L’ennesima vittima di femminicidio aveva denunciato il suo carnefice per stalking. Tuttavia questo non è bastato a tenerlo lontano da lei. Come spesso avviene la denuncia non ferma l’assassino e tutti si rifiutano di ragionare di politiche preventive, educative, di cambiamenti culturali che possano favorire una mentalità diversa, in cui l’uomo non si consideri più padrone, possessore, di una donna che diventa oggetto del suo morboso ossessivo interesse. Ogni volta che una donna viene assassinata si rimpolpa il marketing istituzionale, promuovendo leggi giustizialiste senza mai affrontare il vero problema che causa la violenza di genere. Sappiamo che denunce, carcere, non sono deterrenti e che chi invoca e finanzia l’ausilio di più polizie e sorveglianza non accetta di discutere di violenza di genere, di corsi di educazione al rispetto dei generi, di cultura del possesso e dello stupro.
Chi vuole più sorveglianza non fa che depauperare i centri antiviolenza che potrebbero meglio assistere una donna vittima di violenza. Senza dimenticare che tra chi uccide donne ci sono anche militari e membri delle forze dell’ordine. Per cui il problema va affrontato alla radice. E’ mentalità patriarcale, è cultura maschilista, di chi si ostina a considerare oggetti le donne e a non rispettare il consenso o il dissenso. Una donna che dice No non viene presa sul serio, il carnefice non l’ascolta, perché continua a considerarla una proprietà. Si immagina legittimato a operare forzature e stupri, percosse e stalking. Tra i maschilisti c’è ancora chi considera lo stalking alla stregua del corteggiamento. C’è chi pensa che una donna che dice no in realtà vuol dire sì. E le vittime si moltiplicano mentre noi continuiamo a contarle e a ricordare che la prevenzione passa attraverso un cambiamento culturale e non un ulteriore aggravio di pene detentive. Intervenire quando una donna è già morta è un fallimento. Il fallimento di un Paese che conta più femminicidi di altri paesi europei, mentre la misoginia dilaga su media e tribunali di giustizia attraverso la colpevolizzazione perenne di vittime di violenza di genere che vengono indotte a tacere, a vergognarsi, a pensare che sia tutta colpa loro. Non lo è.
Quante altre devono morire prima di decidere che bisogna fare qualcosa di concreto per cambiare la cultura maschilista che regna sovrana nel nostro Paese? Spero che si decida, insieme, di spingere affinché si parli di prevenzione, che nelle scuole possano essere diffusi corsi di educazione sessuale e di genere. Spero che si parli di come sconfiggere il patriarcato e il maschilismo, diversamente ogni uomo educato secondo quella cultura diverrà un potenziale carnefice e ogni donna a contatto con un maschilista una potenziale vittima. Indignatevi per il sessismo, la misoginia, gli stupri, i femminicidi. Indignatevi per le toccate di culo di bimbi ai quali si insegna che così diverranno uomini. Indignatevi quando una ragazza viene spinta in ruoli di genere stereotipati per favorire il potere dei patriarchi. Inutile indignarsi quando una donna è morta. Val la pena prevenire che muoia. Possiamo fare molto, insieme. A partire da ieri.
Con amarezza
Eretica
Nell’ultima frase è racchiuso tutto.🎩