Personale/Politico, Salute Mentale

La bulimia e la perdita del controllo

La bulimia per me è un grande problema. Quando ho voglia di abbuffarmi e perché voglio anestetizzare qualcosa, per non mettere in evidenza un disagio che dovrei affrontare ed è difficile se l’abbuffata implica una sorta di perdita di controllo in una concezione della vita che separa tutto da un niente. Iniziare a mangiare attiva il meccanismo del tutto o niente e se non sono riuscita a tenere sotto controllo quell’impulso allora tutto il resto va in malora. La mia non è una bulimia dove si vomita ma era compensativa, la tenevo sotto controllo con enormi sforzi fisici e tanta attività o digiuni. Quando pensavo che tutto fosse sotto controllo riuscivo a mostrare me stessa l’esterno pensando che il mondo mi recepisse come una figura piena di certezze e non vulnerabile. La perdita del controllo con il cibo invece mi fa sentire insicura e mi è più difficile mostrarmi non tanto per il mio aspetto fisico ma perché come se immaginassi che gli altri vedessero la mia vulnerabilità. Proietto sugli altri quel che io penso di me stessa perché se mangio mi sento in colpa e non riesco più a tener fede agli impegni presi, non riesco a parlare con qualcuno, non riesco ad uscire e alla lunga questo si lega all’agorafobia. 

Non è un problema che si risolve, bisogna imparare a conviverci perché non ci sono farmaci che possano risolvere tutto il casino che ruota attorno al cibo nella mia testa. Quindi se tengo sotto controllo la depressione però non riesco a mimetizzare i meccanismi che mi inducono alle abbuffate quando avverto un disagio. La prima domanda da farmi prima di mangiare sarebbe quale è il disagio. Quando riesco a vederlo allora posso affrontarlo in modo diverso e più razionale, diversamente se non mi è chiaro qual è il mio motivo d’ansia agisco d’impulso e l’unica cosa che riesco a fare è usare il cibo come anestetico.  La psichiatra mi ha detto di scollegare le abbuffate dalla dimensione del controllo di tutto il resto della mia vita e quindi di concedermele a volte senza però mancare i miei impegni e mettere in secondo piano tutto il resto. Mi ha detto di lavorare su me stessa e soprattutto sui toni grigi, su tutto quello che resta sospeso tra il tutto e il niente. Tutto ciò che avviene nella mia mente tra il momento in cui io ritengo di avere il totale controllo è quello in cui penso di averlo totalmente perso. Tutto ciò a che fare con le paure, le ansie quotidiane, l’ansia da prestazione, il voler fare tutto per bene ma senza sapere che dopo un po’ potrei anche subire una battuta d’arresto. Su questo si basa anche la riabilitazione socio terapeutica, per cui la psichiatra mi ha chiarito che sicuramente andrà bene la prima settimana ma che l’osservazione si basa sul lungo periodo in cui io riuscirò a svolgere i miei impegni e i compiti che mi verranno affidati. So già che se non faccio ancora un lavoro su me stessa nel tentativo di lasciarmi andare, di non temere il giudizio altrui per ciò che mangio e soprattutto di non temere il mio stesso giudizio per quel che vedo ritratto allo specchio anche se non mi riconosco. I disturbi alimentari solitamente sono espressi anche in termini dissociativi.

Ti vedi troppo magra o ti vedi troppo grassa anche se il resto del mondo non lo nota.  Conta sicuramente la questione di genere e il body shaming e il sessismo. conta però a questo punto della mia vita verificare quali siano le dinamiche che mi portano a perdere il controllo e riuscire a convivere con le mie vulnerabilità senza perciò sentirmi totalmente in difetto perché imperfetta. Il cibo non è qualcosa che puoi eliminare cosi come l’alcool o gli stupefacenti, ne hai bisogno perché ti dà nutrimento e dunque bisogna saperlo dosare ma se nel frattempo interviene la perdita di controllo un morso diventa l’incentivo per andare avanti e mangiare ancora di più. Ho saltato tanti impegni, appuntamenti a cena per questa ragione e ancora di più ho difficoltà a cucinare perché gli odori mi spingono a mangiare più di quanto vorrei. questo non va bene in termini di socialità e non va bene neanche in termini di coesistenza.  Ma è necessario che si capisca che non è un capriccio ma deriva da un malessere profondo che non si riesce a comprendere e ad affrontare. Perciò ogni volta che mi viene voglia di abbuffarmi devo fare uno sforzo ulteriore e tentare di capire cos’è che mi sta procurando un disagio senza scusanti che mi portano a pensare che per una volta posso anche lasciarmi andare perché so che non sarà più solo quella volta ma che è come se tutto si svolgesse con le stesse caratteristiche di una valanga. Una perdita del controllo implica che tutto il resto va a rotoli ed è difficile da spiegare e anche da risolvere. Perciò seguirò le indicazioni della mia psichiatra mi concederò una perdita del controllo senza tuttavia interrompere gli obiettivi che mi sono data e continuando a lavorare su me stessa e per me stessa. Se qualcuna vive gli stessi problemi e ha voglia di parlarne scrivetemi su abbattoimuri@gmail.com

un abbraccio

Eretica Antonella

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