
Per chi ama i zombie consiglio di vedere le opere di Romero. E’ lui che ha inventato il genere e non per mettervi paura ma per svelarvi tratti sociali e politici dell’epoca in cui sono ambientati i film. Il primo fra tutti è un capolavoro assoluto, in bianco e nero, con bianchi armati fino ai denti, cui manca solo il cappuccio del ku klux klan, che vanno in giro a massacrare zombie, per poi concludere con l’esecuzione dell’unico sopravvissuto in zona, ovvero un uomo afroamericano. La componente antirazzista è esplicita e spiazza chiunque veda un film che in realtà trasferisce l’orrore su chi lo perpetua contro altri esseri umani differenti per razza, religione, provenienza. Negli altri film contesta il capitalismo, immagina i frequentatori dei nuovi centri commerciali, in auge negli anni settanta in america, come zombie. Gente che si lascia incantare da luci e suoni, con il carrello a portata di mano e la felicità suprema di percorrere le scale mobili. In altri film da lui diretti o per cui ha prestato soggetto e sceneggiatura si vedono immagini di violenze perpetrate da polizia contro persone inermi, afroamericani, dissidenti, poveri, infine inserisce alcune immagini tratte dai filmati dell’assalto inglorioso sui manifestanti di Genova nel g8 del 2001. Il contenuto è fortemente politico e altri film sugli zombie non dedicano la stessa attenzione alla critica sociale.
La fantascienza di cui volevo parlarvi è quella del regista Mamoru Oshii, inventore di Ghost in the Shell e poi di un film che ancora viene studiato negli istituti cinematografici “Avalon”. Primo tra tutti ha parlato di virtualità che sottrae vita alla realtà, la dissimula, la modifica, così come di manipolazione del corpo, dell’anima, dello shell. Senza i suoi film non ci sarebbe stato Matrix che è solo una copia della copia di quel che Oshii ha realizzato. La virtualità non è solo uno svago ma un lavoro e si tratta di guerra, durante la quale si può perire di morte digitale e mentale. Se guardiamo oggi quel che sono le guerre, virtuali, tramite droni, sappiamo che Oshii è stato lungimirante e non solo. Ha anche immaginato l’ausilio di corpi potenziati, cyborg dalla mente umana, per combattere e vincere. Il film holliwoodiano, che a tratti ricorda il primo della serie di Oshii, pur se pregevole, non ha nulla di quel che Oshii ha voluto imprimere nella narrazione su cyborg dalla mente umana e sulla manipolazione mentale, l’impianto di ricordi finti, la creazione di potenziamenti che vengono imitati nei racconti di Altered Carbon. Per chi non lo conoscesse è tratto da libri che raccontano la trama di un uomo che vive nell’epoca delle pile corticali. Non si muore mai, a meno di distruggere la pila che trova posta in nuovi corpi a seconda delle evenienze e degli incarichi ricevuti. Anche questo è proprio della letteratura fantascientifica e della cinematografia, le anime e i film, giapponesi. Peccato che a hollywood abbiano perso l’occasione di evitare di appropriarsi, in termini coloniali, di trame che non sono credibili se non nei contesti e dagli autori che le hanno create in Giappone.
Se vi interessa la cosa, approfondite. Al momento in audiolibro potete ascoltare su Audibile una raccolta di racconti lunghio di fantascienza giapponese che parlano del mito della giovinezza. Un tema che sentono molto e che trattano con originalità.
Quindi buona visione e lettura.
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Romero fu un precursore e ancora oggi le sue opere riescono a influenzare parecchio gli altri. Oshii è sempre stato molto attento per quanto riguarda la tecnologia e l’intelligenza artificiale, dimostrandosi molto avanti con i tempi. E Avalon è un grande film troppo spesso dimenticato.