
Sono racconti e la scrittrice giapponese vi include molti stili. Distopico, fantastico, antisessista, sociologico, antropologico e c’è molto altro. Vi suggerisco di cercarla e leggerla perché ne vale la pena.
Nel primo tra i racconti contenuti nella raccolta pubblicata da E/O, il cui titolo è poi stato scelto per stare in copertina, la società che lei immagina ha esasperato la colpevolizzazione delle donne che non contribuiscono alla natalità nazionale e ha addirittura convertito la pena di morte in qualcosa di diverso.
È stato scoperto l’utero artificiale e può essere inserito nel corpo di donne non più feconde e uomini condannati per gravi crimini. Le donne giovani possono scegliere di diventare gestanti e dopo aver partorito dieci volte, giammai bimbi morti perché non vengono contati, potranno ottenere il diritto ad uccidere qualcuno. L’oggetto dell’uccisione si chiama morente e dal momento in cui la gestante lo nomina non potrà più sfuggire alla sua sorte.
La società che la scrittrice descrive non tiene conto della vita degli adulti, a rischio di perire per gli innumerevoli parti o perché denominati quali morenti. Nel caso in cui una donna incinta dovesse perire la condanna per chi ha spento lo sviluppo del feto sarà orribile. Questo il contesto sociale, pregno di retorica no-choice, che la geniale scrittrice crea per raccontare la società di oggi, le pressioni cui sono soggette le donne, l’ipocrisia di chi difende un feto ma se ne frega della vita della donna che lo porta in grembo.
In un susseguirsi di scambi di ruoli, con una credibile definizione di modello sociale, il racconto sintetizza egregiamente molti dei temi che ci sono cari. Io continuo a leggere il resto del libro e auguro a voi buona lettura.
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1 pensiero su “Parti e omicidi – di Murata Sayaka”