Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Salute Mentale, Welfare

Cose da non dire a chi soffre di malattie mentali

Quando qualcuno vi dice che soffre di malattie mentali e parlo di ciò che conosco quindi di depressione, disturbi alimentari, agorafobia, disturbi da autolesionismo, se questa persona vi dice che è in difficoltà è che non c’è nessuno che l’aiuti molto probabilmente avrà già cercato attraverso tutti i canali possibili per ottenere quell’aiuto. Poi è indispensabile sapere che se il centro salute mentale che prende in carico un paziente non ritiene che tu abbia bisogno di una terapia psicologica dovrai trovarla fuori a pagamento. Quindi è inutile dire vai da uno psicologo come se la persona malata non sapesse di poterne avere bisogno o comunque non avesse provato ad ottenere quel servizio che se escluso la rinvia a pagare di persona fior di quattrini per uno psicoterapeuta a pagamento. Se qualcuno vi dice che in famiglia sono soli ad occuparsi di una persona con problemi mentali è probabile che sia così perché in generale i servizi sociali, per esempio, non si attivano se c’è la famiglia a pensare alla persona malata. Quindi denunciare il fatto che si è soli corrisponde alla assoluta verità dello stato delle cose qui in Italia. Il nostro welfare è realizzato in modo da delegare alla famiglia tutti i bisogni dei parenti malati.

In generale la famiglia dovrà occuparsi del parente disabile senza nessuno che l’aiuti e le cosiddette associazioni di volontariato difficilmente si muovono se sanno che c’è una famiglia sulla quale puoi contare. Se è stato difficile per me contattare i servizi sociali ben sapendo che non ho una famiglia a cui rivolgermi è che l’unica persona su cui potevo contare adesso sta male, figuratevi quanto diventa difficile nel caso in cui una persona disabile o affetta da malattia mentale viene curata con l’aiuto dei familiari. La famiglia e l’ammortizzatore sociale che lo stato ha scelto per occuparsi di tutti i problemi dei componenti di quella stessa famiglia. E nella famiglia l’ammortizzatore sociale per eccellenza è la donna. Se lo stato continua con i provvedimenti in favore delle famiglie eterosessuali e giammai per realizzare strutture e servizi che possano aiutare persone che non hanno famiglia significa che pensano che il problema sia tuo perché evidentemente è tua alla colpa del fatto che non puoi contare su una famiglia. Significa che non pensano a te come un individuo ma semplicemente come componente di un nucleo sociale ridotto come la famiglia. Per le ragazze che vivono problemi di autolesionismo, agorafobia, disturbi alimentari, non mi pare che vi sia a disposizione un servizio psicologico che le osservi e le aiuti nelle scuole.

Tutto quello che succede a queste ragazze ricade sulle loro spalle e sulle spalle delle loro famiglie. Se si tratta di famiglie monogenitoriali, con la presenza della sola madre, il problema diffuso è che questa madre non ce la fa da sola ma nonostante questo non riceve aiuto. Non si tratta di un pregiudizio o di un’invenzione ma dello stato delle cose in questa nazione. So che servizi psicologici nelle scuole e che aiuti esterni alla famiglia arrivano in nazioni dell’europa del nord. In Italia per bontà della Chiesa cattolica e dello Stato che ad essa si ispira la famiglia rappresenta l’unico spiraglio che una persona disabile ha per sopravvivere. Evitate perciò di dare suggerimenti senza conoscere il reale stato delle cose e chiedetevi piuttosto come mai le persone raccontano di non poter contare su nessuno salvo sulla propria famiglia, se ne hanno una, o su sé stessi. Una delle cose che spesso mi hanno detto quando ho cominciato a interessarmi per me stessa della questione delle malattie mentali è che certe famiglie rimpiangevano la chiusura dei manicomi perché la legge basata su Basaglia non è mai stata applicata completamente. La legge prevede servizi resi anche in aiuto alle famiglie o alle singole persone ma questi servizi o non ci sono noti oppure non ci sono fatto.

Se penso che persino il centro salute mentale che ha in carico me come paziente ha problemi di organico perché sono troppo pochi per riuscire ad assistere la mole enorme di pazienti ciò significa che il problema della salute mentale per il nostro stato è secondario o non esiste. Noi restiamo invisibili perlopiù perché ci vergogniamo, ci sentiamo in colpa, non parliamo chiaramente delle nostre condizioni e certamente raramente parliamo pubblicamente di quello che ci serve e che non ci viene dato. A parte i genitori di figli disabili che a volte lamentano di non ricevere aiuto da parte di nessuno e di essere in difficoltà quando per esempio le scuole chiudono e non sanno a chi affidare i figli perché i genitori sono al lavoro, non credo voi abbiate letto o ascoltato storie di malati mentali che chiedono servizi che non vengono offerti. La nostra invisibilità è l’alibi per il nostro governo e per chiunque si occupi di salute mentale per non concedere servizi che si adeguino alle situazioni attuali, al fatto che i pazienti potrebbero non contare su famiglie, al fatto che i pazienti oltre i cinquant’anni non vivono d’aria e dunque dovrebbe essere estesa la possibilità a chi ha un’età superiore di poter accedere al servizio di reinserimento socio lavorativo. Al fatto che quando dici che ti serve un reddito non significa che vuoi altri farmaci ma che ti serve veramente reddito.

Se io non avessi toccato in prima persona tutte queste faccende anch’io avrei lasciato un commento sotto un post di denuncia indicando associazioni di volontariato e psicologi vari. Ma oggi so che quei commenti lasciano il tempo che trovano e che piuttosto bisogna saper ascoltare chi racconta la propria storia di malattia mentale e la denuncia di non ricevere alcun aiuto per supportare la sua rivendicazione senza suggerire obiettivi irraggiungibili o addirittura inesistenti. 

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1 pensiero su “Cose da non dire a chi soffre di malattie mentali”

  1. Posso dire che non è assolutamente vero che il nostro welfare non c’è laddove c’è la famiglia che può occuparsi di un paziente, bisogna poi anche capire quale razza di aiuto pretende una persona o la famiglia, o pensare che all’estero una persona in carrozzina viva esattamente come uno che possa spostarsi sulle proprie gambe? Di certo ci sono delle differenze territoriali anche notevoli, ma non diciamo che sia il nostro SSN a essere concettualmente orientato ad uare la famiglia come ammortizzatore.
    Per quanto riguarda poi le cosiddetto malattie mentali, con essere è semplicemente più difficile agire perché quanto si ha a che fare con un qualcosa di intangibile e inafferrabile come la psiche non esistono vere e proprie risposte, come potrebbe esserlo una protesi a fronte di un handicap fisico. A parte le malattie di natura psichiatrica o su base organica in cui si può agire con farmaci mirati, non esistono infatti cure, e lo stesso psicologo è quanto di più lontano esista da una vera cura scientifica.

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