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Francesca, il suo femminicida invoca l’infermità mentale?

Giuseppe Gualtieri, nel dicembre 2018, a Davoli (Catanzaro), uccide l’ex moglie Francesca Petrolini e Rocco Bava, il nuovo compagno. La storia è narrata in una puntata di Amore Criminale.

Il femminicidio è annunciato, dalle tante minacce e dalle tante denunce che la donna aveva fatto in relazione ad esse. Lui non è stato fermato. Aveva più volte manifestato la volontà di uccidere l’ex moglie o assoggettarla al suo volere, tutti sapevano, nessuno ha fatto nulla, dice una parente intervistata. La separazione era avvenuta dopo vent’anni in cui la donna aveva dovuto assistere materialmente all’uomo alcolista e dedito alla droga. Poi aveva deciso di voler andare avanti e rifarsi una vita. Non le è stato permesso. La difesa del femminicida in aula dichiara che lui non aveva intenzione di uccidere, non c’era premeditazione e avanza l’ipotesi dell’incapacità di intendere e volere, difesa sempre più usata dai tempi in cui, nel 1981, è stato cancellato il delitto d’onore. La condanna in primo grado non accoglie tali richieste e l’uomo viene condannato all’ergastolo. Nel giorno in cui viene mandata in onda la trasmissione, 2022, si attende l’esito dell’appello. Non sappiamo come sia andato.

Quel che dalle testimonianze è possibile capire però è che non si sia tenuto conto del crescendo di violenze che avevano avuto inizio durante il matrimonio. La violenza domestica è già un passaggio di premeditazione che porta all’atto ultimo, all’uccisione di una donna. Dovessero concedergli l’infermità mentale farebbero un torto alla donna e a tante come lei che combattono contro ex mariti violenti. Perché il femminicida non è malato ma un figlio sano del patriarcato.

Nascondere armi da fuoco, andare a recuperarle, uccidere e poi scappare, per chi ha dato la prima sentenza, dimostra l’intenzionalità. L’avvocato della difesa parla di possesso e gelosia ma noi sappiamo che sono solo scuse e queste parole, in un femminicidio, non dovrebbero proprio essere usate perché le donne non sono di proprietà di nessuno. Non lo era Francesca. Non lo è nessuna di noi.

Contro il femminicidio sempre, e solidarietà alla famiglia di Francesca e di Rocco, vittima collaterale di un uccisione atroce.

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