Le Pazze, Scrittura

Le pazze – sesto capitolo

Scrittura per la libertà. Continua da QUI. Se vi piace una donazione mi fa sempre comodo. Ed ecco che inizia. Ogni riferimento a cose, città, fatti e persone è puramente casuale. Buona lettura!


6

Continuavamo ad abitare assieme a Cecco, anche se Flavia dormiva con lui per tutto il tempo, ciascuna impegnata nel mestiere che aveva scelto, ci incontravamo la sera per cenare insieme e parlare di tutto quello che avevamo vissuto durante la giornata.  Eleonora era diventata ormai una pescatrice provetta, con un suo gruppo di riferimento che le insegnava tutti i segreti del mestiere. Michele e Flavia aiutavano Cecco ad ampliare l’orto, riuscendo a dare una mano anche ad altri coltivatori. Valentina, Isabella, Lella, ed io, continuavamo ad imparare l’attività di levatrici. A volte mi capitava di andare a dare una mano al prete Mario con il quale riuscivo a parlare di tante cose, come raramente mi riusciva con qualcuno. Forse non comprendeva esattamente quel che dicevo, ma mi ascoltava con attenzione e mi faceva sempre sentire la benvenuta, accogliendo ogni mio consiglio e il mio aiuto. Nel frattempo il tizio dei volantini, che poi scoprimmo chiamarsi Diego, continuava a fare proselitismo per cercare di riportare Firenze ai tempi in cui secondo lui tutto andava meglio.

La gente era occupata a lavorare e sopravvivere, per fortuna non gli dava granché retta, però lui diceva di attendere il ritorno del vescovo che si sarebbe riappropriato della Chiesa e che avrebbe punito ogni eretico dei dintorni. Avevo dimenticato il fatto che in ogni epoca c’era sempre stato un cacciatore di streghe. Diego aveva tutta l’aria di voler essere uno di loro. Inquisitore redivivo, pronto a restituire potere al clero e ai ricchi della città. Ne parlai con le altre per capire se corressimo il rischio di essere perseguitate e risposero dicendo che avevamo troppo da fare per dare retta alle cose dette da uno stronzo. C’erano stati stronzi, però, che in passato avevamo sottovalutato ed erano diventati poi ministri del governo. La storia mi insegnava a non sottovalutare mai gli stronzi, perché se c’erano persone insicure, che non conoscevano altri modi per sopravvivere, quelle imparavano a istigare l’odio per ricavarne potere e gloria.  Diego poteva facilmente puntare il dito contro di noi, dato che a quanto pare nessuna donna stava con lui e aveva sviluppato una forte misoginia che guidava le sue azioni.

Sfuggire alla prigione psichiatrica per diventare vittima di persecuzione inquisitoria non mi sembrava una grande cosa. Forse avrei dovuto valutare l’idea di cambiare nome o sperare che si aprisse un altro varco verso tempi senza la presenza di qualsivoglia stronzo.  Nella città non c’era una vera propria polizia, dato che l’urgenza era quella di procurarsi cibo e beni di prima necessità, perciò erano gli stessi pescatori o i contadini, il prete o altri, che intervenivano per sedare aggressioni o punire qualcuno che si era macchiato di un grave crimine. Mi avevano detto che i ladri non venivano puniti, perché generalmente rubavano perché avevano fame. I crimini sui quali si concentravano erano quasi sempre d’odio nei confronti delle donne. Quando un marito picchiava la moglie le altre donne del vicinato intervenivano per cacciare l’uomo e fare in modo che non potesse più restare nella città. Se un uomo stuprava una donna intervenivano gli uomini e punivano lo stupratore nel peggior modo possibile. I metodi non erano sempre leciti ma erano efficaci.

Il fatto che fossero gli uomini a dover difendere le donne da uno stupro non mi piaceva molto perché in un modo o nell’altro si creava la stessa polizia che ci limitava e tutelava anche nel tempo dal quale eravamo fuggite. Volevo tentare di convincere le donne a difendere sé stesse o a difendere le altre, senza chiedere l’aiuto degli uomini. Dicevano però che non potevano togliere a un padre il diritto di punire lo stupratore di sua figlia. Dicevano anche che un uomo non avrebbe reagito bene e non avrebbe subito l’autorità espressa da una donna. Se la stuprava era perché voleva dominarla. Se si fosse sentito giudicato da una donna l’avrebbe derisa, avrebbe deriso gli uomini tutti, avrebbe istigato odio nei nostri confronti. Sembrava un compromesso ragionevole, se una simile strada non fosse già stata intrapresa portando ad effetti deleteri per tutte le donne. Pensai che ne avrei riparlato in un momento diverso, forse con più calma, non accettai mai, comunque di assistere alla punizione inflitta ad uno stupratore. Aizzare le folle, istigare il linciaggio, non era quella la cultura che volevo per me e per tutte le altre. Doveva esserci un modo diverso di fare giustizia. Se non c’era, avremmo dovuto ripetere errori ripetuti mille volte in mille epoche diverse. 

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