Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, La posta di Eretica, R-Esistenze

Ho lasciato un figlio e sto benissimo

Lei scrive:

La maternità non è un fatto di natura e la biologia non influenza i comportamenti. Sono nata donna, ho fatto un figlio, non sentivo niente nei suoi confronti, mi sono allontanata per lasciarlo in custodia al padre e alla nonna. Quando quel bambino piangeva per esigere attenzioni io mi sentivo infastidita. Quando non riuscivo a capire cosa fare per farlo smettere di piangere mi sentivo frustrata. Quando l’ho allattato al seno non ho avvertito nessun tipo di legame con quel bambino.

Non ho nessuna diagnosi psichiatrica, non soffro di malattie mentali, semplicemente non preferisco essere madre. Mi piace fare altro. Mi hanno insultata spesso dicendomi che è disumano lasciare un figlio che hai partorito. Mi hanno detto che sarebbe stato impossibile non sviluppare alcun legame con un bambino che ho tenuto in pancia per 9 mesi. Però quando lui è nato per me era un estraneo e continua a rimanere tale.

Ho 34 anni e sono emigrata all’estero per lavorare come cameriera. Qui mi sento realizzata e non sento alcun distacco o la mancanza del bambino. Ogni tanto subisco qualche ricatto affettivo da parte del mio ex che mi telefona per farmi sentire la sua voce in modo da farmi sentire in colpa. Io non mi sento in colpa. Ho portato avanti la gravidanza, ho partorito, ho lasciato quel bambino in mano a chi lo voleva davvero, penso di aver fatto tutto il possibile e di non voler fare di più. Non mi sono sentita combattuta quando l’ho lasciato. Non ho avvertito nessun istinto materno. Volevo solo essere libera e quel bambino era un’arma di ricatto in mano al mio ex. Sperava che restassi e che conducessi con lui una normale vita familiare che non avevo scelto. Mi chiedo quante siano le donne che provano questo nei confronti dei propri figli e continuano comunque a restargli accanto per dovere sociale e non per amore. Ho vissuto in un ambiente, non parlo della mia famiglia, in cui ho visto madri picchiare spesso i loro figli, urlargli contro, ed era chiaro che li considerassero un peso, una condanna, una schiavitù.

Oggi non è più come prima, che fai figli e te li tieni sul groppone perché l’uomo ad un certo punto se ne va o comunque te li affida e non fa niente per aiutarti. L’uomo che ho incontrato ha voluto che facessi un figlio perché lui lo desiderava e anche se abbiamo preso ogni precauzione sono rimasta comunque incinta. Potrei sospettare che lui l’abbia fatto apposta ma tendo ad essere più fiduciosa nei confronti degli esseri umani e penso che sia stato solo un caso. Se me ne fossi accorta in tempo avrei preso la pillola del giorno dopo, dopo due mesi di assenza delle mestruazioni sono andata a fare un colloquio per l’aborto. Ho informato lui il quale ha detto che si sarebbe fatto carico di tutto e che non voleva che io abortissi. Mi ha detto che mi avrebbe accudita per tutto il tempo della gravidanza e poi avrei potuto fare quello che volevo. Ho tenuto fede a quell’accordo anche se lui sperava in fondo che io restassi. Il bambino fa parte di quella famiglia, io sono stata solo quella che l’ha partorito, un po’ come se fosse una gestazione per altri solo che in questi casi nessuno si oppone. Perciò adesso continuo la mia vita ma sono infastidita da questi tentativi di ricatto e dal fatto che mi viene ricordato che partorire un figlio costituirebbe un legame che io non sento come mio. Spero che raccontare questa storia possa servire ad altre per capire che non devono sentirsi in colpa se non sentono un legame con un figlio e che possono affidarlo ad altri per continuare a fare la propria vita. Spero che raccontare questa storia, ben sapendo di attirare l’incomprensibile odio di chi non capisce, possa essere utile anche a tutte quelle persone che colpevolizzano le donne che non solo non vogliono figli ma che se li fanno non continuano ad avere legami con loro. Io credo che i figli non siano il centro della vita di una donna. Nella mentalità comune una

madre viene rispettata perché martirizza sé stessa e così diventa una vittima sacrificale di una società che le affida colpe e responsabilità rispetto al figlio che partorisce. Una madre viene lasciata sola qualunque sia il suo destino, in qualunque situazione si trovi, di precarietà, disoccupazione, dipendenza economica, legame con un uomo violento perché è il padre di quel bambino. Non importa a nessuno il fatto che le donne siano persone, individui autonomi che possono sperare per sé stesse qualcos’altro. Mi hanno chiesto se mi fossi sentita combattuta quando ho lasciato il bambino ma la verità e che dopo l’allattamento ho subito fatto le valigie e me ne sono andata senza voltarmi indietro. Può sembrare crudele ma per me la crudeltà è costringere una donna a fare da madre ad un figlio che non voleva. Mi hanno detto che senza un figlio la mia vita sarebbe stata vuota, l’ha detto la mia ex suocera, diceva che quel vuoto non avrei più potuto colmarlo e che mi sarei data alla droga o all’alcol per compensarne la mancanza. Non mi drogo, sono astemia, lavoro, vivo relazioni personali come chiunque altro, sistemo la mia casa, mi piace stare da sola, leggere un libro, chiacchierare con le amiche in videochat, mi piace vivere, come a chiunque altro. Ho lasciato un figlio e sto benissimo, non sono qui per autoflagellarmi, non voglio essere martirizzata, colpevolizzata o trattata come un criminale. Se vi sentite in trappola, se sentite un figlio come un limite per la vostra vita, forse è il momento di andarvene. Spero che questa lettera, per quanto inusuale sia ben accolta e pubblicata tra le storie in cui si dice che è sbagliato che dicano che è tutta colpa vostra e che si presti ascolto anche a chi racconti un’esperienza che non rientra nella norma. Vi ringrazio e buona discussione nella community.

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2 pensieri su “Ho lasciato un figlio e sto benissimo”

  1. Donna, la tua esperienza é un qualcosa di cui fare tesoro. Sicuramente, meglio lasciare un figlio che non ami piuttosto che starci insieme fingendo,
    mi auguro però che il padre possa colmare la perdita e fargli trovare un modo per avvertire l’amore.
    I traumi familiari non sono mai semplici da elaborare e spesso non si elaborano proprio velocemente, sia se il genitore é presente in casa, sia quando non lo é
    Per questo mi auguro che il figlio sappia amarsi nonostante tutto

  2. ” La maternità non è un fatto di natura e la biologia non influenza i comportamenti.”

    questo è palesemente falso, che la biologia (es. il livello di certi neurotrasmettitori, la funzionalità di aree cerebrali ecc) possa influenzare i comportamenti è un fatto accertato da montagne di evidenze scientifiche

    e che la maternità sia un fatto di natura mi pare incontestabile, di certo non è un fatto artificiale ma fortemente favorito dalla natura in modo da non estinguerci, e se così non fosse non ci sarebbero state centinaia di generazioni e noi non saremmo qui

    condivido il resto dell’articolo, non bisogna stigmatizzare il non voler essere madri ecc, ma l’articolo aprendosi con le premesse sopra citate perde di credibilità secondo me

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