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Fantascienza: il conflitto di classe e lo sfruttamento dei migranti

Il mio nemico, film che non ha avuto gran successo al botteghino ma che è stato ispirato dal magnifico racconto di fantascienza “Nemico mio adorato”, di Barry Longyear, vincitore del premio Nebula e Hugo nel 1980, rintracciabile più facilmente in lingua inglese, è una storia che smette di raccontare la fandonia degli alieni cattivi e colonizzatori e mette un umano e un “alieno”, di tipo rettiliano, in una situazione per cui dovranno imparare non solo a comvivere ma anche a salvarsi a vicenda, apprendendo l’uno la cultura dell’altro e infine stabilendo un patto che riguarderà la prole dell’alieno, per sua specie ermafrodita, che morendo lascia all’umano il compito di crescere il figlio e poi di condurlo nel pianeta natale recitando davanti ai saggi la discendenza, l’albero genealogico che restituisce al bimbo un passato, presente e futuro. La storia è veramente inusuale per il tempo in cui fu scritta e poi messa su pellicola e ci racconta quante cose possono dividere ma anche unire persone che sono diverse per cultura e origine e che gli umani, colonizzatori, amano schiavizzare, disumanizzandoli, quelli che non somigliano a loro. Una storia che consiglio a tutti i razzisti di oggi. Imparereste moltissimo.

Sleep Dealer, film di Alex Rivera, è un meraviglioso affresco distopico che parla di muri eretti tra stati uniti e stati latino americani. Gli Usa non vogliono i migranti ma esigono la loro forza lavoro e dunque li fanno assumere al confine, senza che mai i lavoratori potranno vedere le città in cui lavorano, in luoghi che permettono loro di connettersi a macchine guidandole virtualmente nello svolgimento di lavori di qualunque tipo. Dalla baby sitter al manovale edile, al saldatore, al soldato pilota di droni, tutti restano stabilmente fissi in ambienti insalubri e angusti mentre le connessioni rubano loro energia e vista, a volte rendendoli perfino ciechi. I lavoratori delle sleep dealer non arrivano lì per caso, gli Usa, danno ordine ai droni di bombardare luoghi con gente che vuole solo coltivare il proprio campo, privatizza l’acqua erigendo dighe che poi diventano luoghi di vendita del prezioso liquido. Lasciano in povertà i messicani e poi li obbligano ad accettare lavori virtuali, incluso quello di vendere i propri ricordi, mercificando ogni parte della propria esistenza, perché gli Usa hanno un detto: vogliono il lavoro ma non i lavoratori. Non è forse così?

Paradise, è un film distopico tedesco che racconta come i poveri siano ammassati in accampamenti per rifugiati mentre la multinazionale Aeon invia tra loro dei venditori di fumo che promettono denaro in cambio di anni di vita. Sulla base di una compatibilità genetica i ricchi possono pagare la gente povera per recuperare giovinezza mentre i poveri invecchiano di colpo e di solito muoiono senza poter realizzare nulla di ciò che sognavano. Il denaro non servirà né a restituire loro la possibilità di studiare, lavorare, avere una famiglia, fare dei figli, ma sarà utile giusto a pagare debiti contratti in special modo con aziende satelliti della Aeon. Con un marketing aziendale senza freni l’azienda illegalmente mette in ginocchio l’economia di un possibile donatore di vita a vantaggio di un ricco e vetusto signore. L’azienda si premura di incendiargli la casa, di impedirgli di estinguere il mutuo e per legge pignora anni di vita al soggetto che è stato costretto a metterli a garanzia per l’acquisto della casa che poi è andata in fumo. Poveri che sono sempre più poveri e ricchi che vogliono non solo essere più ricchi ma anche vivere in eterno.

Tre storie che possono darvi elementi utili di riflessione. Molti elementi di attualità che denudano gli stereotipi dai quali siamo massacrati mentre ci fanno sentire in colpa per il fatto di essere poveri, forse migranti, forse perfino giovani senza speranze. Questione di classe, di razza, di genere, tutto in uno, intersezionalmente, quel che ci riguarda.

Buona visione a tutti.

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