Pensieri Liberi, Scrittura

Genere fantastico: appunti critici

Mi è stato suggerito di approfondire l’origine del genere fantastico in letteratura e come se dovessi preparare un esame ho iniziato a recuperare tutto ciò che conosco e che avevo già letto in materia. Pare che il genere abbia un pubblico corposo e a mio modo ne facevo parte fintanto che mi affascinavano le letture di Kafka, Edgar Allan Poe, Lovecraft, Mary Shelley, fino ad arrivare a quelli più attuali che tentano di proporre storie ispirate ai modelli dell’horror gotico o del fantastico ottocentesco. Quelle opere avevano una ragion d’essere in un’epoca in cui tutto faceva pensare che il progresso scientifico avrebbe condotto in luoghi talmente oscuri da giustificare paradossi come quello di Frankenstein. Era anche il momento in cui determinati scrittori si dedicavano all’occultismo e andava di moda non solo affidarsi ad una medium per parlare con i deceduti ma immaginare che qualcosa oltre la morte potesse ferire le persone vive. Le storie da incubo descritte per esorcizzare determinate paure diventavano un modo per contrapporre il racconto fantastico alle credenze popolari e ai pregiudizi di tanti ignoranti. Era un esercizio favoloso che riusciva ad affascinare i lettori prendendoli in giro, abilmente, per esempio con la creazione del Necronomicon ideato da Lovecraft.

Lui in particolare riuscì a sfuggire ad un’esistenza fatta di sofferenza, con due genitori morti in manicomio, egli stesso soffriva di problemi mentali, dando forma ad incubi terrificanti dal grande valore catartico. Quel che arrivava dal cosmo fu lui per primo a dire che poteva rappresentare un pericolo per l’umanità. Poi c’erano i grandi antichi, con un Pantheon creato di suo pugno, sempre alla ricerca di proseliti che fornissero sacrifici umani. Al di là di questo, includendo storie di fantasmi, dal carattere più gotico, tratteggiando scenari di vampirismo, immaginando l’esistenza di creature empie pronte a scatenare la furia contro gli esseri umani, il genere fantastico si è giustamente scisso in varie sezioni ciascuna della quale ha i suoi degni rappresentanti. Il fantasy è una di queste sezioni, la fantascienza un’altra, ricordando Orwell, Bradbury, Philip K Dick, Asimov, eccetera. Personalmente devo molto al genere fantastico ma preferisco indubbiamente il filone fantascientifico perché non amo riprodurre ambientazioni gotiche e non vivo nell’ottocento. Sono una donna di questo secolo, considero pagato il debito di gratitudine per chi ha dato vita al genere fantastico, non riesco a immaginare pericoli impercettibili, immateriali, inimmaginabili da mente umana.

Sarà un mio limite ma nel mio mondo il pericolo arriva dalle persone che conosci, padri, mariti, stupratori, picchiatori, assassini di donne, persecutori e misogini. Non è lovecraftiano ma è l’orrore che tante donne devono subire quotidianamente. Se la letteratura avesse potuto godere dei pensieri di donne di classe minore, povere, impotenti, maltrattate dai mariti, probabilmente avremmo letto storie in cui l’orrore più assoluto è rappresentato proprio dalla persona che dice di amarti. Guardare alla questione da un punto di vista di genere non toglie valore alla scrittura horror ma ricalibrerei consegnando la sorpresa al lettore nel momento in cui scopre che l’uomo tanto perbene, lo stesso che ogni giorno bacia la moglie sull’uscio prima di andare al lavoro, è un autentico mostro. Se la questione di genere riguardasse il fantastico potremmo leggere di libri segreti scritti da figlie violentate dai padri. Libri da non esporre alla vista di nessuno. Diari di terrore quotidiano. Probabilmente banalizzo ma perciò mi piace la fantascienza e soprattutto le distopie. Immaginare mondi in cui puoi fare accadere delle cose che vuoi mostrare a chi ti legge diventa fondamentale per poter mostrare un aspetto che la letteratura non ha mai veramente ricercato. L’attesa, la sospensione del giudizio, il ritrovamento di uno scritto antico, sono sicuramente espedienti letterari che si possono usare per descrivere mille mondi possibili. Immaginare però che la lotta tra il bene e il male debba compiersi tra l’umano e qualcosa di soprannaturale non è di questo tempo, di questo mondo, di questo punto di vista di genere. Non per questo rinuncio alla possibilità di scrivere un horror (ne ho scritti un paio) ma non rinuncio alla specificità di genere che deve essere compresa nella storia.

E se per via del punto di vista di genere la storia non può essere classificata fantastica pazienza. In tante si sono sentite dire che scrivono romanzetti rosa. Poi le più furbe inventano storie di maghetti o vampiri affascinanti e diventano ricche. La sfida corrente però è un’altra: come inserire un punto di vista di genere nel contesto letterario? Non si tratta di essere incapaci di inventare intrecci sul paranormale ma di insistere affinché certi contenuti assurgano a dignità letteraria. Quindi mi spiace per Lovecraft e i suoi tanti imitatori ma di quello che lui ha scritto non mi spaventa nulla. Non mi induce neppure un pizzico di paura. Non mi fa paura il paranormale, l’onirico, le divinità cattive, la ritualità buona per far incazzare i puritani all’epoca in cui Lovecraft viveva. Quel che temo è che si normalizzi la violenza di genere, che non si stabilisca abbia posto nella letteratura perché uno stupro o le percosse ad una donna non costituiscono l’orrido ma qualcosa che riguarda i vivi. In ogni caso questi sono pensieri sparsi e possono essere fraintesi. Scriverò qualcosa che contenga i contenuti che voglio inserire cercando di suscitare il terrore più puro che potreste immaginare. A presto

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