
Come ben si spiega nell’inchiesta documentaristica che parla dei social network di cui ho parlato in un altro post, alle indagini che mettono i colossi tecnologici di fronte a responsabilità precise, aumento di distu.rbi tra gli adolescenti, i social rispondono integrando le linee guida.
Facebook, in special modo, ha recentemente inviato un aggiornamento che puoi accettare ovvero te ne vai e chiudi profili, pagine, gruppi, qualunque cosa. Le linee guida sembrano la descrizione di un contesto distopico.
Tracce di eugenetica digitale, la psichiatrizzazione discriminatrice a partire dall’IA, di social che, ‘fankul0 alla privacy, vogliono una comunità sana e rimuovono il problema vietando che si parli di sui.ci.dio, aut.olesio.nismo, depr.essi.one, di.stur.bi ali.mentari. Sostanzialmente buttano via i depr.essi o per lo meno gli impediscono di parlarne nel luogo che secondo il marketing sarebbe ideale a collegarti e a lasciarti comunicare di quel che ti pare con chi ti pare.
E’ casa loro. Realizzano maggiori profitti senza i nostri piagnistei depressivi e rimuovendo messaggi che possano minimamente dar l’impressione che non tutti gli utenti siano beatamente felici creano una comunità illusoria più vendibile per chi spende in inserzioni.
Chi vorrebbe spendere per pubblicità illusorie in luoghi i cui frequentatori ti riportano alla cruda realtà? Perciò l’IA di facebook si è messa al lavoro e dopo aver inviato più volte messaggi inequivocabilmente intimidatori (togli l’admin rea di aver pubblicati certi contenuti dalla gestione della pagina o la chiudiamo) ora inviano un messaggio anonimo, firmato “utente facebook”, in cui stabiliscono che alla venuta del nuovo regolamento dell’esperimento carcerario, metà ottobre, la pagina chiude. Fine.
Non so se il messaggio privato sia solo fake, ma per il resto quelli in cui la fonte mi sembra certa non sono meno assertivi. Vai via tu o ti cacciamo via? Bella domanda. Io uso facebook, come altri social, per fare rete con persone che posso raggiungere e hanno tanto da raccontare su violenza di genere e abusi. Non lo uso per me stessa, non mi interessa essere rintracciata dal vecchio compagno di scuola del liceo. Non mi importa affatto di essere a portata di click per gente che non considererei degna neppure di baciarmi i piedi. Perciò non creo profitto, forse. In più le IA sono incoraggiate e si concentrano sulla pagina perché se ricevono un numero sostanzioso di segnalazioni dagli haters maschilisti, razzisti, simili, fanno un conteggio di aritmetica di base. Lei vale uno e quelle segnalazioni valgono mille persone da manipolare, tenendole incollate sul social, inducendo bisogni che forse non hanno, suggerendo loro contenuti che riaffermano solo quello di cui sono convinti, infine inondando le loro home di inserzioni pagate che alimentano le quotazioni in borsa del social.
E’ tutto qui. Dunque care, se la pagina chiude, se non posso più parlare di dolore, traumi, le vostre e le mie storie vissute, è solo perché il social vuole creare una comunità sana.
Se non è eugenetica digitale questa.
Un paio di screenshot sulle nuove condizioni d’uso in cui tra le righe ti dicono che gli dispiace tanto se soffri ma non puoi mostrare cicatrici, specie se associate a “disturbi alimentari” (ecchisenefrega delle autonarrazioni, della contestualizzazione, dei racconti in cui le cicatrici celebrano un riscatto). Capite perché la campagna sul corpo nella pagina ha suscitato l’interesse dell’IA? Leggete e ditemi voi se quando dicono che possiamo parlarne (salvo mostrare o dire o eccetera alle loro condizioni) non sentite un occhio del grande fratello che vi scruta per dirvi brave o cattive.






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