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La vendetta è solo per il maschio alpha

Avrete visto… quanti? Mille film in cui il ragazzo assiste alla morte del padre e della madre e quando cresce corre tra radure semideserte e paesaggi mistici per trovare l’assassino e attuare il suo piano di vendetta. Altrettanti sono i film, ma anche e soprattutto le trame dei libri, in cui il personaggio principale è affranto dalla perdita di moglie e figli, o moglie incinta, figlia, tutte vittime di piani di sterminio lievemente mafiosi: per colpire lui massacragli la famiglia. Il personaggio può essere un uomo comune, uno sbirro, un agente segreto, sempre con quell’aura da seducente depresso pronto a imbracciare le armi e trasformarsi in Rambo per sterminare chiunque abbia attentato alla sua proprietà. Soprattutto negli Stati Uniti questi film sono variamente proposti, per via del diritto a possedere un’arma e poter sparare a chi entra in casa tua, anche solo per toglierti un prezioso da rivendere per sfamarsi. La legittimazione dell’uomo vendicativo è pari a quella esistente in Italia e per legge accettata al tempo del delitto d’onore (non più in vigore dal 1981 – culturalmente in vigore anche oggi). Se la donna è una proprietà dell’uomo dunque eventualmente, nel puro caso lei resti viva, non può essere che si vendichi da sola ma si affiderà all’uomo che la tutela, la possiede.

L’eroismo legittimato nelle trame letterarie e cinematografiche supporta la cultura patriarcale e lascia intendere che una donna non possa vendicarsi mai, dell’uomo che l’ha stuprata, picchiata, quasi uccisa. Le donne possono affidarsi ad altri uomini, mai a se stesse. L’aggettivo “vendicativa”, usato per le donne, assume tutt’altra connotazione. Nulla di eroico bensì qualcosa di diabolico, manipolatorio, ossessivo. Si dice che è vendicativa la donna che denuncia uno stupro (“lei vuole vendicarsi dell’uomo che poi l’avrebbe rifiutata”), di quella che denuncia un marito violento (“lo vuole rovinare per vendetta”), di colei che vuole proteggere i propri figli da un marito pedofilo (“lei vuole vendicarsi di lui perché l’avrebbe lasciata”).

La storia insegna che tali intenti sono più facilmente riscontrabili negli uomini misogini e che gli stessi misogini usano le proprie mentalità distorte attribuendole a donne che non accettano di essere proprietà di nessuno.

Dunque se tanta scarsa letteratura e tante sessiste sceneggiature hanno esaltato il ruolo dell’uomo vendicativo, esaltandone la forza, il coraggio, la magnificenza, l’eroismo, dedicando intere saghe ad un tale che stermina intere congregazioni criminali perché gli è stato ucciso il cane, la moglie, la figlia, altrettante produzioni scoraggiano le donne dalla possibilità di agire da sole. Nel caso delle donne si criminalizza più facilmente il ruolo di “giustiziera”, usato poco o quasi mai se a vendicarsi è l’uomo. Ed ecco quindi che solo alcune opere possono vantare il merito non solo di parodiare le storie con un giustiziere maschile ma di esaltare la forza delle donne quando decidono di vendicarsi.

Nel caso delle donne, come ho già scritto in un precedente post, è gravissimo che ella non si affidi al fratello, al padre, oppure allo stato patriarcale, perfino quando proprio fratello, padre, istituzione patriarcale sono mezzi di oppressione nei loro confronti. Alcune storie che possono rifrescarvi la memoria su quanto il sistema patriarcale giochi ogni possibile carta per rendere le donne impotenti. La prima è l’impareggiabile Kill Bill, volume uno e due, di Tarantino, in cui la protagonista, meravigliosa, ammazza uno per uno, tutti coloro che le hanno impedito di scegliere una vita diversa lasciando colui che ordina lo sterminio. Infine lui si giustificherà dicenda che “ho reagito male“. In effetti è la scusa solita di ogni uomo che se lasciato deruba di figli e libertà la ex, se non della stessa vita, e poi dice che ha solo reagito un po’ male. E’ tutto, capite?

L’altro personaggio che non dovreste perdervi è quello di Lisbeth Salander in Uomini che uccidono le donne e seguito in trilogia. Lei è stata massacrata dal padre, perseguitata dal fratello, stuprata dal tutore cui lo Stato l’ha affidata per la gestione delle finanze, pschiatrizzata per renderla schiava. Infine si libera e aiuta un altro uomo, il giornalista, a far luce su questioni spinosissime. La bellezza della storia sta nel fatto che non serve usare tanto morboso sensazionalismo per parlare di donne morte ammazzate, cosa che oramai vediamo sempre più in film, serie tv, che non sanno come attirare il pubblico se non creando una pornografia dell’interno dei corpi femminili. Squartati, imbustati, fatti a pezzi, incisi in riti strani, scarnificati, poi, sul tavolo del patologo, aperti, depauperati di organi per offrire una visione ancor più dall’interno di quei corpi seviziati.

In Uomini che uccidono le donne la scena nuda e cruda è quella di uno stupro, visto per ciò che è. Nessun sensazionalismo, nessuna retorica vittimista, nessuna analisi del detective uomo che giura di proteggere la stuprata. Lei si protegge, lo fa a modo suo, si vendica, si riappropria della vita che le era stata tolta. Non è semplicemente fantastico?

Antebellum, ve ne ho parlato quando ho scritto che per la sensibilità della commissione morale un film che parla di liberazione di una donna diventa un horror. Lei non va in giro con una accetta a far fuori chiunque le capiti a tiro. Si libera, uccide i suoi torturatori, il suo stupratore, l’aguzzina che la teneva prigioniera. E’ legittima difesa, non è horror, forse vendetta pianificata in un tempo in cui viene comuque torturata, stuprata, massacrata, privata della libertà.

L’ultima storia che vi suggerisco di vedere, al di là della visione del regista, Park Chan Wook, il quale ha inserito quest’ultimo capitolo ad una trilogia sulla vendetta solo per rendere l’argomento più femminile, facilmente comprensibile e meno “rabbioso“. In realtà il film narra altro. Non è al pari delle tre storie di cui vi ho parlato prima ma merita uno sguardo.

Dunque: vi prego di farci caso. Quanti sono i film o i libri che si concentrano sull’eroismo dell’uomo vendicatore? Quanti invece quelli che parlano in modo positivo di donne che si vendicano? La cultura si costruisce a partire dal ruolo che la società ci assegna. Vittime, affidate a tutori, di proprietà di uomini o istituzioni patriarcali. Se reagiamo, ci difendiamo, se ci vendichiamo, siamo donne cattive, streghe, sfuggiamo i canoni morali che ci imbrigliano in ruoli precisi. E anche questo aiuta a comprendere il perché di quel che altri consentono a noi di fare o pensare. Il perché si turbano se pensi e fai cose non consentite. Il perché ogni possibile reazione per la propria sopravvivenza di donne che vogliono sottrarsi a secoli di schiavitù viene etichettata come esagerata. Esagerata un cazzo!

Buona visione?

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