Antisessismo, Culture, Violenza

Contrattacco maschilista: il primato degli USA per i femminicidi

Dagli anni settanta in poi si è registrato un aumento dei casi di femminicidio dovuti al contrattacco maschilista in opposizione alle leggi su aborto, stupro, violenza domestica, divorzio e affido dei figli. Secondo un’indagine della Thompson Reuters Foundation gli Stati Uniti si piazzano, secondi solo a paesi del Sud Est asiatico, tra i primi dieci paesi al mondo in cui le donne sono in pericolo. La tendenza è stata registrata anche da FBI, OMS e ONU (qui il pdf). Ulteriori dati stabiliscono che in America viene uccisa una donna ogni cinque ore. Molto spesso perisce perché perfino a chi è condannato per stalking viene concesso l’uso di un’arma da fuoco. Il diritto a possedere un’arma, in Usa, è prioritario rispetto al diritto delle donne a non essere uccise. Più di recente i casi di femminicidio vengono messi in relazione al regresso delle leggi sull’aborto in alcuni tra gli Stati confederati. Nell’analisi di alcune organizzazioni contro la violenza di genere i femminicidi vengono contestualizzati nella descrizione di una crescente opposizione del father’s right movement a separazioni, divorzi e affidi pacifici. Si spiega che le donne non vengono credute quando denunciano le violenze di un ex marito e anzi sono costrette a condividere l’affido dei figli, quindi a tenere contatti con l’ex, pur in presenza di abusi.

La cultura scaturita dall’opposizione ai diritti delle donne in relazione a divorzi e affidi ha generato una nuova ondata misogina che legittima alcuni uomini a dire e pensare, come è stato dichiarato, che “piuttosto che darle il mantenimento la ammazzo”.

Quest’ultima affermazione va attribuita a Robert Pann (nella foto), condannato per l’omicidio di Bernice Gray. I due, dopo la nascita di una figlia, per il maniacale bisogno di controllo di Pann, il quale si era perfino opposto alla scelta di Bernice di partorire con l’epidurale, si separano. Lei lo lascia dopo varie discussioni in cui lui era stato violento. Va a risiedere presso la casa materna con la bambina. Lui cerca invano di convincerla a tornare insieme e poi la uccide. Un testimone riferisce la frase che ho citato sopra. Il mantenimento a cui si riferiva era per la bambina. Fino al termine delle indagini che hanno dimostrato la sua colpevolezza lui ha tentato di ottenere la custodia della figlia per non pagare gli alimenti. Non contento del primo femminicidio, mentre faceva finta di nulla e respirava liberamente, aveva tra l’altro tentato di uccidere un’altra donna che lo aveva rifiutato. La sua storia è narrata in uno degli episodi di American Monster, disponibile su Apple Tv.

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1 pensiero su “Contrattacco maschilista: il primato degli USA per i femminicidi”

  1. Non mi stupisce per niente questo schifoso primato USA. Purtroppo non è che in Italia le cose vadano tanto meglio. Mi sembra ieri quando proiettammo in tutta italia “processo per stupro” e le cose non sono poi migliorate tantissimo, nonostante siano passati decenni. La cultura maschilista continua ad imperversare ed anche i diritti fondamentali come l’aborto sono troppo spesso negati. Solo una vera rivoluzione culturale potrà cambiare le carte in tavola

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