Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Culture, R-Esistenze

La solitudine delle madri

Io non so come facessero le donne in passato a partorire un figlio dopo l’altro, tra un aborto e un figlio nato morto, bambini piccoli da allattare e tutte le faccende da sistemare in famiglia. Non posso immaginare quanto sia stato difficile per loro e tuttavia penso che quelle donne abbiano lasciato un’eredità a tutte le altre per non essere disconosciute e per fare in modo che venisse riconosciuto il loro valore. La mistica della maternità ha una radice antica e si protrae nel tempo ancora oggi con un giudizio censorio nei confronti delle donne che non solo non vogliono ripetere quelle stesse esperienze ma non si riconoscono nel ruolo di madri. La madre veniva vista come una specie di Santa, una martire che dava tutta sé stessa per i propri figli. Ma al di là di questo stereotipo ci sono altre verità che andrebbero raccontate. Erano donne sole, insoddisfatte, spesso non si sentivano realizzate e neppure amate. Fungevano da buco sul quale un uomo depositava il proprio sperma senza curarsi delle conseguenze. Erano donne la cui sessualità era negata e non avevano altri modelli a cui riferirsi se non le donne che le avevano precedute. Molte donne morivano di parto e altrettante non erano in grado di prendersi cura dei figli e li lasciavano a sé stessi per poter lavorare.

Capitava che fossero le sorelle più grandi a doversi prendere cura dei bambini più piccoli. La madre come eterna Madonna addolorata è una leggenda religiosa e che faceva parte della mentalità patriarcale. Nessuno si chiedeva se una donna volesse davvero essere madre. Doveva farlo e basta senza lamentarsene sentendosi sbagliata se non riusciva a portare a termine il proprio compito così come la società voleva. Il fatto che queste donne non fossero interrogate sui loro desideri può dirci tanto su quello che ci hanno lasciato in eredità. Ci hanno lasciato 1000 modi di dire come per esempio il fatto che così deve essere per ogni donna oppure che non si è una vera donna se non si diventa madri stigmatizzando fortemente quelle donne che non potevano avere figli e che venivano definite sterili e dunque aride come se fosse loro la colpa per il fatto di non poter generare prole. Ci hanno anche lasciato in eredità tanta violenza che veniva trasmessa ai figli con percosse o urla perché queste donne tutt’altro che Sante non riuscivano a farcela, non sopportavano il pianto del bambino, non tolleravano il peso di tutte queste responsabilità che la società aveva assegnato loro. Se così non fosse stato non ci sarebbero state le lotte per rendere legali gli anticoncezionali e poi l’aborto.

Chiedere libertà di scelta sul fatto di poter avere figli o meno era non solo un urlo di rivolta ma anche di rabbia frustrata e inespressa dalle madri, dalle nonne, dalle bisnonne. Adesso che le donne sono libere di scegliere gli antiabortisti cercano ulteriori modi per colpevolizzare le donne per esempio con la creazione dei cimiteri per i feti. Il fatto di dover sottoporre ad una donna che sta per abortire un modulo in cui lei dovrà scegliere tra due opzioni ovvero lasciare che l’embrione sia lasciato al macero o sepolto e in quel caso deve dargli un nome. Di ricatti emotivi come questo la pratica antiabortista è piena così come lo è anche la neo mistica della maternità che insiste nel rivendicare la maternità come facente parte della natura stessa della donna. Ci sono molti modi per colpevolizzare le donne uno tra questi è proprio quello di obbligarle a diventare madri anche se non vogliono. Ma il punto chiave sta proprio nel concetto di libera scelta che dovrebbe consentire a tutte le donne di esprimere la propria opinione in materia senza temere alcun giudizio. Se la scelta è veramente libera non si capisce perché chi sceglie di diventare madre debba scagliare strali contro chi invece non lo fa.

Se la scelta è davvero libera non si capisce perché sia necessaria ancora oggi una mistica della maternità che santifica la donna che partorisce e considera diabolica e peccatrice quella che non lo fa. Evidentemente lo scontro culturale in atto affonda le proprie radici su un ordine patriarcale che spinge per essere restaurato. Diversamente non si capisce perché si debba fare marcia indietro sul diritto all’aborto In America o perché in Italia esistano ancora così tanti obiettori di coscienza. Se questo avviene, senza contare i discorsi sulla presunta denatalità, vuol dire che le pressioni sulle donne affinché facciano figli non sono mai cessate e che anzi sono rafforzate da una divisione tra donne di valore in quanto madri e donne prive di valore perché non madri. Quello che sappiamo e che le madri per la maggior parte sono sole, sotto ricatto per la perdita del lavoro, economicamente dipendenti da un uomo che non è detto si occupi dei figli, senza servizi che restituiscano a queste donne un po’ di tempo per sé stesse. In mezzo a queste Sante madri in qualche modo sono cresciuta, le ho viste picchiare i figli, urlargli contro, lasciarli soli, ritenerli un fastidio, strattonarli e causare loro traumi ben peggiori di quel che si potrebbe immaginare. Ma la figura della madre è in qualche modo intoccabile non perché vi sia un reale rispetto nei suoi confronti ma perché è l’unica che può partorire figli da donare al patriarcato. Il sostegno che il patriarcato dice di fornire alle madri è fasullo ed è interessato perché si aspetta in cambio che queste donne partoriscano e silenziosamente continuino nel lavoro di riproduzione e di cura che non è pagato e che viene svolto in totale solitudine.

La mia generazione ricorda bene le lotte per ottenere gli asili nido ai quali lasciare i bimbi ancora piccoli. Quelle della mia generazione a meno che non si trovassero in città industriali non potevano lasciare i figli se non quando arrivava l’età della scuola materna. L’attuale presunto sostegno alla maternità con qualche soldo dato per ogni figlio sfornato è solo un palliativo che non garantisce alcun sostegno continuativo né promette la costruzione di strutture che assistano le madri nel loro compito educativo e di cura. La donna di oggi è scolarizzata, istruita, ambisce all’indipendenza economica e di sicuro non mette al primo posto la maternità come obiettivo della propria esistenza. Quando questa donna decide di essere madre lo fa responsabilmente e si aspetta che le istituzioni la favoriscano con strutture di assistenza e cura per i bambini come parte della comunità e non appartenenti al solo nucleo familiare. La comunità è presente nella cura dei bambini in alcune nazioni del Nord Europa ma a quanto pare qui si continua a ritenere che la madre Santissima addolorata debba continuare a vivere un martirio per il quale dovrebbe aspettarsi un premio nell’aldilà. Alle condizioni attuali se le donne non vogliono fare figli hanno perfettamente ragione di compiere questa scelta. Prima ci si renderà conto che dei bambini si deve occupare una comunità intera e non solo la madre e prima si arriverà a realizzare un sistema di responsabilità collettivo che eviti l’isolamento delle madri. 

Ancora un’ultima cosa sulla solitudine delle madri. Molte donne depresse lo sono non solo per la fase post parto ma a lungo, durante l’infanzia dei figli, senza che nessuno se ne renda conto e faccia nulla. Molte sono le donne che si suicidano da sole o con i figli in braccio lanciandosi da balconi del terzo piano. Se questo non è allarmante secondo la mentalità patriarcale è solo perché si vuole continuare a pensare che le donne siano perfettamente in grado di supplire a tutte le carenze dello Stato, a fare da ammortizzatrici sociali e a fare da madri senza ricevere alcun aiuto. E per aiuto non si intente quel centinaio di euro a bimbo partorito ma un aiuto continuativo e visibile, di solidarietà che spinga le donne a poter continuare a vivere, studiare, cercare un lavoro, raggiungere altre vie di realizzazione senza doversi fermare alla panacea della maternità come soluzione di tutti i mali possibili. Quindi le donne non fanno figli non perché siano egoiste ma perché sono in grado di capire se provano o meno la voglia di essere madri o di capire se avranno sostegno nella loro vita dopo aver fatto un figlio. Essere madri non è abbastanza, questo è il punto, dunque bisognerà rassegnarsi all’idea che le donne vogliono molto di più e se non lo otterranno potranno essere cacciate come streghe e costrette a partorire con la forza o con l’inganno ma continueranno per la loro strada come è giusto che sia. 

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