Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, Recensioni

Documentari true crime: sulla pelle delle vittime!

Seguirli è appassionante, le ricostruzioni appaiono convincenti, mentre li guardo però sento che qualcosa mi procura disagio e dapprincipio non capisco cosa, a parte il fatto che pare siano seguitissimi da donne, poi mi concentro e riesco a focalizzare un punto: i più appassionanti sviscerano i crimini che coinvolgono donne, stuprate, uccise, accusate ingiustamente o condannate per ossessioni maniacali, aver ucciso figli da sacrificare in nome di un credo da setta, aver ucciso un uomo che le brutalizzava, aver ucciso qualcuno chiedendo perdono alla famiglia delle vittime.

Il quadro che emerge è abbastanza sconcertante. Se si tratta di donne criminali viene loro attribuita una sorta di mascolinità recondita, come se essere donne significasse di per sé essere empatiche e materne, reiterando la convinzione secondo cui la donna è dedita alla cura e dunque solo per possessione maschile può offrire il peggio di sè. Se si tratta di donne vittime sono quasi santificate, figlie amorevoli, mogli perfette, madri senza peccato, vergini e madonne, sventrate sul tavolo di un medico legale e poi in una autopsia mediatica che offre sensazionalismo e stacca sull’attesa del dettaglio più raccapricciante.

Quel che manca è una riflessione da un punto di vista di genere, salvo qualche documentario che parla di denunce per molestie con colpevolizzazione della vittima o che racconta di come una lesbica sia stata arrestata e condannata perché lesbica, mascolina, e stereotipi vari, fino a quando il vero colpevole non ha ucciso ancora lasciando tracce che i media non hanno potuto usare per linciare ancora la donna accusata ingiustamente.

I crimini contro le donne fanno notizia, i documentari true crime, con la sfilata di interviste a investigatori tronfi e paternalisti, sfruttano quegli stessi crimini per l’audience, lasciando che si pensi che a parte pochi mostri per il resto la società non ha responsabilità alcuna nella realizzazione della cultura dello stupro e nel sessismo e la misoginia insite nel femminicidio.

L’empatia per le vittime viene suscitata ricercando la linea di perfezione e santità e tracciando un solco che le separa dalla mostruosità dei carnefici. Come per il più noto, a noi, “Amore criminale”, non si riesce a raccontare senza divulgare stereotipi di genere e sessisti.

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3 pensieri su “Documentari true crime: sulla pelle delle vittime!”

  1. Tutto sommato sono fatti abbastanza bene. Ma penso sia sbagliato il concetto di creare serie come queste, in cui i veri protagonisti sono la morte, i depravati o gli sregolati, a non andar bene.

  2. Quello che noto e che mi urta nei documentari true crime (ma anche nelle serie poliziesche) è il modo in cui le indagini vengono rappresentate in modo più o meno esplicito come sfide tra il detective e il colpevole, soprattutto quando entrambi sono uomini; la giustizia per la vittima e la necessità di fermare un individuo pericoloso diventano quasi secondarie rispetto alla battaglia tra i due presunti maschi alfa.

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