Le Pazze, Scrittura

Le Pazze – settimo capitolo

Scrittura per la libertà. Continua da QUI. Se vi piace una donazione mi fa sempre comodo. Ed ecco che inizia. Ogni riferimento a cose, città, fatti e persone è puramente casuale. Buona lettura!


7

Come previsto Diego lo stronzo, ottenne maggior consenso, proprio per via delle punizioni esemplari contro uomini violenti con le donne. Quelli che venivano cacciati fuori dalle loro case ottennero asilo presso organizzazioni religiose conservatrici a sud, gli stupratori menomati si accampavano nelle periferie, non potendo varcare le soglie della città. Diego andò a cercarli, uno per uno, e disse loro che avrebbero dovuto ribellarsi e capovolgere la situazione per riacquisire il potere del quale erano stati privati. Formarono un piccolo esercito, grazie all’aiuto delle chiese integraliste, e arrivarono alla Cattedrale per cacciare Mario e occuparla definitivamente. Presero anche il Palazzo della Signoria e allo stesso modo lasciarono senza casa le donne che si erano ribellate ai mariti violenti e gli uomini che avevano punito gli stupratori. Nacque l’Ordine per il ripristino per potere ecclesiastico e Diego divenne l’Inquisitore incaricato di arrestare, torturare e punire le streghe fiorentine. Per prima cosa Diego visitò il nostro luogo di lavoro, esigendo che gli fosse riferita ogni attività anomala. Pubblicarono un Editto che dichiarava l’aborto un crimine punibile con la morte della donna che abortiva e della levatrice che l’aveva assistita. Dichiararono che le abitazioni e i terreni, così come le attività commerciali e artigianali, erano di proprietà di un uomo.

Le donne venivano declassate al ruolo di mogli e madri e aiutanti, senza alcun beneficio per sé stesse. Fu proibito insegnare alle bambine a leggere e scrivere. Potevano solo imparare l’arte del cucito e dell’accudimento di mariti, figli, padri. Se in un primo momento nessuno prese sul serio l’esercito di stupratori e picchiatori di donne, all’arrivo dei soldati inviati dalle istituzioni religiose temettero di dover combattere una guerra e nessuno aveva il tempo e la voglia di farlo. Perciò si adeguarono alle regole, sebbene in privato le donne continuassero a fare quel che facevano prima. Continuavano a insegnare alle figlie i mestieri e la lettura. Si continuava ad assistere le donne che volevano abortire. Capitò di rado e ogni volta dovevamo recarci in casa della donna, nel cuore della notte, nella speranza di non incontrare i soldati che pattugliavano le strade. Eravamo pazze, poi libere, diventammo streghe nell’arco di poche settimane. Tutti sapevano cosa facevamo ma gli uomini ci proteggevano, non erano felici di quello che stava succedendo, sebbene si fossero resi conto del fatto che le radici dell’odio misogino non potevano essere spezzate in azioni di vendetta contro stupratori e picchiatori di donne.

Mario, Cecco, altri, i pescatori, ci aiutarono come potevano ma quando fu devastato l’insieme degli orti pubblici, reso illegale il commercio di pesce pescato, quando fu fatta terra bruciata attorno a tutte noi, nessuna ebbe scampo. Per poter sopravvivere qualcuno parlò, ci denunciarono e le levatrici puntarono il dito sulle nuove arrivate: Valentina, Isabella, Lella, Eretica. Ci arrestarono all’alba, fummo interrogate per giorni e notti, rinchiuse in prigioni delle quali non conoscevamo l’esistenza, ricavate da zone sotterranee della chiesa. Diego mi interrogò a lungo, chiese perché mi chiamassi Eretica, disse che meritavo una condanna solo per il mio nome. Cecco fuggì portando via Flavia, Eleonora e Michela. Si rifugiarono nelle campagne a nord, quella fu l’ultima cosa che riuscirono a comunicarmi con un messaggio nascosto in un pezzo di pane. Diego sperava che io mi sottomettessi ma non sapeva quel che sapevo io, che gli uomini come lui sarebbero stati seppelliti dalla storia, che il buon senso avrebbe sempre prevalso e il potere della gente rognosa è un’illusione. Gli dissi che poteva godersi il momento perché sarebbe stato breve, lui era solo un cane addestrato per aprire le porte alla benevola mano consolatrice della vera chiesa che sarebbe tornata a riprendersi il potere disconoscendo lui e tutti quelli come lui.

Anzi della sua morte avrebbero fatto un esempio, per insegnare a tutti quanto magnanima è la vera chiesa e quanto orribile è un luogo in cui essa non esiste. Sarebbero venuti a rammentare a tutti che il potere conferito loro era necessario, per il buon andamento di un modesto progresso economico e di una parcellizzata evoluzione culturale. Lo avevano già fatto e lo avrebbero rifatto ancora. Diego disse che solo una strega poteva prevedere il futuro e che le mie parole mi condannavano. Mi chiese di confessare e io dissi che ero Eretica di nome e di fatto. Facessero di me quel che volevano. Avrebbero fatto di me una martire, la mia causa avrebbe vinto. Sicuramente il mio nome sarebbe stato ricordato, contrariamente al suo, dimenticato, sepolto, negato. L’esecuzione fu fissata per il giorno successivo, un rogo in pubblica piazza. Ci condussero dinanzi all’altare, per farci pentire per i peccati commessi. Lella, come al solito, sputò per terra. Stavolta la imitammo tutte. La piazza era vuota. Non c’era pubblico. Diego non si aspettava un deserto di tale portata. Provò a rinviare l’esecuzione ma tutto era pronto. Gli uomini volevano vederci bruciare. Legate sui ceppi, pronti ad ardere per renderci fiere, unite nella vita di un tempo e di quest’altro, scorgemmo in un angolo della piazza Cecco e le nostre amiche. Provammo a pensare alla libertà, un nuovo mondo, un altro tempo. Provammo a replicare il viaggio. Svanimmo in una giornata d’inverno. Bruciarono solo le corde. Cecco si ritrovò nel futuro con noi. 

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