Antisessismo, Culture, R-Esistenze

L’amore post gender alle prese con regole e istituzioni della società binaria

Quando la fase dell’innamoramento è giunta al momento in cui cominciate a conoscervi davvero, cominciano le titubanze e le battaglie per appropriarsi di ruoli che possano lasciarvi un pezzetto di autonomia, pur nella confusione creata in un primo momento in cui pensavate di non dover porvi il problema. Se al principio pensavate di essere l’uno il riflesso dell’altro, dato che nel frattempo avete sviluppato una sorta di dipendenza, mentre cercate dimostrare quel che siete davvero, sperando d’altro vi accetti senza problemi, ora iniziate con calma reperire notizie sulle differenze. La spontaneità lascia il posto a domande che dovrebbero consentirvi di sapere come muovervi nella relazione. Vuoi stare sotto o sopra? Vuoi cucinare o preferisci che prepari io? Vuoi leggere o preferisci che metta della musica? Vuoi che ti ascolti o preferisci stare solo? 

Vi assale il dubbio che potreste sbagliare e vi sono due scelte possibili: accontentarlo, mostrare autonomia. Generalmente in questa fase si preferisce dire che non ci si vuole impegnare ma si è disposti a vivere la relazione finché dura. Mettete le mani avanti per paura che l’altro o l’altra vi molli. Se prima pensavate che non ci fosse una reale divisione di ruoli secondo il genere che vi appartiene, cominciate a realizzare che per trovare uno spazio di autonomia siete obbligati a svolgere ruoli fissi. Se lui lavora a voi spetterà occuparvi della casa. Se lei lavora lui vi preparerà la cena. Quel che vi serve e trovare un punto d’appoggio che vi fornisca il controllo dì qualcosa. Volete essere indispensabili e non volete essere causa di alcun problema per l’altro. Avete già notato come lui reagisce quando mostrate l’espressione di un pensiero autonomo che non gli corrisponde. Dalla fantasiosa possibilità di essere un corpo e una sola mente si arriva all’ipotesi di essere due identità distinte e separate la qual cosa potrebbe realizzare una ferita. I ruoli diventeranno sempre più fissi, non c’è post gender che tenga quando si tratta di una relazione in cui cercate spazio per poter essere utili all’altro.

Vi ritrovate a confrontarvi con una società binaria, che concepisce ruoli distinti per ogni genere e che ha realizzato istituzioni che segnano queste differenze. Il giorno in cui vi ritroverete a conoscere la famiglia dell’altro se siete una donna mostrerete di aver cura del vostro compagno, chiederete se sua madre ha bisogno di aiuto mentre prepara la cena, converserete con suo padre come farebbe una nuora. Se siete un uomo vi ritroverete parlare con il potenziale futuro suocero circa la serietà dei vostri sentimenti nei confronti di sua figlia. Godrete dell’offerta del pasto che viene consegnato da prima agli uomini e solo poi alle donne e brinderete con il vino che vostro suocero ha stappato apposta per voi. Interagire con il mondo secondo una logica post gender significa scontrarsi con ruoli precisi che vi saranno assegnati secondo le aspettative di ciascuno. Alla donna sarà chiesto se pensa di voler diventare madre e all’uomo si chiederà se vorrà fare di quella partner una donna onesta sposandola. Mentre in privato siete spinti a replicare i ruoli che sono stati dei vostri genitori, perché sono i vostri modelli di riferimento, in pubblico quei ruoli vengono riconosciuti e assegnati a prescindere dalla vostra scelta. Ti capita di vedere il tuo partner che offre il suo aiuto alla suocera e nel contempo tuo padre dirà a te che sei tu a doverlo aiutare e non dovresti lasciare che lui svolga lavori di quel genere.

La rete sociale che vi circonda diventa importante per voi al punto che incominciate ad assimilare i suggerimenti che vi vengono dati e a farli propri. Finché un bel giorno non vi rendete conto del fatto che non siete più la coppia post gender che pensavate di interpretare ma siete una normale coppia eterosessuale che continua una tradizione antica e si affiderà alle istituzioni della società binaria per trovare rassicurazioni. Quando vivendo insieme vi manca l’aria perché non riuscite più a capire chi siete e se effettivamente vi piace la persona con cui dormite nell’altro si risveglia la paura di perdervi e probabilmente sarà quello il momento in cui vi chiederà di sposarlo. Se foste autonome così come dite non dovreste sentirvi lusingate da quella proposta. In realtà non lo siete e dipendete dalla rete sociale con la quale siete in contatto e che sarà felice di apprendere che avete deciso di sposarvi. Se in privato vi sforzati ancora di agire secondo i ruoli interscambiabili, in pubblico probabilmente non vi sarà permesso farlo. Dovreste vivere altrove o non avere contatti con le vostre famiglie per poter sviluppare un modello relazionale totalmente nuovo e indipendente. Dalla sofferenza tratta dalla certezza di essere diversi e non più il riflesso l’uno dell’altro si passa alla consolazione di pensarsi differenti proprio perché vi sia data l’opportunità di agire ruoli di genere che la società vi spinge ad interpretare.

L’autonomia diventa un’utopia e il reciproco riconoscimento viene rinviato a momenti successivi. Siete impegnati nel frattempo a soddisfare le esigenze sociali e quelle dei vostri genitori. Liberarsi dalla stretta sociale è francamente difficile, perché tutto vi spingerà ad adottare una burocrazia istituzionalizzata e creata apposta per modelli familiari eterosessuali. Vi renderete conto di possedere una memoria di genere ereditata che durante le discussioni vi farà dire cose come tu non hai mai partorito e non sei nulla del dolore oppure tu hai le mestruazioni e non è possibile comunicare. Comincia ad apparirvi plausibile l’ipotesi sviluppare possesso, gelosia, controllo. I vostri amici, la vostra famiglia, le persone che conoscete sul posto di lavoro, raccontano di vite in cui non c’è spazio per l’autonomia individuale e in cui si realizza piuttosto una dipendenza reciproca, che lascia mutare in voi ciò che vi aspettate dall’altro. La perdita di autonomia non è qualcosa che avviene in una situazione di totale impunità. Mentre vi adattate a interpretare i ruoli che vi sono assegnati, perdete sicurezza, autostima, fiducia in voi stesse. Non siete più in grado di capire dove sia la differenza tra voi e vostra madre o voi e vostro padre. L’amore diventerà solo un alibi per reinterpretare relazioni già vissute mille volte. La vostra quotidianità si svolgerà tra bucati da fare, organizzazione della casa, preparazione di pranzi e cene e l’evento settimanale del fare la spesa per entrambi. Siete occupati entrambi a far sopravvivere una spinta spontanea che vi ha indotti l’uno verso l’altro senza scorgerne oramai le motivazioni. Incontrate infine la routine, la frustrazione, l’amarezza, lasciando che il vostro viaggio alla scoperta della consapevolezza di voi stesse si è rinviato sine die. Finché un bel giorno non vi viene in mente che per riscoprire ciò che volete essere davvero non dovrei te abbandonare quel modello relazionale e dunque dovrete abbandonare lui o lei per rinascere consapevoli della disillusione e del fatto che prima di stare con qualcuno dovrete imparare a stare con voi stessi.

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Vi descriverò in vari capitoli quel che so in proposito, da un punto di vista di genere anche se non copierò il contenuto del libro pubblicato che se volete comprare troverete in basso (cliccate su kindle o cartaceo a seconda di quel che volete).

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