Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

#CulturaDelPossesso: Mio o di nessun altro (di figli uccisi e dintorni)

Più vengono fuori le notizie attorno all’ultimo delitto compiuto da una donna che ha ucciso prima i due animaletti che si portavano dietro, poi, a colpi di pietre, il figlio e poi si è lanciata da un dirupo, e più mi rendo conto che i contorni che si delineano sono esattamente, in qualche modo, identici a quelli che possono essere visibili quando un uomo compie un femminicidio. Al di là del fatto che insistere con la questione della “depressione”, ponendo uno stigma che riguarda tantissime persone che di fatto non uccidono nessuno, mi sembra solo un modo per dire a se stessi che le persone “normali” no, non potrebbero fare queste cose, impedendo così a chi lo vuole di cercare una risposta preventiva su una faccenda che presenta anche ragioni culturali, ma poi continuo a chiedermi quanto, nella foga di trattare la questione solo quando sono i padri ad uccidere i figli, la rimozione contribuisca a rendere invisibile un fenomeno che invece andrebbe messo in luce.

Continua a leggere “#CulturaDelPossesso: Mio o di nessun altro (di figli uccisi e dintorni)”

'SteFike, Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Satira

A #Vigonovo il sindaco vigilerà sulla sessualità degli alunni

A Vigonovo il sindaco è preoccupato del fatto che nelle scuole possano essere impartite lezioni di educazione sessuale che parlino agli alunni senza discriminare l’omosessualità. Invece no. Bisogna discriminare. Bisogna dire che le uniche relazioni sessuali consentite sono quelle tra uomo e donna. Gli unici essere senzienti che potranno godere del sesso sono etero e tutti gli altri dovranno convincersi, una buona volta, che sono gente traviata. Per meglio comunicare questo concetto ultramoderno il sindaco invierà, a quanto pare, dei consiglieri nelle scuole che vigileranno e in caso di trasgressione segnaleranno il danno al ministero che prontamente, immagino, dichiarerà lo stato d’emergenza. Bisogna sollecitare anche il mondo cattolico che sta prendendo la cosa alla leggera, perciò, in nome di Dio, di Gesù Giuseppe e Maria, si deve riportare il gregge sulla retta via.

Continua a leggere “A #Vigonovo il sindaco vigilerà sulla sessualità degli alunni”

Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Precarietà, R-Esistenze

No allo stigma sulla depressione: chi uccide lo fa per altre ragioni!

Ciao, ti scrivo dopo aver letto il post scriptum di questo tuo articolo. Hai ragione. Il fatto che venga usata la depressione come scusa per giustificare tanti delitti produce un danno alle persone depresse. E’ uno stigma che pesa sulla nostra testa, mentre tutti ci guardano come fossimo potenziali assassini. La depressione provoca, a volte, dei problemi con l’umore e se una persona è già violenta allora può anche reagire con violenza, ma la violenza sta a monte. Secondo me non arriva per via della depressione. Ci sono sempre fattori culturali, ambientali, l’educazione ricevuta, che contribuiscono a fare di te quello/a che sei. Liquidare certi assassini semplicemente come depressi significa che non approfondiranno sulle cause vere dei delitti e allora mi sembra tutto inutile. La depressione diventa solo un altro alibi.

Io ho un marito, due figli, e mi sono ammalata di depressione senza rendermene conto. La malattia mi ha resa incapace di vivere, progettare, dare alla mia famiglia l’aiuto necessario. Ho trascorso ore a guardare la televisione e altrettante ore su facebook a lasciare commenti sciocchi. Dicevo a me stessa che quello era il mio tempo di socializzazione, e nel frattempo evitavo di uscire e di vedere o parlare con persone reali. I miei figli cominciarono a rivolgersi maggiormente al padre per le loro necessità. Mia suocera ne ha approfittato per dimostrare che una vera donna non cede mai allo sconforto e ha cominciato ad appropriarsi di casa mia, cucinando, rassettando, mentre io diventavo semplicemente “la depressa”. E viene meno l’interesse per le cose, tutto comincia a scivolarti addosso e allora puoi immaginare che senza di te il mondo starà meglio, che non sei necessaria a nessuno, e qualche volta, si, pensi al suicidio, cominci a elaborarlo, anche se lucidamente pensi alle implicazioni. Allora pensi che i figli ne soffrirebbero e tuo marito non se lo merita, e ti trascini giorno dopo giorno vivendo solo per gli altri, dando loro l’impressione che stai un po’ meglio. Un giorno un piccolo sorriso, il giorno dopo un abbraccio. E in fondo lo sai che sei ancora viva, stai ancora lì, nascosta da qualche parte, anche se la parte vitale di te non riesce a uscire fuori. Le ore più atroci io le ho vissute di notte, perché a volte la depressione produce insonnia. Si dorme poco e male e poi si resta rincoglionite tutto il giorno. E poi c’è la maniera in cui il mondo attorno a te reagisce. Vorrei dire che sono tutti brutti e cattivi ma non è così. Esistono le persone che vorrebbero eliminare la depressione, in special modo nelle donne, per restituirti ai tuoi compiti di cura, ma poi ci sono le persone che ti amano e vogliono solo che tu esista. Vedi i figli e tuo marito a dimostrarti affetto in modi che neppure sai apprezzare.

Vorrei dire che queste osservazioni può farle una persona depressa, perché essere depresse non significa essere idiote. C’è che non hai la forza di andare avanti e che a volte rispondi male, certo, ma di ammazzare qualcuno io non ho mai avuto proprio voglia. Casomai, come dicevo prima, tra mille sensi di colpa e la vergogna che provavo, l’idea era quella di togliermi di torno per togliere un peso a persone che avrebbero vissuto meglio senza di me. Pensavo che mio marito e i miei figli avrebbero potuto vivere meglio con qualcun altro/a. Ma nel momento stesso in cui lo pensavo mi rendevo conto del fatto che mi stavo sostituendo a loro. Mio marito mi ama, i miei figli pure. Non sono io a decidere con chi dovranno stare. E l’idea del martirio, il sacrificio estremo, per farli felici, mi sembrava perfino ridicola.

Un giorno, poi, ho semplicemente detto basta, sono andata a chiedere aiuto e l’ho ricevuto. Ho incontrato altre persone come me che arrivavano dal medico distrutte e ne uscivano rinate. Pur avendo molti pregiudizi nei confronti dei farmaci ho accettato di prendere piccole dosi di antidepressivi e non è vero affatto che producono allucinazioni o che possono addirittura spingere una persona a uccidere così come si è detto per il tizio che ha ammazzato la donna ucraina. Un bravo medico ti prescrive la giusta dose di farmaci che per un periodo, breve o lungo, ma non infinito, ti permettono di riappropriarti della tua vita, di rimettere a posto le tue cose e di tornare a respirare e vivere. Ai farmaci si accosta sempre una psicoterapia e questa cosa la passa la mutua, non è affatto dispendiosa e si trovano medici bravi che nonostante tante difficoltà fanno del loro meglio per rendere migliore la vita a tante persone in difficoltà.

Non possono darti un lavoro se non ce l’hai. Non possono rendere migliore il tuo matrimonio se è pessimo (ma non è il mio caso). Non è magia e non possono sistemare tutta la tua vita, però provano a metterti in condizione di affrontarla. Se dunque una persona depressa viene curata: quando e come può venirle in mente di uccidere qualcuno? Chi sono queste persone depresse che proprio a causa della “depressione” uccidono mogli, figli, figlie, parenti? Non è forse che c’è chi pensa che il proprio stare male li autorizzi a fare cose che comunque farebbero? E’ come dire che uno che ha bevuto ha fatto una cosa che da sobrio non farebbe. Io qualche volta mi sono ubriacata ma non mi è mai venuto in mente di fare cose diverse da quelle che avrei fatto da sobria. O come quelli che dicono che sono le droghe a provocare la violenza e lì c’entra l’atteggiamento forcaiolo e medioevale di una certa destra. Da giovane ho fumato canne e al più mangiavo troppo per compensare la fame chimica, e ridevo. Perciò bisogna distinguere, forse, tra droghe e droghe e anche tra persone e persone.

Ecco, questo è quello che volevo dire. Perché da quello che si legge sui media il futuro destinato alle persone depresse sarà la reclusione preventiva. Ci inviteranno a suicidarci in massa o ci rinchiuderanno tutti/e in nuovi manicomi perché da noi viene il male assoluto?

F.

Continua a leggere “No allo stigma sulla depressione: chi uccide lo fa per altre ragioni!”

Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Antirazzismo, Comunicazione, Violenza

L’italianità del decapitatore romano

Per quanto sia attualmente impegnata a pensare alla mia salute ci sono delle notizie che mi raggiungono ovunque. Come quella sulla donna decapitata, per esempio, che dapprincipio, per la stampa, era la compagna del decapitatore, poi era solo una di “origini latinoamericane”, e mancava poco che le dessero della prostituta, poi diventò la colf, con probabile e torbida storia da ricercarsi nelle retrovie degli sgabuzzini, tra un passaggio di cera e una pulizia del cesso, e infine, ma solo infine, diventò la colf ucraina di nome Oksana Martseniuk che viene brutalmente assassinata da un bianco, italiano, benestante, trentacinquenne, malato, con manie di persecuzione, in grado di procurarsi farmaci attraverso internet e di immaginare una vita da mercenario in difesa dello Stato di Israele. Uno che aveva armi, una specie di fanatico che viene respinto perfino quando si offre volontario per guerreggiare in difesa di presunte guerre giuste e che massacra con 40 coltellate una donna che lavorava per mandare i soldi alla famiglia.

Continua a leggere “L’italianità del decapitatore romano”

Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Il femminismo satanico e la caccia alla nemica del femminismo

adessobasta

Riflettevo su una deriva scivolosa e neofondamentalista che sta prendendo un certo femminismo, lo stesso che dichiara che la libertà di scelta oramai è paragonabile soltanto alla subordinazione al maschilismo, satana in persona, e mi veniva in mente, per ovvia analogia, un passaggio di un pezzo che ho letto e di cui vi propongo una sintesi. Giusto per dirvi quanto un certo femminismo somigli ad una certa corrente religiosa, quella più, diciamo così, integralista e che giammai potrebbe ragionare con me di cose dell’umano mondo.

Continua a leggere “Il femminismo satanico e la caccia alla nemica del femminismo”

Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Comunicazione, Contributi Critici, R-Esistenze, Violenza

La retorica sul femminicidio non serve a niente

Da un nuovo quotidiano, Il Garantista, oggi per la prima volta in edicola, questo pezzo che condivido perfettamente. Vi segnalo allo stesso tempo un altro pezzo sulla versione online del giornale in cui Angela Azzaro parla della gogna mediatica riservata al presunto “colpevole” nel caso Gambirasio. Buona lettura!

>>>^^^<<<

La retorica sul femminicidio non serve a niente

di Elettra Deiana

Nella tragica vicenda di Motta Visconti ci sono tutti gli elementi per rimettere in scena alla grande quell’horror pornografico che infesta la cronaca nera ed è diventato ormai l’ingrediente indispensabile di questo tipo di informazione. In realtà tutto questo non ha nulla o poco a che vedere con l’informazione. E’ al contrario, una narrazione costruita su una precisa semantica e su precisi meccanismi comunicativi, il cui fine è soprattutto il coinvolgimento emotivo di chi ascolta, guarda, compulsivamente si informa e sa tutto, in ossessiva continuità con luoghi dell’indagine e del giudizio.

Continua a leggere “La retorica sul femminicidio non serve a niente”

Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, R-Esistenze, Violenza

Femminicidi, mostri, forche e giustizialismo

La vignetta di Mauro Biani
La vignetta di Mauro Biani

Facciamo una ri-sintesi? E dunque abbiamo un tizio che dovrebbe essere figlio illegittimo di uno che dice di non avere figli illegittimi. Il Dna sarebbe pure compatibile a quello di una donna, sua sorella o sorellastra, perché in questa fiction non abbiamo capito molto, ma dopo tanto dire che era stato un marocchino perché una cattiva traduzione l’aveva inchiodato senza se e senza ma quest’ultima conclusione parrebbe un po’ più di buon senso. Intanto abbiamo il mostro in prima pagina, quasi ovunque, e poi anche la foto dei figli del presunto mostro, così, tanto per non farci mancare niente, anche se, giustamente, la Procura avrebbe voluto un minimo di prudenza, ché non si capisce come un ministro possa twittare che hanno preso l’assassino se ancora non c’è stato neanche un processo. Il garantismo l’è morto in Italia, e questo si sa, ma è morto anche il buon senso e siamo lì a goderci questi uomini della patria, paternalisti, che difendono donzelle indifese, cavalieri senza macchia e senza paura che twittano e facebookano e poi proclamano che loro, ecco, proteggeranno tutte le vergini innocenti e le madri e le mogli e le femmine sparse, purché non si parli di trans o prostitute o donne migranti rinchiuse nei Cie, perché in quel caso non vedremo mai un tweet del ministro che scrive “l’abbiamo preso!”.

Continua a leggere “Femminicidi, mostri, forche e giustizialismo”

Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Contributi Critici, Culture, R-Esistenze

Anarchismo, pene, criminalità: vendetta sociale chiamata giustizia?

Siccome siamo tutti diventati criminologi e anche fior di compagni e compagne oramai si sono dati al giustizialismo spinto, prendo in prestito questo pezzo che Barbara Collevecchio ha voluto condividere sul suo blog per parlare di delitti e pene dal punto di vista dell’anarchismo. Ringraziando Barbara di aver ripescato Manfredonia vi auguro una buona lettura!

Anarchici: dei delitti e delle pene

di Gaetano Manfredonia

Come hanno affrontato il problema della criminalità i teorici dell’anarchismo? Quali soluzioni hanno ipotizzato? Dall’analisi dei testi dei “padri fondatori” dell’anarchismo, risulta che la vulgata anarchica (“la società liberata non conoscerà crimini”) non trova rispondenza nelle proposte fatte da pensatori come Pierre Joseph Proudhon o Michail Bakunin. Anzi, in scrittori più moderni come Camillo Berneri si trova un approccio molto pragmatico al problema della devianza. Ecco una ricostruzione di quelle proposte fatta da Gaetano Manfredonia, ricercatore all’università di Parigi e collaboratore della pubblicistica libertaria francese.

Continua a leggere “Anarchismo, pene, criminalità: vendetta sociale chiamata giustizia?”

Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Girolimoni, la sposa/madre felice e chissenefrega delle vittime

Cultura del possesso, quando pensi di disporre della vita dei familiari e decidi di porvi fine perché ti sono in qualche modo di intralcio. Ammazza moglie e figli e poi però guai a perdersi la partita di pallone. Però li amava, eh. Eccome se li amava. A un anno dalla legge sul femminicidio in Italia non è cambiato niente. Il piano di prevenzione è ancora lì che attende. Abbiamo solo gli annunci di ministri che su quella legge hanno fatto cassa e consenso elettorale, sulla pelle delle donne, e nel frattempo a chi diceva che era una legge inutile, rispondente solo ad una logica repressiva e paternalista che nulla avrebbe risolto, non è stato dato assolutamente ascolto. Perché in Italia le vittime di violenza sono usate, elevate al rango di status sociale, perché attraverso esse si ricava legittimità, consenso, talvolta perfino fama o denaro, ma delle vittime, poi, in realtà, a chi interessa?

E ancora c’è da ricordare il modo in cui stanno parlando della donna, la madre dei suoi figli, ché se non aveva generato un figlio non c’era neppure da considerarla, come da deriva catto/fascista che ha preso la trattazione del tema della violenza sulle donne, si parla di vittime solo in quanto risorse riproduttive e di cura. Non si parla di altre categorie di vittime. La “vittima”, con tutta la retorica attorno degna di una sceneggiata da cuore/sole/ammore, è tale per il ruolo di genere che le viene imposto e sennò chissenefrega.

Continua a leggere “Girolimoni, la sposa/madre felice e chissenefrega delle vittime”

'SteFike, Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Questa Donna No, R-Esistenze

Se non la pensi come loro sei “serva” dei maschilisti

wildsidezmauzdaquerela

 

Questa, assieme a un’altra donna che allo stesso modo mi insulta da un bel po’ di tempo, pensa che le mie opinioni dipendano dal fatto che io stia “a libro paga dei maschilisti organizzati”. Già che c’è insulta anche Angela Azzaro alla quale va la mia più totale solidarietà.

Ad ogni modo, può starci il fatto che questa tizia non sia d’accordo con me ma lei e l’altra, forse per ragioni diverse, non so, agiscono come fossero ossessionate da me e non passa giorno senza che sui loro profili, bacheche o a commento di post altrui loro inseriscano un messaggio che è rivolto, direttamente o indirettamente a me, e quel commento è sempre vittimista, offensivo, ingiurioso.

Non vi mostro la collezione di screenshot che ho di queste due signore perché voi che leggete non siete né la polizia postale e neppure il mio avvocato. D’altronde a loro è eventualmente dato diritto di replica, cosa che un blog deve garantire. Replica non è diritto di insulto. Replica è quella cosa che non è mai stata garantita a me perché costoro sparlano senza un contraddittorio e dunque possono dire di me tutto quello che vogliono senza che io possa replicare.

Continua a leggere “Se non la pensi come loro sei “serva” dei maschilisti”

'SteFike, Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze, Satira

Di femministe esorciste e altre storie

Le puoi distinguere perché sui loro spazi web solitamente espongono i brandelli di carne delle “vittime” per fare vedere quanto le stesse espositrici sono “vittime“. Potessero tatuarsi la parola “vittima” sulle chiappe lo farebbero, perché vittima è sacro, vittima è davvero bello. Corrente barbaradursista, mancante dell’aureola giallastra che è oscurata dal passaggio di troppa torvitudine rosicante e infausta, procede all’indizione del corteo virtuale di sante indignate in ronda antisessista affinché il web sia ripulito dalle streghe che non pronunciano il verbo come si conviene. Moralizzatrici d’ordinanza e maestrine dalla penna rosa, che amano fare processi virtuali, dare punteggi, promozioni e da prime della classe immaginano di poter anche segnare con fischietto (rosa pure quello) uno stop da cartellino (giallo).

Continua a leggere “Di femministe esorciste e altre storie”

Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

#SexWorking: Porto Sant’Elpidio e l’emergenza prostitute?

A Porto Sant’Elpidio, provincia di Fermo, pare che l’emergenza più emergenza di tutte sia quella delle prostitute. La guerra securitaria contro la prostituzione viene puntualmente raccontata dalle cronache locali e a condurre battaglia è il sindaco, Nazareno Franchellucci, del Pd, che al fenomeno non vuole dare alcuna tregua. Però vado con ordine, perché il problema delle prostitute, in special modo quelle straniere, deve essere parecchio sentito dalla popolazione locale. Non fosse così non si spiegherebbe “l’assalto fascista a prostitute e trans” nel gennaio del 2012, con quattro giovani armati di taniche di gasolio ed estintori che al grido di “Viva il Duce” se la presero con un gruppo di prostitute rumene. Di spedizione anti/prostitute, più o meno dello stesso tenore, ce n’era stata un’altra anche l’anno prima.

A fine agosto del 2013 il sindaco, sicuramente preoccupato per la loro condizione, emana un’ordinanza cittadina con “multe fino a 200 euro per chi si atteggia o si veste da squillo”. Alle prostitute è inoltre proibito “negoziare, concordare prestazioni sessuali a pagamento, intrattenersi con soggetti che, per l’atteggiamento, l’abbigliamento ovvero per le modalità comportamentali, manifestano l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”.
Vietato invece per i clienti “fermare il veicolo in cui si è a bordo al fine di contattare il soggetto dedito alla prostituzione e consentirne la salita”. A parte la multa si parla anche di “sequestro cautelare delle cose che servirono o furono destinate a commettere la violazione o che ne sono il prodotto” (inclusi dildi e vibratori?), e si parla anche di “allontanamento dal territorio in caso di reiterazione del comportamento scorretto.”

Continua a leggere “#SexWorking: Porto Sant’Elpidio e l’emergenza prostitute?”

'SteFike, Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Comunicazione, Market Girl, Satira, Violenza

“Processo pubblico” in difesa delle vittime di violenza!

immagine07Il mio programma ebbe un calo di share. Fu a quel punto che io capii che dovevo cambiare strategia. Così decisi di cambiare anche il mio personaggio. Non più la conturbante e avvenente conduttrice di un programma che mostrava carne femminile, giacché quel che avrebbe venduto meglio, fuori da un mercato di nicchia, in orari accessibili alle grandi masse, sarebbe stato ora il modello della donna/vittima.

Qual è la donna che tra una faccenda o l’altra non ama farsi i cazzi dell’altra e non desidera dire la propria opinione su ogni cosa? Qual è l’uomo che non desidera vedere la donna fragile e da salvare svolgendo anche in pubblico il ruolo di tutore?

Decisi di chiamare il nuovo programma “Processo Pubblico”, da un lato la vittima e dall’altro l’accusato. Un piccolo spazio per svolgere interviste a specialisti del settore, preti, madonne, psichiatri e criminologhe, l’angolo per la libera opinione del pubblico con due fazioni avverse, tifoseria per la difesa e quella per l’accusa, due pseudo avvocati, una parecchio conturbante che parla facendo le veci del diavolo e l’altro santificato con desiderio di salvare la povera fanciulla indifesa, infine l’angolo per lo svolgimento della pena la quale dovrebbe comunque essere inflitta solo dopo aver ottenuto il voto del pubblico. Bisogna telefonare pigiando il tasto uno se siete d’accordo con lei e il tasto due se siete d’accordo con lui.

Continua a leggere ““Processo pubblico” in difesa delle vittime di violenza!”

Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

C’era una presentatrice che strumentalizzava la violenza per ottenere audience

Una volta fui invitata in una trasmissione televisiva, tempo fa. Mi dissero che si parlava di argomenti vari e che la mia presenza era utile perché sapevo cose, avevo fatto cose, avevo scritto cose. In camerino chiedono come sto, e io già non capisco, poi la presentatrice spara il fatto che voci di corridoio dicono che io avrei subito una violenza, però non ne parleremo, no no, è solo per fare due chiacchiere tra noi e darti la mia solidarietà, così dice la conduttrice. Invece arrivo alla postazione, mi siedo, e come avrei dovuto prevedere viene svenduto il mio privato al pubblico che attende dettagli morbosi sulla mia esistenza.

In camerino mi dicevi di aver sofferto tanto – esortava la presentatrice – e il pubblico puntava lo sguardo nella mia direzione sicché già la sola attesa di una mia risposta portò la trasmissione a punte altissime di share. So che non ti piace parlarne perché deve essere parecchio doloroso ma qui siamo tutti con te, guardate pubblico, diteglielo che siamo tutte con lei, fate sentire il vostro calore e affetto. E parte un applauso che avrebbe stuzzicato la vanità di chiunque. Chiunque meno che la mia. Sapete: ho studiato comunicazione, so esattamente quando e come viene usato un fenomeno da baraccone nelle trasmissioni televisive e so quando la persona invitata viene spogliata di dignità e perfino della facoltà di scegliere cosa dire perché quello che importa è fare audience e non c’è altro.

Continua a leggere “C’era una presentatrice che strumentalizzava la violenza per ottenere audience”

Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Pensieri Liberi, R-Esistenze

Consenso e desiderabilità sociale del modello persecutorio

Scrive René Girard, antropologo, critico letterario e filosofo francese, che:

Oggi si può perseguitare solo dichiarando di essere contro la persecuzione. Si possono perseguitare solo i persecutori. Uno deve dimostrare di avere per avversario un persecutore se vuole soddisfare il proprio desiderio di persecuzione.

Da ciò deriva il fatto che chiunque aspiri a perseguitare qualcun@ debba necessariamente provare che quel qualcun@ sia pessimo. Più giù troverete definiti quelli che, secondo Girard, sono gli stereotipi della persecuzione. Tra questi ne trovate uno che parla di credenze, l’accusa rivolta a qualcuno costituisce di per se’ un fatto per il quale non è neppure necessario stabilire una prova.

Continua a leggere “Consenso e desiderabilità sociale del modello persecutorio”