La posta di Eretica, Salute Mentale, Violenza

Ero troppo piccola e non potevo fare niente

Mi ha scritto una ragazza che ha letto il post sulle malattie mentali e sui modi sbagliati in cui alcuni medici le affrontano e mi ha raccontato quello che è successo a lei quando non era ancora maggiorenne. Aveva circa 14 anni un po’ più forse e all’improvviso non riusciva più a fare niente, a parlare, a concentrarsi, a dormire, a studiare. Si trovava in una condizione di immobilità e non riusciva a capirne la ragione e non sapeva spiegarla a chi tentava di capire quello che stava succedendo. I genitori la portarono da uno psichiatra che le prescrisse dei sedativi, banali benzodiazepine, per calmarla e farla dormire meglio. Lei comunque non stava bene e continuava ad avere sensazioni negative e a non riuscire a fare molto per se stessa o per chi le stava intorno.

Continuo’ a studiare con molta difficoltà anche se dovette saltare un anno. Quando ebbe compiuto diciotto anni decise di smettere di prendere quelle medicine e di rivolgersi a un altro medico. Il medico ovviamente dapprincipio le sconsigliò di smettere i farmaci all’improvviso e senza un piano graduale e poi le fece una semplice domanda che sarebbe stato utile le facesse lo psichiatra che l’aveva liquidata con le benzodiazepine. Il nuovo medico le chiese cosa le fosse successo nel periodo in cui comincio’ a star male. Una domanda semplice, per risalire ad una causa era necessario che lei ricordasse qualcosa di quel periodo. Lei ricordò di un brutto litigio tra sua madre e suo padre e del fatto che il padre aveva picchiato la mamma.

Aveva convissuto con la violenza assistita così tanto da non riuscire a mettere a fuoco un evento in particolare. La domanda del medico le permise di ricordare come si era sentita nei giorni precedenti alla sua paralisi emotiva. Disse che era troppo piccola per poter fare qualcosa e si sentiva impotente, frustrata, in colpa. Fece l’unica cosa che poteva in quelle circostanze: si ammalò affinché i genitori smettessero di litigare per dedicarsi a lei. Non smisero ovviamente ma si separarono e nel frattempo la ragazza continuava a prendere farmaci che non si capiva a cosa servissero. Non era depressa e non aveva disturbi particolari ma doveva elaborare un trauma difficile, che la metteva di fronte ad un ostacolo enorme: il fatto di essere troppo piccola per interferire con le vicende genitoriali. Il medico la aiuta ancora adesso per consulti ma la fece andare dallo psicologo e poi le suggerì di chiamare un centro antiviolenza o di parlare con chi poteva spiegarle che ciò che aveva provato aveva fondamento e che non era stata colpa sua.

Avveniva tutto per responsabilità di adulti che non sapevano decidere per se stessi ma decisero per lei senza capire bene cosa le stava accadendo. Non si liberò facilmente dei farmaci perché imparare a dormire facendone a meno dopo averli usati è dura ma è riuscita a trovare risposte, cura ed elaborazione del trauma che il primo medico incompetente non aveva individuato. Lei ora sta bene. Grazie a se stessa e al medico che l’ha tirata fuori da una diagnosi sbagliata.

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