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Melania Rea: fu un femminicidio?

Melania Rea viene uccisa nel 2011, secondo la sentenza definitiva, da suo marito Salvatore Parolisi. Il documentario Delitti in famiglia dedicato, molti anni dopo, al caso di Melania, fa emergere un quadro molto più complesso rispetto a quello recepito dal circo mediatico di allora. La criminologa intervistata parla di un rapporto maltrattante, vessatorio, in termini psicologici ed economici, e riguardo al condannato parla di personalità narcisistica, dedita al controllo, a partire da ciò che lui diceva nelle interviste, parlando di lei come della bella donna che a lui restituiva piacere per il fatto che gli altri la guardassero. Melania, in quelle interviste, scompare, non c’è, esiste solo per la gratificazione del marito.

Non c’è neppure il fatto che vivesse isolata, lontana dalla famiglia, che lui, secondo le testimonianze, non volesse concederle un’auto che la rendesse autonoma, neppure se a mantenerla fosse stato il suocero. Nel frattempo organizzava la vacanza ad Amalfi con quella che i media definivano amante della quale sarebbe andato a conoscere gli ulteriori suoceri solo poco tempo dopo il ritrovamento del corpo di Melania. Secondo la legge che riconosce oggi diritti per i figli delle vittime di femminicidio la figlia di Melania ha cambiato cognome e ha preso quello della madre. Il padre, ancora in carcere, condannato in primo grado all’ergastolo per l’aggravante della crudeltà, in epoca in cui non si parlava di femminicidio, in cassazione ha goduto di un abbassamento di pena fino a vent’anni, senza l’aggravante. Uscirà tra pochi anni, si immagina.

Il quadro indiziario emerso dall’inchiesta, secondo le dichiarazioni degli inquirenti, descrive l’uomo come un depistatore, che avrebbe fatto finta di essersi perso la moglie, denunciandone la scomparsa, poi intercettato telefonicamente continuava a tenere viva la relazione con un’altra donna. La criminologa intervistata immagina che l’uomo abbia reagito nel momento in cui Melania, forse resasi conto del fatto che il matrimonio non era sanabile, volesse compiere un atto di autodeterminazione e sfuggire al suo controllo. Lo testimonierebbero le trentacinque coltellate, poi la messa in scena con segni sul corpo martoriato che portassero a conclusioni lontane dall’ovvio.

Oggi, quando possiamo dire che in Italia un femminicidio avviene ogni tre giorni, la trasmissione rianalizza sotto questa luce il delitto. Vederlo fa male ma è un’analisi lucida e un approccio intelligente da parte dei parenti di Melania.

Tutta la mia stima e solidarietà alla figlia, ai parenti, alle persone che amavano e amano Melania.

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1 pensiero su “Melania Rea: fu un femminicidio?”

  1. Parolisi, Turetta… sono accumunati dall’incapacità di considerare Altro la partner, dall’incapacità di cambiare prospettiva, di provare empatia. In un mondo piendo di un sè senza dimensione e senza limiti.

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