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Leggi moraliste: Un po’ di storia per Roccella e Governo Italiano

Saprete che alla denuncia di stupri di gruppo e ai femminicidi il governo, sotto spinta delle donne come Roccella e le sue colleghe radical feminist (quelle che non rispettano le scelte libere delle donne e che insultano le s3xw0rkers), ha risposto con leggi inutili, moraliste, censorie e soprattutto criminalizzanti per le donne che osano praticare mestieri in cui due adulti consensuali offrono performance per altri adulti.

Secondo il loro punto di vista lo stupro di gruppo dipenderebbe dal p0r.n0.

Vi racconto una storia, un documentario su netflix può aiutarvi a ricordarla. Richard Cottingham era una sorta di family man, padre di famiglia, sposato, che sin dalla fine degli anni ’60 ha torturato e ucciso adolescenti, donne, prima scegliendole nel vicinato, poi nei quartieri più in là, infine a New York in cui Times Square era un segmento cittadino dove tante donne, soprattutto sex workers, transitavano. Le sue prime vittime – parola di detective intervistato – erano adolescenti “innocenti” e “giovani madri”, come se per un assassino di donne questo costituisse un aggravante. In realtà quella che viene proiettata socialmente è la mentalità di chi investiga e poi ne discute pubblicamente. Dunque la “innocenza” della vittima era importante solo per polizia e giudici. Caso vuole che se non fosse stato per la testimonianza di donne meno “innocenti”, purtroppo non quelle uccise ma solo le sopravvissute per un pelo, di quell’assassino non si sarebbe saputo nulla ma tant’è.

Anni ’70: a Times Square regnava il business degli spettacoli per adulti. Era pieno di luoghi di vario tipo, incluse librerie per adulti e cinema per adulti. Poi c’erano le sex workers di strada, con protettore che su un film come Taxy Driver sarebbe finito steso su un pianerottolo con un proiettile in testa. In ogni caso il punto era che tutto quel business era gestito da uomini e che le leggi penalizzavano le donne. La legge sullo stupro dell’epoca diceva che lo stupro poteva essere riconosciuto come tale solo se c’era un testimone a confermarlo. Valeva per donne di ogni tipo, figuriamoci chi avrebbe creduto ad una sex worker. Inoltre, pur non essendoci un divieto per adescamento, le uniche retate fatte dalla polizia coinvolgevano solo sex workers che venivano schedate e arrestate. Una sex worker non poteva denunciare uno stupro perché avrebbe dovuto dire per quale ragione si trovava con un tizio che l’aveva stuprata e dunque per lo stesso mestiere che l’aveva portata in quella tal strada la polizia avrebbe arrestato lei e non lo stupratore. Questa era la situazione. Infinitamente diversa da quella data in pasto al pubblico con la serie tv Law & Order.

Quando a Times Square, in un hotel nei pressi, trovarono le prime due vittime, di una riuscirono a scoprire l’identità perché schedata per quella che allora si chiamava “pr0stit.uzione”. La denominazione successiva è stata scelta dalle lavoratrici del settore proprio per scacciare lo stigma culturale che in fondo riguarda tutte le donne definite put..ane, t.0ie, prosti.tute, eccetera. Lo stigma uccide, dicono, ed è vero. Tant’è che su quelle prime vittime si fece poco o quello che si fece coincise soltanto con una azione di moralizzazione della zona che rispondeva ad interessi di gentrificazione del quartiere. Anni dopo avrebbero Disneyzzato il quartiere con mcdonald, altri brand in franchising, e via così. Potete constatarlo oggi voi stessi.

La moralizzazione ovviamente riguardò il commercio di spettacoli per adulti, non fosse che tre quarti di quegli affari erano gestiti dalla mafia e non furono toccati. Toccarono solo indipendenti, librerie per adulti dirette soprattutto da gay per gay, centri per bagni comuni tra uomini gay, botteghe per massaggi. Ciò che apparteneva alle mafia fu chiuso solo in seguito, perché l’Aids aveva dato una sterzata a tutto il settore, punendo chi vi lavorava, e spostato in altri lidi più accoglienti. Quel che è veuto fuori nella campagna #Metoo a proposito di ciò che succedeva alle donne in certi settori e con certi uomini “famosi” non è che un esempio di ciò che prima era evidente e poi invece nascosto, comunque esistente.

Ad aiutare in quella campagna per cacciare via l’impudicizia da Times Square collaborarono ovviamente le radical feminist che pensavano che “ogni penet.razione è stupro”. Fu lì che il movimento femminista americano si spaccò tra le sex positive della terza generazione (Grandiose!) e le sessantottine che moralizzavano la vita delle più giovani. In tutto ciò non miglioravano le leggi contro lo stupro né si depenalizzò il sex working per le donne che lo svolgevano. Non per i protettori, da prendere a calci in culo e oltre, ma per le ragazze. Si diede solo una ripulita a “quel luogo di tentazioni” che secondo investigatori e il movimento della purezza, incluse le radical feminist statunitensi (tutte buone per imitare le dame di carità contro il consumo di alcolici), sarebbe stato causa di quanto avveniva alle donne. Come dire che se il repubblicano mormone Ted Bundy cacciava donne da uccidere in luoghi universitari in cui gravitava la responsabilità avrebbe dovuto essere addebitata all’università che per questa ragione avrebbe dovuto essere chiusa.

Dunque le donne morivano, venivano torturate, non in casa, come in realtà spesso accadeva, o per via di uomini vicini, ma perché c’era un luogo di tentazioni che accendeva la fantasia dei maschi al punto da generare mostri.

Il “mostro” in realtà si era autogenerato altrove, nel New Jersey. Aveva cominciato con una vicina di casa, poi con adolescenti delle vicinanze, poi prelevava donne che facevano la spesa al supermercato o donne che facevano altro, le minacciava, drogava, torturava, uccideva. Quel che avvenne a Times Square fu solo l’ultima fase del suo esercizio misogino di femminicida. C’erano tante donne, facili da beccare, ma ciò non toglie che non furono protette perché sex workers e se avessero goduto di diritti migliori e se le leggi fossero state diverse avrebbero dato un calcio ai protettori e agli stupratori e avrebbero gestito le proprie vite senza dover subire la paura quando la polizia le obbligava a esercitare in angoli sempre più nascosti.

Ed ecco il punto: in Italia – a Dio piacendo – gli stupri e i femminicidi non sono mai mancati. Esistevano prima di internet, prima di qualunque cosa. Se Roccella e governo non temessero il “pericolo gender”, per visioni colme di pregiudizi contro l’omosessualità, avrebbero acconsentito ad istituire corsi ses.suali per le scuole in cui si dovrebbe insegnare il rispetto dei generi e del consenso. Senza consenso è stupro. Senza consenso è femminicidio. I divieti e le moralizzazioni non fanno diminuire i crimini contro le donne. Le lotte di liberazione delle donne invece sì. Quella mentalità moralista è paternalista, patriarcale tanto quanto la mentalità stessa da cui ha origine la colpevolizzazione di una vittima di stupro e l’aggressione femminicida contro una donna. Se la cultura genera stupratori e femminicidi non è moralizzando il comportamento delle donne, perché è questo che si fa, direttamente o indirettamente, che si risolve il problema. Quella cultura deve cambiare puntando il dito contro gli stupratori e gli assassini di donne. Non pensate anche voi?

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1 pensiero su “Leggi moraliste: Un po’ di storia per Roccella e Governo Italiano”

  1. Una cultura ipocrita e moralista sulla sessualità crea inutili tabù sessuali (inutili nel senso che non avrebbero motivo di esistere). E i tabù sessuali certo incrementano e accendono le fantasie degli stupratori.

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