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Horror? Assassini di donne e fanciulle indifese.

Scorrere decine di titoli di film horror dagli anni settanta in poi è illuminante per capire come innanzitutto l’oggetto principale del massacratore di turno è la donna. Squartata, fatta a pezzi, massacrata, sepolta viva, bruciata, e chi più ne ha più ne metta. Togli i film a sfondo sociale con gli zombie di Romero e troviamo la misogina risposta ad Alien con Species, in cui l’aliena non è più contenitore per generare prole mostruosa ma alla ricerca di uomini di cui nutrirsi per rigenerarsi. Molti degli horror sono ispirati alla cultura Usa di Halloween, non c’è scampo. Studentesse senza meta che incontrano uomini folli muniti di asce o machete. In Italia la categorizzazione horror è raffinata quanto misogina. Lasciate stare i tempi di Argento. Viene classificato horror tutto ciò in cui una donna reagisce a violenze e si difende. Così per Antebellum o per Reckoning. Il primo parla di una donna afroamericana che sfugge ad una riedizione del tempo della schiavitù. Non senza aver agito per legittima difesa alla cattiveria razzista di gente del cavolo. Il secondo parla di una donna che non confessa di essere una strega e si difende da inquisitore, denunciante, gente piena di pregiudizi e scappa sottraendosi alla morte.

Si distingue anche una raccolta di racconti titolata Donne da morire, in cui le donne sono massacrate dall’obbligo della cura, dai sensi di colpa per figli che non accettano il materno cibo, dal disagio nel condurre la festa di compleanno di una figlia a qualunque costo.

Tra i tanti film che riprendono il tema degli zombie va ricordato The cured, geniale visione di un mondo che schiavizza e sottopone a torture zombie che sono discriminati e costretti a servire i veri vivi.

Per il resto c’è una grande produzione horror fantasy che parla di vampiri e lupi mannari ma nulla di nuovo su questo fronte dato che sono trame inventate nell’ottocento, da autori di epoca vittoriana, e salvo qualche raro esempio orientale, coreano o giapponese, non c’è nulla che può interessarci. La produzione orientale è tinta di fosche nebbie e storie mistiche ma anche interessante per la produzione post bellica, cybertecnica e post nucleare.

Così mentre gli americani continuano a far sbranare coscette di femmina a squali dentoruti, in Italia si vieta ai minori dei diciotto anni e si classificano gli horror secondo un cliché preciso: le donne non uccidono, secondo mentalità diffusa, se lo fanno è horror, mostruoso, contro natura. Ed ecco che la legittima difesa, la violenza di una donna che si difende dai mostri, diventa horror. Continuo a cercare qualcosa di utile da studiare e consigliarvi. Intanto buona visione.

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2 pensieri su “Horror? Assassini di donne e fanciulle indifese.”

  1. Tante volte, il fatto che le donne siano le vittime preferite degli horror, non è tanto un voler rinsaldare il patriarcato maschilista e fascista, ma la semplice rappresentazione del mondo (patriarcale, maschilista e fascista).

  2. Mi sembra una visione leggermente riduttiva e semplicistica di un genere che, come pochi, ha saputo raccontare la società di volta in volta contemporanea raccontando anche, di conseguenza, il mondo femminile con grande attenzione e partecipazione, soprattutto negli ultimi anni, dove anche il numero di registe donne si sta alzando esponenzialmente ad aggiungere la loro voce al discorso pubblico.
    Per restare sull’horror “classico”, è vero, ci sono alcuni elementi di criticità e la distruzione sistematica del corpo femminile è uno di quelli; si potrebbe ribattere, tuttavia, che la donna è la protagonista per eccellenza dell’horror, che in questo senso si dimostra un genere straordinariamente femminile. L’horror prende una categoria marginalizzata e la mette al centro del racconto, la donna è colei che è in grado di uccidere il mostro e ristabilire l’ordine, oppure è l’unica con le risorse per sfuggirgli e sopravvivere (in genere più e più volte…). La final girl ti insegna che hai, dentro di te, tutte le risorse per battere il male che esiste nel mondo, per uccidere i mostri che esistono e rischiano di divorarti. Ovviamente anche la figura della final girl, in origine, era problematica, ma sono almeno 30 anni che anche la sua figura è stata rimodernata e attualizzata per diventare un personaggio a 360 gradi.
    Anche l’horroro fantasy si è molto distaccato dai cliché vittoriani con cui è nato, e oggi spesso finisce per dire esattamente il contrario di quello che proponevano le sue fonti: basta vedere tutto il lavoro che è stato fatto sul personaggio del vampiro e la sua metafora sull’erotismo.
    E non iniziamo nemmeno a parlare dell’horror orientale, che è vasto e variegato quanto quello occidentale.
    Scusa se mi sono fatto prendere, ma è un genere che amo molto e mi sembra sia stato trattato molto ingiustamente qui!

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