Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Salute Mentale

I debiti della sorella defunta

Ho perso i contatti con mia sorella quando anche a causa della mia depressione mi sono sottratta al ruolo di cura che veniva richiesto in famiglia per via della sua malattia che tutto e tutti aveva monopolizzato nel corso degli anni. il distacco è stato graduale ma soprattutto dovuto all’enorme incomprensione sui ruoli imposti e sull’incapacità di fronteggiare la faccenda in modo razionale. Per anni ho detto loro di assumere qualcuno soprattutto perché l’assistenza a mia sorella ha monopolizzato il tempo e l’attenzione di mia madre, morbosamente legate, senza che ciascuna riuscisse a realizzare un modo per rendere indipendente l’altra. Non erano affari miei fintanto che la questione non mi veniva imposta in termini di sensi di colpa, di totale sottovalutazione dei miei problemi di cui non sapevano e poco volevano sapere. Quella volta che tentai di aiutare mia sorella fui espropriata della mia casa e della mia vita. Per cercare lavoro mi trasferii lontana, ma per telefono continuavano i lamenti di mia madre che comunque non voleva sottrarsi a quel ruolo. Mio padre prima di morire mi disse che erano così morbosamente legate e che morta l’una l’avrebbe seguita l’altra. Per fortuna così non è stato, soprattutto per l’impegno di mio fratello che si è assunto il carico di una donna anziana con grande nostalgia e rimpianti per il passato. Con la mia famiglia i miei conflitti non si sono attenuati ma nel tempo, lenite le ferite, abbiamo intrapreso una comunicazione quasi formale, burocratica. Per loro sono io che li ho abbandonati e per me è stato arduo tentare di superare tutte le fasi depressive senza coinvolgerli e consapevole del fatto che le malattie mentali in famiglia venivano sempre all’ultimo posto. Prima c’erano le malattie concrete. Quelle visibili e tangibili che mostravano mia sorella in attesa costante di attenzioni e assistenza. Farei un torto a lei se mi limitassi a descriverla solo come supplice di attenzioni. Viveva la sua dipendenza con grave frustrazione. Mia madre credo non abbia mai rinunciato a immaginarsi mai assolta per quella malattia che pensava derivasse da un problema genetico. Così hanno pagato entrambe e io sono stata negli ultimi tempi troppo fuori da tutto per potere anche solo concepire un impegno di quella portata. Quando mesi fa lei è morta ho ricevuto un enigmatico messaggio da mio fratello che diceva “se ne è andata”, semplicemente. Me lo comunico’ un mese dopo. Chiedeva documenti e faceva richieste burocratiche per l’espletamento di tutto ciò che c’era da fare, la chiusura del conto in banca, i sospesi, tutto ciò per cui i parenti dovevano presenziare per definire l’assenza in vita di una donna che ha lottato, infine stremata, e se ne è andata.

Ho ricevuto comunicazioni fumose a proposito di questioni da risolvere per un’eredità che comunque non volevo. Nessun atto formale è stato presentato, salvo il fatto che ho ricevuto dall’agenzia delle entrate la comunicazione di un procedimento avviato contro di me in qualità di erede per ottenere l’estinzione di un debito cospicuo contratto da mia sorella.

Nel frattempo tento di destreggiarmi tra farmaci che non mi concedono il sonno che mi serve per darmi lucidità durante il giorno e mi ritrovo a dover fissare appuntamenti con notaio ed avvocati per capire come tirarmi fuori da questo pasticcio. Nel momento in cui sono più vulnerabile una notizia del genere mi manda nel panico più assoluto. So di non aver nulla che eventuali creditori possono pretendere da me e sono in condizione di totale indigenza e dipendenza da chi cerca di prendersi cura di me. Tuttavia devo tentare di risolvere questa situazione che unita alle altre mi manda totalmente nel pallone. Non sono mai stata brava con le faccende burocratiche e una semplice raccomandata postale mi manda nel panico anche se si tratta di comunicazioni generiche. Tento di essere presente a me stessa ma proprio quando cerco di risalire la china ecco che arriva qualcos’altro che mi getta nel fosso e mi fa pensare che sarà più difficile riemergere. Sarei ingiusta se non dicessi che mio fratello sta facendo di tutto per gestire qualunque cosa, non poteva certo sapere che carico emotivo mi avrebbe causato tutto questo. In ogni caso dovrò tirare fuori soldi per pagare un notaio e un avvocato che faccia ricorso e non ho un soldo in più di ciò che mi serve per medicine viveri cose indispensabili. Prima di scrivere questo post ho dovuto assumere un Tavor per calmarmi, altrimenti sarei andata in iperventilazione e avrei dovuto chiamare il 118 che mi avrebbe portata nel reparto psichiatrico. Non so come si risolverà questa faccenda, ma la vita mi piomba addosso e io non sono in grado di gestirla e nessuno può farlo per me. Aldilà di tutto mi spiace pensare a mia sorella e all’incidenza dei rapporti familiari in queste modalità. In un modo o nell’altro non riesco a liberare la zona d’ombra che occulta le semplici reazioni emotive nei confronti di una persona con cui bene o male ho trascorso gran parte della vita. Spero di risolvere e nel frattempo vi mando un abbraccio.

Eretica Antonella

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1 pensiero su “I debiti della sorella defunta”

  1. Conosco il karma famigliare depotenziante, le rinunce alle eredità, le raccomandate, il famigliare con dipendenze, il famigliare da accompagnare in psichiatria.
    Per quello che conta ti abbraccio.

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