Antiautoritarismo, La posta di Eretica, Salute Mentale

Tso senza una ragione?

Mi è arrivata un’altra lettera questa volta da parte di un ragazzo che mi ha raccontato di ciò che gli è successo due anni fa. L’argomento è sempre lo stesso e cioè il principio secondo il quale alcuni pensano di fare del bene ledendo la tua dignità. All’epoca lui aveva 23 anni e stava bevendo assieme un gruppo di amici in una città del Nord e ad un certo punto uno dei suoi amici cominciò a sclerare e alcune persone presenti alla scena chiamarono la polizia che arrivo’ accompagnata da un’autoambulanza. La polizia registrò l’accaduto come una questione di ordine pubblico ma quel che avvenne poi dipese da un medico che accompagnava alcuni volontari e che decise che uno dei ragazzi, appunto il 23enne avesse bisogno di immediato aiuto.

Non si capisce per quale ragione presero di mira lui ma fatto sta che lo portarono in psichiatria usando il trattamento sanitario obbligatorio per ricoverarlo in una situazione che lui definisce la kafkiana. Quando l’altro ragazzo sclerava il ventitreenne tentava di farlo smettere e poi semplicemente si tirò indietro e e sedette sul marciapiede perché gli girava la testa dato che aveva bevuto un po’ troppo. Il fatto che fosse ubriaco non giustificava un TSO. Tantomeno giustificava il fatto che lui fu costretto a restare in un reparto psichiatrico in contenzione per i primi due giorni e sedato per i successivi cinque giorni. Gli attribuirono deliri e disturbi di vario tipo di cui lui non soffriva affatto perché era uno studente brillante che stava semplicemente trascorrendo una serata con gli amici dopo aver dato un esame che gli era andato bene. Si ribellò in tutti i modi al ricovero forzato e per questo lo tennero legato per due giorni e sedato per il resto del tempo dichiarando che lui avrebbe potuto farsi del male o farne a qualcuno.

In realtà cercava semplicemente di spiegare quello che era successo e che non aveva bisogno di niente salvo smaltire la sbornia, perciò piuttosto arrabbiato si rivolse male nei confronti degli infermieri e dei medici di turno. Ma ancora questo non giustificava affatto né il ricovero coatto ne la quantità enorme di sedativi che gli fu data né la contenzione. Gli stessi genitori tentarono in più modi di mettersi in contatto con i medici per capirne qualcosa e per fare in modo che il figlio potesse essere quasi rilasciato senza però riuscire a far nulla perché nessuno poteva contraddire l’opinione di quei medici. Da ciò il ragazzo ha tratto una vera e propria avversione nei confronti della psichiatria e dell’uso del TSO usato come alibi per sequestrare qualcuno e ricoverarlo contro la sua volontà.

Riferisco quello che mi ha detto e vi invito a scrivermi ancora nel caso in cui vi trovaste in una situazione spiacevole in relazione all’attribuzione errata o giusta di una malattia mentale e al comportamento inadeguato del personale sanitario e medico.

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