Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Culture, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, R-Esistenze

La criminalizzazione della donna

La criminalizzazione della donna si realizza a partire dagli stereotipi che definiscono sesso e genere come se fossero la stessa cosa. Ricordo che essere nate di sesso femminile non significa che il tuo genere corrisponda all’essere donna. Tenendo conto di questo secondo gli stereotipi il fatto che tu abbia una vagina ti rende colpevole a prescindere. Non solo perché ti porti dietro il peccato originale così come dice la religione cattolica, ma perché nei secoli essere donna ha significato anche essere sovversiva, ribelle, una terrorista.

Le ragioni per cui le donne sono state giudicate in questo modo sono sempre le stesse e continuiamo a leggerle o ad ascoltarle ancora oggi.  Non sono pochi i maschilisti e le donne con maschilismo interiorizzato che vengono a spiegarti come si fa ad essere una vera donna. Se sei donna prescindendo dagli stereotipi allora vieni giudicata come se tu fossi una donna falsa. Cosa fa la vera donna che non viene criminalizzata? Ovviamente obbedisce all’ordine patriarcale: si occupa della casa, si occupa dei parenti e del marito soprattutto, sforna figli e se ne prende cura fino alla morte. La sua felicità consiste in questo. L’unico status sociale che intende raggiungere è solo questo. Talvolta fa conciliare un lavoro part-time con i doveri familiari ma solo per aiutare economicamente la famiglia e giammai per realizzazione personale.

Tutte le volte che una donna si discosta da queste caratteristiche viene criminalizzata. Vengono usati specifici aggettivi solo per la categoria di donne che decide di usare la libertà di scelta per fare cose che disturbano l’ordine patriarcale. Di una donna che ama il suo lavoro non si dice che è competente ma che è una donna in carriera che evidentemente preferisce la carriera ai figli. Di una donna che non ama attività casalinghe si dice che non è stata bene educata, che è una femminista, anche se non lo è, e che lascia fare tutto al povero marito che dovrebbe invece dedicarsi alla propria professione. Di una donna che non ama i lavori di cura, non ama assistere familiari malati e non ama crescere i propri figli, si dice che è fredda, priva di empatia, incapace di amare. Di una donna che non vuole avere figli, come già scritto in un capitolo precedente, si dice che se non sei madre non vali niente, perché il tuo valore consiste nel fornire un’eredità al maschio di turno attraverso un discendente che purtroppo tu sola puoi partorire. Se una donna decide di abortire viene chiamata assassina.

Se un uomo non si applica in questioni casalinghe, se non si dedica a ruoli di cura, se non cresce i propri figli, nessuno oserebbe dire di lui nulla di male perché sembrerebbe naturale che siano le donne a doversi occupare di queste cose. Delle donne inoltre si dice che siano sensibili, meno legate all’eccitazione sessuale, più confacenti a romanticismo e con un sogno preciso che si realizza quando troveranno il loro unico grande e vero amore. Nei secoli le donne che hanno mostrato di vivere la sessualità da soggetti e non da oggetti sono state giudicate male. Delle donne che non si vogliono occupare della casa ma preferiscono andare a lavorare fuori, dove saranno retribuite per il proprio sforzo, si dice che siano donne disadattate forse un po’ psicopatiche.

Nessuno si chiede perché le donne dovrebbero preferire compiere lavori per i quali non c’è alcuna retribuzione e che devono svolgere in una condizione di schiavitù per supplire all’assenza di un welfare adeguato. Per le donne che non amano i ruoli di cura e si smarcano da doveri familiari in relazione all’assistenza di disabili e malati ovviamente si usano termini nefasti che imputano a tali donne non solo un tradimento per le famiglie ma un tradimento per tutto il genere femminile. Le donne che non amano crescere figli o non ne vogliono avere vengono giudicate prive di morale, qualcuno osa fare una diagnosi psichiatrica, vengono giudicate egoiste, incapaci di amare, qualcuno imputa loro traumi inesistenti, non empatiche.   

Un po’ come dire che non somigliano alle donne vere. Le donne più perseguitate nella storia sono quelle che hanno partecipato alle lotte contadine perché erano lavoratrici e non casalinghe. Oppure partecipavano alle lotte operaie perché facevano parte di un sindacato.  L’apice della persecuzione nei confronti delle donne e stato raggiunto nel tempo dell’inquisizione quando migliaia e migliaia di donne sono state uccise, torturate, imprigionate, deportate, perché usavano metodi anticoncezionali e li condividevano con altre o perché aiutavano altre donne ad abortire. L’ordine patriarcale esigeva che queste donne tornassero a fare le casalinghe e le madri senza mai lamentarsene. Una simile persecuzione, un tale genocidio, può essere paragonabile solo all’olocausto che in qualche modo c’entra perché gli inquisitori mentre punivano e uccidevano le donne perseguitavano anche gli ebrei.

La donna viene criminalizzata in quanto tale solo perché donna. A questa criminalizzazione le femministe hanno risposto dando un nome di volta in volta alle forme di odio che sono state espresse contro di noi. Stereotipi, sessismo, misoginia eccetera, sono solo alcuni esempi di quello che le donne devono subire tutti i giorni. In altri tempi, quando esistevano ancora i manicomi, tra fine ‘700 e ‘800, le donne venivano rinchiuse e su di loro si praticava elettroshock e lobotomia perché non si adeguavano ai ruoli che a loro erano stati assegnati.  Erano i mariti in genere a farle rinchiudere perché le donne si ribellavano a stupri e maltrattamenti. Erano i padri a far rinchiudere le figlie per lavare il loro onore se si erano concesse a qualcuno.

A parte i manicomi altri luoghi venivano utilizzati per addomesticare le donne secondo l’ordine patriarcale. Le lavanderie gestita da suore In Irlanda erano famose per la maniera in cui educavano delle ragazzine che erano state messe incinta da qualcuno. Non importava la ragione per cui fossero incinta, non importava se fossero state stuprate dal loro stesso padre, l’importante era rieducarle secondo le regole dell’ordine patriarcale. Altre donne in passato sono state richiuse in conventi perché non accettavano di sposare il marito che il padre aveva scelto per loro. Altre ancora oggi vengono uccise perché si ribellano a mariti, a padri, fratelli, a fidanzati.

Delle donne criminalizzate si diceva che fossero traviate, ninfomani, isteriche. Ogni dispositivo autoritario di controllo sociale gestito dai patriarchi veniva utilizzato per addomesticare le donne in modo che obbedissero agli uomini. Uno dei dispositivi di controllo sociale adoperato dei patriarchi è sempre stato quello riprodurre una divisione tra donne facendo in modo che l’una giudicasse l’altra se non ne comprendeva la scelta. Quando criminalizzate una donna perché la sua scelta non coincide con la vostra non state criminalizzando solo lei ma voi stesse. Mettere a rischio la sua libertà di scelta significa limitare la vostra libertà di scelta. Quindi farei molta attenzione nell’esprimere giudizi che vi si possano ritorcere contro. Piuttosto sarebbe meglio raccontare la vostra storia, il vostro sentire perché tutte le scelte possibili siano nominate.

Grazie di aver letto fin qui.

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