
Sara di Pietrantonio è stata uccisa a Roma nel maggio 2016 dal suo ex Vicenzo Paduano. Prima nota: quado si parla di femminicidio è orrendo pubblicare la foto dei due abbracciati e sorridenti. Non rappresenta nulla di ciò che è successo. Evitate. Seconda nota: la sentenza definitiva di condanna per Paduano, come ricorda l’investigatrice, nel documentario Ossi di Seppia, parla anche di stalking come elemento comprovante la premeditazione che gli costa l’ergastolo. E’ la prima sentenza che mette in relazione le due cose ed è importante in termini culturali.

La relazione tra Sara e il suo femminicida è di dominio e controllo, non ha nulla a che fare con l’amore. Lui la controllava, la inseguiva, monitorava ogni comunicazione tecnologica della ragazza, infine la iduceva a isolarsi, la schiacciava con un senso di possesso vomitevole e massacrava la sua autostima, non incoraggiandola, al contrario, sminuendo le sue capacità nello studio e nella vita. Quando lei tenta di lasciarlo lui le tende una trappola, parte preparato, la cosparge d liquido infiammabile, lei fugge, ci prova, lui la insegue, la immobilizza, poi la strangola, infine la copre di foglie e le dà fuoco, la cancella, come se lei non fosse mai esistita. Secondo l’opinione maniacale e criminale del femminicida gli stava restituendo il male che lei gli aveva fatto. Ma non era lei ad avergli fatto male. Cercare la libertà non è “fare del male”, salvo per colui che ti ritiene schiava e trova oltraggioso che tu possa esigere di emanciparti. Il femminicida schiavista è un modello dominante nella nostra cultura, incoraggiato da tutti i maschilisti che ritengono ragionevole prendersela con le donne che vogliono esercitare libertà di scegliere il meglio per se stesse. Come dicevo in un precedente post lo stalking non è ma fine a se stesso ma è preludio di premeditazione di un femminicidio. Tenetene conto, tutti e tutte.
Un abbraccio alla madre e a tutte le persone che amavano e amano Sara.
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