Malinconia, voglia di piangere, farmaci o non farmaci la depressione resta. Abbiamo cambiato dosaggi, aggiunte e roba sostituita ma nulla migliora o per lo meno tiro avanti. Ancora non riesco ad uscire e mi capita di cadere per terra, d’un tratto, come se l’equilibrio non esistesse. Scivolo in bagno, in cucina, strapiombo su una scatola, sul materasso, quando va bene, come se non riuscissi più a coordinare i movimenti e le gambe non rispondessero ai miei ordini.
E’ passato l’inverno, arrivata la primavera, io sono sempre qui, rinchiusa, senza capacità di andare oltre. Non so cosa mi succede, non capisco bene da dove arrivi il malessere, non colgo le sfumature, non concentro l’attenzione. Posso seguire qualcosa di semplice, ascoltare un audiolibro, in fondo però attendo solo il momento in cui mi spetta il sonno. Pillole e via, non penso a nulla, mi risveglio senza aver sognato nulla, senza pensieri storti, senza coscienza.
Realizzo gesti abitudinari, andare in bagno, lavarmi la faccia, farmi un caffè, mangiare uno yogurt, tentare di restare sveglia mentre seguo qualcosa, poi un clic mi riporta a letto, riposare, occhi chiusi, buio completo, per non pensare. La psichiatra mi ha detto che se sto male dovrei ricoverarmi ma non riesco a decidere di farlo. E’ pur sempre un modo di uscire fuori per rinchiudermi altrove. Non saprei che fare, condizionata dagli orari medicali, farmaci, sonno e veglia, pasti e gentilezze infermieristiche.
Mi sento sola, di me, della parte di me che mi teneva compagnia. Sono sola di me stessa e non riesco a reggermi in piedi e quello che succede altrove mi tocca fino ad un certo punto. Torno a letto. Immaginando di reggere il peso del cielo che mi crolla addosso, ricollocando stelle dove ci sono tracce di muffa.
Mi ripeto, perciò non ne parlo, perché è come se chiedessi attenzioni ma il fatto è che sto così e non cambia. Un giorno dopo l’altro, uno scivolone dopo l’altro. Sperando di poter tornare a reggermi in piedi fiera e tenace, come un tempo.
Un abbraccio
Eretica Antonella
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