
Nell’America di Law & Order le cose in effetti stanno un po’ male, come ho già scritto. Questa vicenda è avvenuta nel Connecticut e spiega il perché il tasso dei femminicidi negli Usa è tanto alto.
Tiana incontra quest’uomo che si spaccia per quel che non è. Dice di essere laureato, con un importante impiego in una grande azienda e che ha subito un grave torto dalla ex che addirittura avrebbe mentito al punto da mandarlo in galera. Il pregiudicato in effetti è finito in carcere ma non per le ragioni da lui immaginate. Aveva violato un ordine restrittivo, cosa che costituiva un precedente per qualunque poliziotto che fosse interpellato a intervenire in un nuovo caso di stalking. Quando Tiana scopre che lui è solo un bugiardo e perfino violento l’uomo inizia un balletto condito di codici linguistici che noi ben conosciamo, quelli coniati dagli antifemministi, quelli che per ogni denuncia fatta da una donna parlano di “false accuse”, quelli che tolgono credibilità alle vittime esponendole ad un pericolo enorme.
Lui interpella un poliziotto per farsi accompagnare a prendere le sue cose a casa di Tiana, giusto per confondere le idee su chi fosse la vittima tra i due. Poi inizia a perseguitarla, inventa perfino una falsa fidanzata, attribuendo a lei mail inviate a Tiana, atti in violazione dell’ordine restrittivo che Tiana aveva richiesto, mentre inseguiva la ex, le bucava le ruote dell’auto, la minacciava di farle del male quando nessuno poteva ascoltarlo e in pubblico chiedeva anche lui un ordine restrittivo contro di lei. In questa confusione di inutili atti istituzionali quando lei porta prove solide a conferma del fatto che l’uomo aveva violato più volte l’ordine restrittivo il poliziotto che riceve la denuncia (una tra le tantissime fatte da Tiana, sempre inascoltate) non controlla i precedenti dello stalker ma lo avverte per telefono circa l’avvenuta denuncia. Tiana pensa che stavolta potrà dormire tranquilla, invece l’uomo la attende sotto casa e la accoltella a morte.
Solo dopo molto tempo un’inchiesta a verifica delle responsabilità della polizia ha riconosciuto che c’è stata una lieve disattenzione e hanno liquidato una somma di risarcimento ai genitori di Tiana i quali l’hanno subito devoluta a supporto di una associazione contro la violenza di genere. Per riparare alla questione lo Stato del Connecticut ha deciso che quando una donna va a presentare una denuncia deve compilare un questionario (assurdo all’inverosimile) per permettere ai poveri poliziotti ignari di valutare il livello di pericolosità in cui ella si trova. Nel caso in cui vi sia una violazione di un ordine restrittivo allo stalker viene impiantato un chip, no, un braccialetto gps elettronico per monitorarne la posizione. Non ho ben capito cosa avviene se il braccialetto segnala che lo stalker sta violando l’ordine restrittivo. Gli inviano una scossa via etere? Si paracadutano lì per fermarlo in tempo prima che ammazzi la ex? Non si capisce. Quel che si capisce è che queste sono le nozioni elementari e inutilmente giustizialiste di cui si nutre anche la nostra destra italiota. Quando arrivano proposte di questo tipo provate a cercare le statistiche dei femminicidi negli Usa, patria di braccialetti, sorveglianze varie, pena di morte e carcerazioni dure e secolari, con il sistema di rilascio su cauzione (e libertà “vigilata”, non si capisce come) per ripagare gli stipendi di chi opera in quel fallace sistema di giustizia. Così capite che tali proposte sono assolutamente inconsistenti e inutili. Se non si opera un cambiamento culturale non c’è alcuna prevenzione. Un sistema patriarcale, fondato sulla “protezione” giustizialista della vittima da parte dello Stato forte, non può essere affatto fondamento di tale cambiamento perché ne è complice.
Tiana di fatto è morta, nessuno l’ha ascoltata, nessuno ha fatto niente per prevenire il femminicidio. E sono certa che se a Tiana avessero consegnato il questionario per spiegare il grado di pericolosità in cui si trovava l’avrebbe stracciato seduta stante.
La ricerca continua.
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