Il mio studio sulle trame che costituiscono i maggiori filoni di intrattenimento si è arenato mentre leggevo o guardavo storie che sono la replica delle repliche, remake su remake, plot che negli anni della guerra fredda raccontavano con vigore patriottico le gesta di spie in contrasto con gli intenti di altre nazioni, racconti di ex spie (dato che la guerra fredda è finita) che si sono dati ad attività boscaiole di colpo coinvolti nel salvataggio di tenere fanciulle o donne in pericolo. Storie di uomini abbruttiti in una cella, per chissà quali reati, cui viene offerto il perdono in cambio di una partecipazione poco salutare a missioni sui.ci.de.
Il filone si è arricchito di ulteriori e ripetitive trame, sempre le stesse. La tensione crescente per la cattura di uno squalo, povero squalo; il panico da inseguimento e cattura di neorigenerati dinosauri; la guerra contro il demonio dal film L’esorcista in poi; il killer redento che lotta per salvare la persona, in genere una bambina o una donna, che doveva uccidere; lo specialista in fughe e inseguimenti con auto che viola ogni legge esistente per il bene dell’umanità; l’uomo cui viene sterminata la famiglia che da semplice impiegato delle poste si trasforma in rambo per vendicare le persone amate; la saga del killer che sfida i capi dei killer perché gli hanno ucciso il cane; la squadra di rapinatori intelligenti che sfidano autorità di ogni tipo e alla fine festeggiano in un’isola tropicale con in mano bibita alcolica con ombrellino; le redivive charlie’s angel che nell’ultimo film hanno annientato la conduzione maschile per appropriarsi dell’agenzia tutta al femminile senza cambiare di una virgola l’estetica che permea le figure in guerra contro il mondo; la lotta tra il bene e il male nell’emergenza data da un attacco alla cybersicurezza; le macchine che prendono il controllo per sconfiggere l’uomo. Sicché i mortali ritengono sempre di essere in procinto di affrontare catastrofi, per tenere alta la reputazione dei famigerati corpi di attacco militare, riciclati in mercenari al servizio del dio denaro, affinché tutti credano che abbiamo bisogno di più controllo, più soldati, pi+ “eroi”, più qualunque cosa ci ricordi che la paura viene dominata solo affidandosi ai potenti.
Il marketing militare ha utilizzato poi la trama degli attacchi terroristici, quelli reali e quelli inventati per la cinematografia, ha dato per scontato che i cittadini volessero cedere la privacy per un controllo totale dei nostri pensieri e opinioni, affinché tutto resti com’è e i ricchi vivano nel benessere mentre i poveri vengono manganellati se procedono in un qualunque sciopero per rivendicare i diritti.
Per rinverdire i plot di azione hanno poi creato il filone delle donne guerriere, tanto simili ai maschi alpha, e se non lo sono vengono tacciate di femminismo, perché la fanciulla va salvata, non può salvarsi da sola o salvare altri. Perciò eccole le soldatesse in guerra per proteggere un figlio o una figlia, ovviamente senza dimenticare mai che la loro precipua funzione è quella di madre, poi ecco le guerriere che diventano anch’esse boscaiole coinvolte in scontri con folli che prendono in ostaggio qualcuno e via di seguito, tanta noia.
Le trame di azione non cambiano se guardiamo alla produzione letteraria e cinematografica di altri paesi. Quel che cambia è la figura dell’eroe, cinese, russo, eccetera, a seconda del paese che finanzia tali produzioni. Dunque nulla di nuovo sotto questo cielo. Con buona pace di Charlize Theron che almeno si allena duramente prima di interpretare una parte o delle attrici coinvolte nelle eterne guerre contro diffusioni di virus che trasformeranno tutti in zombie. Molte delle protagoniste dei film di azione replicano trame tratte dai videogiochi, Tomb Rider, Resident Evil, e via di seguito. Tra i film di azione con protagoniste femminili degni di nota segnalo Lucy, in cui lo scopo è la conoscenza e non l’emergere del bene sul male.
Il gran problema è che film del genere restano roba di nicchia. Sostituite ampiamente dalle saghe di super eroi ancora targati Usa. Non c’è scopo dell’azione senza lotta tra il bene e il male, dove il bene rappresenta la maschia virilità resistente del guerriero per nobili ideali e il male sarà una nemesi quasi commovente. Una spia tradita, un soldato ingiustamente congedato, un povero disgraziato che prende in ostaggio tanta gente per fare operare la figlia malata di cuore. Solo quando il male viene rappresentato da una donna non ci sono dubbi. Lei è la strega, la vampira, la ingorda, in cerca di denaro e potere, lasciando presumere che tale femmina abbia ovviamente dimenticato la “natura” femminile dolce e incantevole che si addice a chi compie il ruolo di cura e sforna figlioli. Perciò se si incontrano comunità cannibali in scenari postapocalittici il capo è una sorta di matriarca, se c’è qualcuna che vuole distruggere il mondo liberando mostri lei è una donna perduta, da incolpare, rinchiudere, giammai cui ispirarsi.
Un personaggio egregio nei film di azione è Lisbeth Salander, però è norvegese, l’autore e i film. Non si ripete spesso una storia in cui si concentra il maschilismo, la cultura dello stupro, il nazismo, nelle lotte realizzate da una donna che deve sopravvivere a tutto questo.
Il mondo dell’azione è ancora maschile, di più, maschilista. A presto.
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