Diario di una fuggitiva

Diario di una fuggitiva: le violenze di mio marito

Lei scrive:

Perché sono scappata? Perché mi ha stretto i polsi così forte da averli slogati, ha preso il bambino e quasi lo lanciava dalla finestra. Però ora lo vuole in affido mentre io tento di salvare la vita a entrambi. E lo Stato non mi aiuta. Mi ha sminuita, mi ha urlato contro che ero solo una di quelle, mi ha dato della paz.za, mi ha detto che non avrei vissuto un solo istante di più se me ne fossi andata, mi ha lanciata dalle scale, per poco non ci rimettevo l’osso del collo, mi ha colpita dove nessuno può vedere, mi ha legata e lasciata chiusa in camera da letto “finché non ti calmi”. Mi ha impedito di telefonare ai miei.

Mi ha impedito di dare da mangiare a mio figlio mentre gli diceva che io ero malata e che doveva guarirmi, nel frattempo il piccolo vedeva ciò che stava accadendo e lo ricorda come fosse ieri. Mi dice ora “mamma, sicuro che lui non possa trovarci” e io lo rassicuro, mentendo, perché non so se ci troverà e sono spaventata per ciò che ho dovuto subire e quello che potrebbe ancora farmi. L’avvocato dice che lui ha presentato istanza ottenere l’affido del figlio, dice che ha chiesto una perizia pschiatrica su di me e che io avrei una malattia inventata che i suoi amici, quelli che frequenta adesso e che si fanno chiamare separati, padri, non so che altro, chiamano Pas. Se vince otterrò l’affido, mi toglieranno il bambino e lui potrà ottenere la sua vendetta. Non è giusto. Resto nascosta. Non so per quanto.

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