
Alcuni casi analizzati che possono chiarire meglio quel è la situazione negli Stati Uniti, dopo le riforme sul diritto di famiglia volute dagli antifemministi. La prosopopea vittimista dell’ex marito colpito dalla cattiveria dell’ex moglie e di chiunque la aiuti ha portato Tony Villegas a uccidere nel 2008 l’avvocatessa Melissa Britt Lewis, colpevole, secondo l’omicida, di aver aiutato l’ex moglie a proteggersi da lui, un marito violento, e ottenere la separazione e la custodia dei figli. Melissa ha pagato a caro prezzo l’aiuto dato all’amica e lui non ha mostrato pentimeto se non un miagolio all’udire la sentenza di condanna.
Secondo caso: nel documentario “Il serial killer di Long Island, la vera storia“, due promettenti podcaster conduncono un’inchiesta che svela le complicità di polizia e persone d’alto bordo nel fare ostruzionismo nelle indagini che altrimenti potrebbero svelare qualcosa di inaudito: le donne di cui sono state trovate i corpi, numerosi, fuggivano o sono state rese vittime durante festini organizzati in cui erano presenti personaggi potenti in un mix tra droga e prostituzione. I podcaster dunque smontano la teoria del serial killer ma raccontano che le vittime possono essere state uccise da più persone seppur nello stesso contesto: un contesto fatto di sesso, droga e sfruttamento della prostituzione.

Ultimo caso, interessante, perchè svela un risvolto di cui una nostra amica ha già parlato. Le riforme sui diritti di custodia, per evitare di pagare gli alimenti, hanno portato allo scontro tra patriarchi, il patriarca uno, colui che non vuole pagare gli alimenti e chiede la custodia e patriarca due il padre della ex moglie cui stanno per sottrarre il figlio. Una faccenda di questo tipo, sebbene dai contorni alquanto loschi, è avvenuta a Vienna, Virginia, luogo in cui è John Kovalczyk a metà anni ’90 è stato vittima di una esecuzione. Colpevole del suo assassinio parrebbe essere Ralph Shambaugh, a quanto pare assoldato dal padre della ex moglie di Kovalczyk, padre che, assieme alla moglie, si sarebbe suicidato lasciando una lettera decisamente poco chiara sulla faccenda.
In una puntata dai toni misogini di Nightmare next door si parla del fatto che la vittima fosse stata un dipendente della Defense Intelligence Agency statunitense, poi si era messo in proprio e aveva iniziato a fare il costruttore. Aveva sposato una donna figlia di un noto imprenditore locale e quando aveva avviato le pratiche per il divorzio pare fosse in bancarotta, perciò niente alimenti per i figli, per i quali tuttavia chiedeva la custodia. Ciò quanto affermato dalla ex moglie nel documentario. Dopodiché senza prove precise, ma solo indiziarie, gli investigatori hanno trovato un legame tra alcuni uomini: il padre della ex moglie, morto suicida assieme alla compagna, un suo conoscente con il quale condivideva la passione delle armi, incaricato secondo gli investigatori, di compiere l’esecuzione. Da notare che per essere un padre preoccupato per la figlia e i nipoti non ha dimostrato grande delicatezza dato che l’esecuzione è avvenuta mentre la vittima era con uno dei figli. Non solo: i cospiratori avrebbero eliminato anche un altro uomo, un autista, che non sapeva nulla del fatto, però fu ritrovato sepolto in un terreno riconducibile alla cospirazione. Un gran casino, insomma. Tuttavia eccolo lo scontro: il punto è che le riforme volute dagli antifemministi hanno riportato le donne indietro a riconsegnare il proprio destino se non ai mariti invece ai padri. Lotte testosteroniche e le donne a fare le figure delle megere che vengono additate, sebbene senza prova, come menti manipolatrici di tutta l’operazione.
Che ne dite?
E’ il progresso, baby. Si torna a chiedere aiuto a papà perché il marito si comporta male. Anni di lotte femministe gettate al vento, grazie agli antifemministi.
La ricerca continua.
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