
Jane abita in Corea ed è una scrittrice affermata. Prima di questo però ha vissuto come bimba adottata negli Stati Uniti, con genitori che non la capivano né si informavano circa il razzismo che la ragazza ha dovuto subire per molto tempo. In ultimo, quando pensava che al college non avrebbe più avuto problemi ha trovato uno stalker, Jim Martin, il quale la riprendeva di nascosto, la seguiva, la terrorizzava e poi comprò tutto l’occorrente per condurre un piano di sequestro, stupro, uccisione e sepoltura di Jane.
Si fece beccare solo perché sparò colpi di pistola alla macchina in cui il padre adottivo di Jane si era appostato perché qualche giorno prima Martin era riuscito a entrare in casa loro, urinare nel loro bagno, sporcare, sdraiarsi sul letto di Jane, annusare le sue mutande. I genitori di Jane non capirono mai fino in fondo ciò che stava vivendo la ragazza e soprattutto che non era per nulla colpa sua. Non capivano perché si sentisse violata, stretta nel terrore, paralizzata, sotto controllo, così come la voleva lo stalker. In fondo non era riuscito nel piano di stuprarla e ucciderla, dunque perché preoccuparsi.
Eppure quella violenza taciuta per Jane è diventata motivo per cambiare nazione, non comunicare più con i genitori adottivi, cercare una propria dimensione reale in cui poter essere se stessa. Nei suoi scritti parla dello stalking, di una forma di violenza che prelude ad altro, certamente, ma di per se è deleteria, ti annienta, ti massacra. Lei dice: “a volte avrei voluto che lui mi avesse stuprata davvero per poter avere il diritto di rivendicare di aver subito una violenza tangibile… poi ho cambiato idea… dovevo solo cambiare la cultura attorno a questa forma subdola ignobile di violenza“.
Per affrontarla, all’inizio, soprattutto quando le dissero che lui aveva comprato anche una pala per seppellirla, si rivolse ad uno psicologo e poi i genitori adottivi la internarono in un ospedale psichiatrico, cosa di cui lei non aveva bisogno. Il fatto di non comprendere che la violazione su Jane, che Martin l’abbia fisicamente toccata o meno, sia comunque avvenuta è il tema su cui si concentra quando racconta anche di altre esperienze.
Tutte di donne che non pensano di aver subito una “violenza vera” perché non sono state fisicamente stuprate o uccise. Eppure sono state violate ed è per questo che lo stalking dovrebbe essere preso più sul serio, da chi legifera ma soprattutto da noi stesse quando lo subiamo. E’ violenza. Non esiste una violenza di serie A e di serie B. Si tratta di violenza di genere e ti devasta. Ti rimetti in piedi quando essa viene riconosciuta, puoi nominarla, diventa parte del tuo vissuto, senza negazioni né ipocrisie o svalutazioni
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