Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, R-Esistenze

Sono una “madre cattiva” e volevano farmi l’elettroshock

Un’altra madre cattiva si unisce al coro:

Lei scrive:

Vorrei partecipare alla discussione sulle madri cattive. Io sono una di loro. Ho partorito una bambina che ho sentito subito come estranea. Non sentivo alcun istinto materno e non avevo alcuna voglia di restare con lei. I miei familiari mi dicevano che era normale all’inizio sentirsi così distaccate e continuavano a propormi il volto di quella bambina tentando di suscitare in me tenerezza e compassione che in realtà non provavo. La allattavo per dovere ma credo che il mio corpo si sia ribellato e ad un certo punto dopo appena un mese non avevo più latte da darle e così lei fu nutrita col latte artificiale. Dopo la sua nascita sentivo solo un gran dolore per l’utero che si contraeva mentre il sangue continuava a scorrere come un fiume in piena. Dei miei dolori non si occupava nessuno. A tutti importava soltanto che io mi occupassi della bambina e che in me nascesse un sentimento d’amore che non nacque mai. Di notte avevo gli incubi perché i sensi di colpa mi facevano stare male e così esorcizzavo immaginando che alla bambina accadessero cose terribili e io non facevo mai in tempo a soccorrerla.

Dopo un po’ mio marito decise di farmi incontrare uno psichiatra che diagnosticò una depressione post partum. Ma io non mi sentivo depressa. Volevo fare tante cose, mi sentivo di nuovo libera di correre, senza il pancione ed ero molto attiva. La diagnosi mi sembrò solo un modo per dare un nome a quello che per mio marito sembrava troppo strano. Il fatto che non sentissi attaccamento per la bambina e che badavo a lei senza pensare che fosse il centro di tutto lo preoccupava. Continuò a propormi cure psichiatriche, ho dovuto prendere farmaci e dato che non cambiava niente mi proposero anche l’elettroshock che dicevano sarebbe stato un toccasana per la depressione post partum perché mi volevano attiva, efficiente e una perfetta madre per mia figlia. Mi rifiutai e mio marito rimase senza più argomenti e dato che continuava così chiamò sua madre che badava alla bambina mentre io tornavo a lavorare. Mi telefonavano per farmi parlare con una bimba che ancora non diceva niente perché pensavano fosse giusto farle sentire almeno la mia voce ma al lavoro e fuori da quell’ambiente io mi sentivo libera.

Mi sono sentita in colpa per molto tempo e poi ho capito che quella vita non faceva per me, mio marito ha chiesto la separazione e abbiamo divorziato. La bambina è rimasta con lui e io la vedo solo ogni tanto. Non insisto più di tanto. Le mando i soldi, gli alimenti, perché se una donna lavora deve comunque assolvere a quel dovere con i figli ma ciò non significa che li devi amare. La ragazza che vi ha scritto credo abbia il diritto di fare quello che vuole così come l’avevo io e vi assicuro che ho conosciuto molte donne colpevolizzate perché non sentono amore materno, le trattano come se non fossero umane, come se non fossero in grado di amare, perciò la terapia elettroconvulsivante per la depressione post partum è ritornata in auge dimenticando i danni che ha fatto a tante pazienti psichiatriche in passato. Io sono una donna ma non amo né le attività casalinghe e neppure fare la madre. Nessuno può costringermi a sentire emozioni che non provo e non mi sento cattiva per questo. Credo siamo molte più di quel che si dice solo che ci vergogniamo a dirlo e se lo diciamo subiamo giudizi terribili. Potrebbero picchiarci se ci vedessero di persona quindi grazie per il fatto che tu mantieni sicura la nostra privacy. Verrà il giorno in cui in tante diremo come la pensiamo in proposito. Per ora ci sono gli uomini e le donne che li appoggiano a dirci come dobbiamo comportarci. Non è giusto. E non mi sento meno umana per questo.

Grazie mille per questa discussione e per avermi dato l’occasione di poter dire la mia. 

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