La posta di Eretica, R-Esistenze, Violenza

Stupro di gruppo, alibi per omosessuali inconsapevoli

Lei scrive:

Lo stupro di gruppo non è sempre qualcosa che puoi immaginare. Non si svolge nel solito modo dato in pasto ai media. Non c’era droga o coltelli per intimidire, non c’era che un clima di festa, un po’ di alcol, qualche bacio, si inseriva un secondo, poi un terzo, poi un quarto e un quinto. Non so quando il gioco sia diventato uno stupro perché non lo ricordo, conservo intatto il senso di colpa e la vergogna per aver partecipato a quella che altri avrebbero descritto come un’orgia. In realtà io ero d’accordo fino ad un certo punto, sperimentavo la sessualità, non mi ponevo limiti, non avevo pregiudizi, non ero pudica e pensavo fosse piacevole farmi toccare da e toccare altre persone.

Quello che è successo è avvenuto in una frazione di secondo, in quell’attimo si è trasformato in uno stupro di gruppo. Io non ero più consenziente, lo dissi e mi ignorarono. Ero andata troppo oltre per tirarmi indietro. Mi dissero che dovevo finire quel che avevo cominciato. Da quel momento si trasformarono nei miei aguzzini. Non ci furono urla ma solo lamenti soffocati dai cazzi che spingevano in bocca e in ogni buco disponibile. Ridevano, questo lo ricordo con grande precisione, si scambiavano battute, nessuno accenno al fatto che si toccassero tra loro, erano eccitati, pensavano andasse tutto bene perché la loro attrazione si svolgeva su un piano bisessuale. Io non potevo sottrarmi, ero spinta in basso, loro mi sovrastavano, mi facevano sentire il peso, l’altezza, la mole dei loro corpi. Dovetti sopportare più penetrazioni, ogni orifizio era alla loro mercé, non mi piaceva affatto, avevo smesso di essere un soggetto ed ero diventata solo un oggetto, una bambola gonfiabile. Dovevo succhiare, muovere il bacino, incunearmi, mettermi prona e dare il culo per poter sperare che finisse presto.

La storia durò ore, non ricordo esattamente per quanto tempo. Uscimmo insieme al mattino ed era notte inoltrata quando tornai a casa stravolta. Mi accompagnarono festosi, nessuno seppe mai come mi sentivo, nessuno disse di aver sentito che dicevo no. Poi raccontarono dell’orgia. Diventai quella che poteva prendere in bocca più cazzi contemporaneamente, quella che poteva essere penetrata ovunque e da molti. Diventai una puttana, anche se nessuno pagò per il servizio che pensavano avessi reso. Non era tale. Fu una violenza. Per dimostrare che era tale avrei dovuto esibire lividi, mostrarmi pentita, dire che non avevo accettato nulla, ma in un primo tempo avevo goduto, mi piaceva, poi cominciai a dire no, ne avevo abbastanza, non mi sentivo parte attiva ma solo usata. Non mi sentivo persona ma un insieme di buchi da sfruttare. Non ero che un corpo in cui poter gettare liquidi che li facevano sentire virili. Il mio è più compatto, il mio più bianco, il mio l’ha ingoiato, il mio l’ha spalmato sulla pancia, il mio è così potente che potrei mettere incinta mille donne alla volta.

Ed ecco il loro lato oscuro, il loro istinto da machisti che volevano riprodursi per segnare il limite della propria virilità. Ed ecco che gemevano, si sforzavano, volevano dimostrare l’uno all’altro quanto erano forti e possenti e si eccitavano guardandosi a vicenda e poi baciandosi, io ero l’alibi perfetto perché non si dicesse che avevano fatto sesso omosessuale. Non potevano mai dirsi gay, erano etero, tutti su una sola donna, tutti a cercare il piacere da una sola persona di sesso femminile. Mio padre mi picchiò, mia madre disse che avrei dovuto saperlo, i vicini non volevano che frequentassi le figlie, il paese mi si rivoltò contro. Avevo una lettera scarlatta tatuata sulla fronte, nessuno poteva più considerarmi una donna normale. Le qualità di una donna vengono meno man mano che ti penetrano cazzi. Se poi lo fanno insieme perdi dieci punti in un solo tempo. Le donne vanno in disuso, hanno una scadenza, più cazzi entrano più diventi niente. Come se i cazzi avessero il potere di portarti via tutto, la tua vita, la tua energia, la tua serenità, le tue qualità.

Cazzi fantascientifici rubano vita alle donne e poi vivono di rendita con quell’energia trafugata da vagine ignare. Cazzi con superpoteri riescono a toglierti autostima e sicurezza. Si gonfiano per la perdita di identità di ogni donna penetrata. Erigono simboli fallici che ricordino loro come semplici cazzi a reattore possano atterrare sulla luna, andare a visitare altri pianeti, stuprare donne di altri mondi. La fantasia omosessuale insita in loro non emerge, non deve far capolino tra i pettegolezzi di paese. C’era una donna, dunque era tutto ok. Eppure io non c’ero. Mi usavano soltanto. Per potersi prendere l’uno con l’altro, uomini che poi avrebbero preso moglie e fatto figli, sarebbero divenuti rispettabili abitanti del paese. A me tolsero il saluto, a loro diedero una medaglia. Come se fossero atterrati sulla Luna. Come se avessero con il loro gesto rappresentato tutto il genere maschile con orgoglio. Portavano alta la bandiera del genere maschile eterosessuale e la piantavano sulla mia vagina. Poi si lasciavano fotografare, ben accolti dall’opinione pubblica. Io ero solo un altro luogo da colonizzare. Nessuno fotografa la zona colonizzata. Nessuno dice che forse non gradiva alcuna visita da parte di qualcuno. Nessuno dice che non voleva essere colonizzata. Di me si sarebbe detto che “ci sapevo fare”, ero come “una scimmia ammaestrata”, bastava darmi una nota di inizio e poi facevo tutto da sola, ballavo per ricevere un’elemosina, davo spettacolo per intrattenere i patrioti, per compensarli della perdita di ruolo, per la vulnerabilità che non sapevano dimostrare, per l’omosessualità che non sapevano confessare. La scimmia ammaestrata dovette emigrare per poter vivere serena, in quel paese non c’era posto per una come me. Non potevo rivendicare niente.

Mi scansavano le brave ragazze e i ragazzi che cercavano storie con ragazze perbene. Mi portai dietro il corpo, i miei pensieri, poca roba, lavata dei liquidi ricevuti, mi portai dietro il ricordo di essermi sentita oggetto, senza riuscire a elaborare fino ad ora quel che mi era successo. Non sapevo dirlo, raccontarlo. Non sapevo definire la violenza perché non era l’aggressione che ci si poteva aspettare. Poi ho cominciata a intervenire sulla vergogna e poi sul mio senso di colpa e allora scrissi una lettera a ciascuno di loro dicendo che mi ero sentita usata. Mi dissero che mi era piaciuto e che non avrei dovuto osare parlarne in questo modo. Non avrei dovuto fare parola delle penetrazioni tra uomini. Invece sono qui a dirlo. Non mi interessa cosa vogliono o cosa pensano. Ho scritto quelle lettere non per ottenere riconoscimento ma solo per segnare un punto sulla via della mia rinascita. Sono rinata. Mi sento viva. Sono riuscita a elaborare il trauma. Sono riuscita a pronunciare le parole che non andavano pronunciate. Stupro, violenza di gruppo. Ora posso dedicarmi a tutto il resto e impiegare la mia vita come meglio credo. Dovesse capitarmi di incontrare altri come loro saprò cosa fare. Non c’è di peggio che incontrare omosessuali celati dietro l’orgoglio virile dell’eterosessuale stupratore. Forse troveranno più facile dimenticare, dipingere una cornice nota per non mettersi in discussione, ma io so quello che ho visto e so cosa ho sentito. Loro erano stupratori. Io ero la vittima, il loro alibi sociale. Spero nessuna mai dovrà diventare alibi per gente come loro. Finalmente l’ho detto. Ed è finita. Grazie mille per l’ascolto e l’ospitalità. Per le tante parole lette da altre donne che hanno subito violenza. Senza di loro non avrei capito. Spero che le mie servano ad aiutare qualcuna che si trova all’inferno in cui ho vissuto io.

Una tantum
Mensile
Annuale

Donazione una tantum

Donazione mensile

Donazione annuale

Scegli un importo

€1,00
€5,00
€10,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato


Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*
‘Abbatto i muri’ is a blog and an online platform run by a volunteer called Eretica. It aims to raise awareness of Intersectional feminism. It also tries to support the LGBT community in Italy and victims of domestic violence and many other issues which occur in Italy.
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente

1 pensiero su “Stupro di gruppo, alibi per omosessuali inconsapevoli”

  1. Una storia molto toccante, mi ricorda quando da ragazzino sentivo raccontare le storielle su quella “che la da a tutti” o sulla “saltacazzi” del paese. Non ricordo di aver mai provato senso di scandalo o ribrezzo, ma sembravano storie tanto surreali. Eppure, a leggere le tue parole, sono dannatamente vere. Però, non c’è nulla di bello o eccitante se senti la persona direttamente interessata… un abbraccio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.