Antiautoritarismo, Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

La psichiatria non sa nulla di disturbi alimentari. Esperienze e traumi ignorati.

La prima volta che mi recai da uno psichiatra per i disturbi alimentari non volle sapere nulla di me. Disse semplicemente che dovevo cambiare abitudini e modo di pensare perché nel pensiero distorto stava la malattia. corretto quello sarebbe andato tutto bene. Ho partecipato a decine di terapie per la rieducazione alimentare e il primario, col suo stuolo di specializzandi, ci dava la sua benedizione, dettava ordini sui farmaci da prescrivere e la nutrizionista svolgeva un ruolo di controllo. I day hospital venivano realizzati per le pazienti anoressiche e bulimiche e i toni rivolti soprattutto alle anoressiche erano intimidatori. Se non mangia sai che domani ti peso e se non hai preso almeno cento grammi ti rimettiamo il sondino nasogastrico. Così l’anoressica piangeva e tra le lacrime mangiava le sue carotine e un po’ di pasta in bianco. Ma il peso di giorno in giorno varia per una serie di motivi per cui non la bilancia non è affidabile se ti pesano tutti i giorni. L’anoressica tornava stremata dalla visita e le imponevano il soldino nasogastrico anche se aveva mangiato tutto quello che era destinato a lei. Il comportamento di psichiatri e nutrizianista faceva insorgere un cameratismo tra le pazienti che così aiutavano le ragazze aumentando la porzione o diminuendola senza che i medici se ne accorgessero perché non c’è nulla di più deleterio delle minacce e dei ricatti.

Il punto è che della malattia gli illustri psichiatri o le varie associazioni private che si fanno pagare fior di quattrini per darti ospitalità sanno poco o niente. Improvvisano e ciascuno si basa sulla propria corrente di pensiero. Non ritengono di indagare sui traumi precedenti che hanno portato la paziente a quello stadio, non sanno che pesci prendere e solo tra pazienti ogni tanto viene fuori che una ha subito una molestia, l’altra uno stupro, l’altra si sentiva bullizzata per il suo aspetto e l’altra aveva un vissuto con una famiglia disfunzionale. Lo psichiatra immagina che il problema resti nella mente della persona malata. è il cervello che non funziona e da medico prescrive farmaci per risanare la chimica che dovrebbe far sparire il resto. In realtà si concentrano sui sintomi ma non vogliono sapere nulla sulle cause. Spesso si trovano dinanzi ragazze adolescenti e giovani e prive di strumenti per difendersi e dire quel che vorrebbero ma alcune tentano di farsi ascoltare e non vengono ascoltate perché ti senti una cavia in mano a chi fa solo tentativi ignorando tutto il resto.

A volte lo psichiatra agisce con l’aiuto di uno psicologo, ma è raro che la pensino diversamente perché nell’elaborazione dei traumi non sono preparati e non gli piace che qualcuno metta in discussione il loro credo, un dogma, la loro corrente di pensiero. Si potrebbe dire che tentano di adattare la loro teoria alla paziente e non agiscono facendo distinzioni tra il vissuto di una o l’altra paziente in modo differente. Una teoria valida per tutte, con tanto di ricerche presentate nei congressi in cui le pazienti fanno numero ma non vengono mai realmente ascoltate. Se si ponessero il problema da un punto di vista di genere forse scoprirebbero che la paziente non è un’idiota, non è capricciosa, non serve intimidirla o minacciarla per farla mangiare e non serve minacciarla per non farla vomitare. Se non contestualizzano l’insorgere della malattia sapranno ben poco sui modi in cui risolverla. Perciò a dispetto di bravi professionisti che da soli cercano di fare del proprio meglio poi la psichiatria vive di un retaggio antico, talmente antico da riproporre l’elettroshosk per la depressione o da continuare a usare la contenzione come metodo per impedire all’anoressica di strapparsi via il sondino nasogastrico.

Probabilmente anche ciò che scrivo io sarà inutile ma so per certo che chi legge almeno non si sentirà sola e vorrei incoraggiarla a farsi sentire e a raccontarsi, che la vogliano ascoltare o meno, perché l’elaborazione dei suoi traumi è la via per la sua guarigione. Assieme ai farmaci, certo, ma non solo con i farmaci e le pesate quotidiane e i ricatti di chi sorveglia il nutrimento.

Scrivete se avete qualcosa da dire in proposito perché è importante. abbattoimuri@gmail.com

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1 pensiero su “La psichiatria non sa nulla di disturbi alimentari. Esperienze e traumi ignorati.”

  1. Fortunatamente non sono tutti nazisti i medici che si occupano di anoressia. Ma, sì, indubbiamente, il quadro generale (diciamo pure di tutta la medicina e la sanità italiana) è esattamente questo: degli idioti ignoranti, tronfi della loro laurea, che non fanno che provocare danni, per i quali non pagheranno mai.
    Quando la gente l’avrà capito, avremo fatto un enorme passo avanti.

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