
Questa ero io prima della pandemia e della clausura totale per tre anni di seguito. Avevo partecipato anonimamente alla campagna #bodyliberationfront e #nobodyshaming (trovate tutto sul blog) per incoraggiare me stessa e tutte a svelarci senza sentirci sole, con i nostri corpi che possono piacerci o meno, con i chili e le cicatrici che viviamo male, con il passsato che ci ricorda come eravamo e il presente che non riusciamo ad accettare, non io per lo meno, non in quel momento e tantomeno oggi con una decina di chili in più accumulati in clausura e che mi danno un aspetto da signora anziana che cammina curva, puntellandomi ovunque per trovare supporto fisico. Pesavo poco, per la mia altezza, mi sono massacrata di esercizio fisico per tenere il conto delle calorie e così sfuggivo alle conseguenze di digiuni e abbuffate. Compensavo la bulimia. Temevo meno si vedesse il frutto dei disturbi alimentari e mi sentivo comunque non benissimo con il mio corpo.
Lo vivevo male, da magra, muscolosa, poi in carne e poi obesa. Guardandomi indietro non posso dire di essermi mai sentita davvero bene nel mio corpo, ma indossavo quel che volevo, uscivo, viaggiavo, nonostante tutto. Andavo al mare, mi abbronzavo, mi lasciavo accarezzare e accarezzavo. Poi tutto è diventato più difficile ma penso ancora che debba esistere una #bodyliberationfront e che dovremmo smettere di temere il body shaming. Le mie paure mi obbligano a non uscire ma ancora di più a non mostrarmi perché consegnare un’immagine di me che mostra vulnerabilità, così almeno la sento io, potrebbe voler dire dare a chi mi odia strumenti per massacrarmi.
Facciamo che vadano ‘affanculo e che se devo parlare alle altre di come liberare il proprio corpo dalla prigionia devo iniziare liberando il mio. Non ho uno specchio intero per aggiornare la foto ma se aggiungete i chili in più in maniera omogenea potete immaginare. Più peso sulle cosce, la pancia, i seni, le braccia. E’ passata la pandemia e mi sono trovata in ospedale con la depressione da curare. Non è facile perdere chili con i disturbi alimentari, con la tiroide che non funziona e con il peso già preso subito dopo la menopausa, quando ho più o meno smesso di massacrarmi correndo perché mi ero fottuta caviglie e ginocchia. Devo accettarmi, con il mio dolore, la mia paura, la mia vulnerabilità, il mio grasso corporeo, i disturbi, perché non è di quel che vedono gli altri alla fine che ho paura ma di come io vedo me stessa. Mi guardo e non mi riconosco, a volte, in stato di disforia, però la mia testa è la stessa, i pensieri progrediscono, la voglia di scrivere o leggere arriva, se non sto a nascondermi per i momenti bui. Il malessere mi imprigiona, devo trovare gli strumenti per liberarmi. Perciò eccomi.
Se vi piace accompagnate la vostra storia con una foto e io la pubblicherò, nell’anonimato se volete, come sempre. Io stavolta firmo: Antonella. Sono una di voi.
Scrivetemi e non chiudetevi in voi stesse, non fatemi sentire sola e non sentitevi sole. abbattoimuri@gmail.com
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‘Abbatto i muri’ is a blog and an online platform run by a volunteer called Eretica. It aims to raise awareness of Intersectional feminism. It also tries to support the LGBT community in Italy and victims of domestic violence and many other issues which occur in Italy.
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