Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, R-Esistenze, Violenza

Errori di comunicazione nelle campagne contro la violenza di genere

Uno degli errori più frequenti che vedo realizzati in campagna contro la violenza di genere è quello di rappresentare un’immagine in cui c’è una donna a capo chino o con la mano pronta a parare colpi, in una situazione di difesa. L’immagine presenta la vulnerabilità di una donna piuttosto che la sua forza nel percorso di fuoriuscita da una situazione di violenza. Quel che bisognerebbe rappresentare invece è l’urlo di una donna che manifesta rabbia, potenza, coraggio, forza. 

L’immagine su descritta normalmente sollecita l’intervento paternalista di tutori che si assumeranno la responsabilità di salvare la vittima. Invece una campagna contro la violenza di genere dovrebbe far emergere la forza di una donna che si salva da sola. 

L’altro errore fatto frequentemente nelle campagne contro la violenza di genere è quello di rappresentare la donna per esempio con una rosa bianca macchiata di scuro. La rosa bianca vorrebbe rappresentare la purezza della vittima quasi come fosse virginale e il nero rappresenterebbe il carnefice che macchia quella purezza. Anche questa campagna richiama e sollecita l’intervento dei tutori per la salvezza della candida fanciulla dal bruto che la aggredisce. Il fatto è che una vittima di violenza non ha bisogno di essere definita pura e men che meno vergine. Ella non ha bisogno del cavaliere che la salva ma di strumenti che l’aiutino a salvarsi da sola. Un errore che i media fanno di frequente è quello di accompagnare una notizia di cronaca che parla di un femminicidio con una foto che rappresenta spesso le forze dell’ordine. in questo caso quel che si compie e un marketing istituzionale che lascia intendere che le uniche risorse che le donne possono utilizzare sono i tutori. Invece si dovrebbe accompagnare quella notizia con i numeri dei centri antiviolenza disponibili sul territorio che meglio di tutti sanno come accompagnare una donna nel percorso di fuoriuscita dalla violenza la rispettando la sua autodeterminazione. È necessario far presente Che la donna che si avvia a uscire fuori da una situazione di violenza ha bisogno di recuperare autostima e fiducia in se stessa e non fiducia in un sistema patriarcale che non le fa sentire la sicurezza di poter provvedere a se stessa nel futuro. Un altro genere di errore che viene fatto nelle campagne contro la violenza di genere è quello di rappresentare le donne uccise come bambole vestite da marchi importanti attaccate ad una parete che ricorda tanto i caduti in guerra solo in versione fashion. La victim fashion è un’altra delle maniere in cui viene mostrata una vittima in molte foto di fotografi famosi che reclamizzano prodotti o marche di abbigliamento fotografando le donne in posa da morte. In questo caso non si tratta di una campagna contro la violenza di genere ma è la violenza di genere che diventa un brand utilizzato per vendere dei prodotti sulla pelle delle donne che mostrano sono per davvero. 

Un altro errore delle campagne contro la violenza di genere è quello di rappresentare uomini che dicono di volerti difendere sollecitando il loro paternalismo invece che dar sicurezza alle donne che si difendono da sole. Tutti questi errori sono solo degli esempi per far comprendere quanto la comunicazione possa contribuire in malo modo a dare un messaggio sbagliato e a far sentire la donna che sta uscendo da un percorso di violenza comunque inutile come se non ci fosse altra scelta che affidarsi ad altri uomini per salvarsi la vita. Le stesse forze dell’ordine sono solo uno strumento che le donne possono utilizzare se lo scelgono perché principalmente è la scelta delle donne che escono fuori da una situazione di violenza che deve essere rappresentata e di cui si deve avere rispetto. 

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