 36 anni e un bambino di otto. sono separata e secondo la mia famiglia, mio padre, madre, fratelli, cognate, dovrei tenere il bambino con me per le feste, perché il natale, bla bla, e retoriche varie. il fatto è che io lavoro tutto l’anno, fuori e dentro casa, e che per comodità, vicinanza con la scuola e cose del genere, il bambino sta da me e ci alterniamo con il mio ex per accompagnarlo, farlo pranzare e cenare, aiutarlo con i compiti e via di seguito. il mio ex adora fare cose con il figlio nel periodo festivo. si divertono, lui, il bimbo e la sua nuova compagna, e da anni ormai abbiamo deciso che sia lui a organizzare le vacanze per il bambino mentre io, letteralmente, mi riposo, esco, ne approfitto per fare un viaggio da sola, e, se non ce la faccio a stare a sentire la mia famiglia che mi tortura con le sue pressioni, me ne sto per conto mio a leggere, svegliarmi quando voglio, mangiare quando voglio.

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Perché le madri dovrebbero comportarsi tutte allo stesso modo?

6a00d8345159f569e2014e8af39c2e970d-400wiLei scrive:

“cara eretica, sono mamma di una bambina di sette anni e sono separata da due. con il mio ex abbiamo raggiunto un compromesso, per la serenità della bambina, e teniamo la piccola metà settimana ciascuno. la bambina sta bene, è seguita, ha più figure adulte di riferimento, compresi i miei parenti e quelli del mio ex, e non è mai successo niente di spiacevole, almeno fino a pochi giorni fa.

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#MascolinitàFragile: Cosa significa essere un uomo transgender?

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Di Andrew Cacciatore

Premetto che quanto sto per scrivere è semplicemente il mio personale modo di vivere la mia condizione di uomo transgender e che non rappresenta la condizione generale.
Credo sia fondamentale che ognuno, cisgender e transgender, viva il genere che sente più suo nel suo personalissimo modo; ma trovo essenziale lasciare una mia testimonianza per mostrare alla gente come le minoranze sessuali e di genere siano facilmente vittime di abusi.

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Diario di una famiglia tradizionale: possono gli affetti essere davvero liberi?

I venti estivi si sono placati, le zolle di terra ne hanno assorbito la caduta. La penombra ora è precoce e confortante. Il silenzio è languido e senza pretese come quello che lascia il vento quando si ritrae sotto un manto d’erba e ne scrolla le punte simulando una carezza peccaminosa troppo simile a quella di mio marito sulla coscia di un’altra donna, nell’umidità acre di un abitacolo ingombro di vestiti – fuori la tramontana, e poi la cantilena luminosa di un’insegna pop – una carezza a mano aperta, la pelle fredda è fredda e vigile, lui accarezza lei, la pelle è fredda e pronta. Ho sillabato la scena con diligenza chirurgica, insistenti pause sui fotogrammi dei possibili incastri, delle possibili combinazioni dei sentimenti. E’ stato nel bel mezzo di un’estate di venti che mi si erano già insinuati sotto la camiciola, gonfiandola, lasciandomi nuda come lo stelo di un palloncino, che mio marito me lo ha detto, dando il via alla sequenza visiva, al mio involontario peccato voyeuristico – ho fatto l’amore con lei, ha detto – la nocca che accarezza il labbro, lo sguardo franco e dolce, la pressione sotto il bacino – ho fatto l’amore con lei, ha ripetuto. Il macramè dell’orlo della tovaglia si è impennato al vento e ha continuato a sfarfallare.

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Childfree by choice e lo stigma della donna a metà

https://www.youtube.com/watch?v=MDoKlGc48AY

di Federica Bufo

Bambole, biberon, carrozzine e tutto il corredo per giocare alla baby mamma.
Se mi sforzo riesco a ricordare anche Barbie Incinta, che ospitava in grembo un feto che si poteva rimuovere;doveva essere un giocattolo educativo,che trasmettesse il senso di maternità.
Io lo trovavo “creepy” anche da bambina.

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A lui che non tiene conto dei miei desideri (sessuali)

Non serve tu mi dica come muovermi, spostarmi, comportarmi. Non serve che mi insegni a far l’amore perché i miei bisogni sono stampati sulla pelle e in quanto ai tuoi è da lì che devi cominciare, senza ipocrisia, senza mascherare nulla con una finta filantropia. Probabilmente ho qualcosa da insegnarti anch’io, e se mi vedi abile e intenta a prendere l’iniziativa mi farai un gran favore, tu a me, se non ti ammosci, non ti scoraggi, se non viene meno il tuo bisogno di apparire macho. Perché sarai il mio partner se cedi un po’ il comando, se il sesso per te non è gestione univoca del potere, se non è un passo singolo ma è una danza che contempla anche la mia presenza.

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Perché ad una madre è vietato parlare dei propri disagi?

Lei scrive:

Mi chiedo dove sbaglia una mamma quando dice che fatica con i propri figli, se sbaglia a dire che pur amandoli profondamente rimane una sottile distanza fra lei e loro incolmabile perché la fatica di occuparsene è troppa. Mi chiedo perché una mamma che ha deciso di tenere un figlio che non voleva debba stare in silenzio di fronte alle difficoltà e debba ascoltare giudizi o consigli non richiesti, quando forse le basterebbe potersi aprire e sapere che non c’è nulla di malato in quello che prova.

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Sono una puttana scema, felice di esserlo

Lei scrive:

“Cara Eretica, sono una ragazza di 21 anni. Vivo all’estero, ho avuto un’infanzia con un padre difficile ed esperienze da dimenticare, ma sono qui e resto qui.

Per alcune persone sono lesbica, per altre bisex. Io non voglio etichettarmi, lo odio. Se mi innamoro, mi innamoro. Poco mi importa di cosa ha tra le gambe.

Ragazza con una situazione difficile, esperienze negative, bullismo a scuola, relazioni serie (e intendo non quelle relazioni fatte perche mi sentivo sola, ripieghi, solo sesso). Come molti anche io nell’adolescenza ho fatto le mie belle cavolate, ho problemi con il mio aspetto, non sono alta e magra e sinuosa, non si girano tutti per guardarmi e appena ho potuto me ne sono andata di casa. Un po’ per scelta e un po’ perché costretta dalla situazione socio/economica che mi opprimeva.

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Lettera alle abolizioniste della prostituzione (da parte di una sex worker)

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Care voi, o dovrei dire che care non mi siete proprio, innanzitutto dico che mi avete rotto sinceramente le ovaie con la vostra morale da supermarket delle tradizioni patriarcali svendute come fossero espressioni di alto femminismo. Ne ho abbastanza di sentirmi dire che se la do tanto perderò il rispetto di me stessa, perché il rispetto per me non si realizza a seconda di quante volte allargo le cosce. Quella concezione di rispetto è vecchia quanto il mondo, perfino più vecchia di quanto siete voi. Perciò, spiace dirlo, ma siete diventate volontariamente veicoli di maschilismo. Come certi guardiani del buon costume. Siete responsabili per aver imposto stigmi negativi che pesano sulla nostra testa, come quello che ricalca le vostre parole che fingono di rappresentare il nostro bene. Noi che non comprendiamo quel che le madri pretendono di insegnarci, come la storia del rispetto a misura di consumazione della figa. Me lo diceva mia nonna e anche mia madre, che se la davo di frequente e senza amore perdevo la dignità. E questo è un altro dei vostri perenni insulti nei miei confronti. La mia dignità non corre alcun pericolo. Pensate piuttosto alla vostra. A pesarmi è lo stigma che voi attaccate alla mia pelle, attribuendo al sesso qualcosa che non mi appartiene, come se mi riteneste malata, pazza, cinica o disincantata, comunque anormale, perché non ritengo il sesso quella espressione di intimo calore familiare che a voi piace descrivere alle vostre figlie per indurle a tenere le gambe ben serrate fino all’incontro con il “vero” amore.

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