Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, R-Esistenze

Violenza ostetrica: fanculo al “partorirai con dolore!”

Se leggi Silvia Federici in Calibano e la Strega ti spiega che la schiavitù delle donne e della riproduzione sessuale fa il paio con patriarcato e capitalismo. E’ semplice perché senza nuovi operai e nuove schiave non ci sarà movimento del mercato e quindi il capitalismo potrebbe anche andare a farsi benedire. Quello di cui qui vorrei parlare è anche il fatto che la riproduzione più che essere vista come una capacità delle donne parrebbe essere un dovere del quale non ci si deve lamentare e secondo il detto che dovrai partorire con dolore ogni tuo urlo merita un’accusa, implicita per il fatto di non essere abbastanza donna e coraggiosa e forte da sopportare, così dicono, tutto ciò che tante altre avrebbero superato senza un lamento.

La faccenda nuova è che a queste forme di maltrattamento le femministe hanno dato un nome e si chiama violenza ostetrica. Il fatto è che non devi dimostrare nulla e che al contrario di quanto possono dirti ci sono donne morte di parto per la negligenza medica o per complicazioni inoltre, sebbene i tuoi esami rivelino che va tutto liscio, il parto non è indolore, fa un male cane e lo so per certo perché l’ho provato sulla mia pelle.

Le mie doglie erano forti e urlavo per il dolore. Non avevo intenzione di essere eletta a martire e dunque volevo che qualcuno mi aiutasse. Invece mi hanno praticato l’incisione del perineo o episiotonomia, perché non hanno avuto la pazienza di attendere che la dilatazione avesse le giuste misure. L’ostetrica ha rotto le acque prima del tempo, lasciando senza ossigeno la creatura che come un solido in una bottiglia che viene svuotata risalì la corrente e quindi nonostante le spinte restava ancorata troppo in alto. Poi una inserviente praticò la manovra Kristeller ovvero unì le grandi braccia e si scagliò con i gomiti con forza sul mio addome facendo schizzare fuori la creatura. Se non mi ha rotto una costola è stato per miracolo, immagino. In seguito quando si fece vivo il medico cominciò a ricucire il taglio che non era necessario fare e sentivo ogni cosa, l’ago che entrava e usciva dalla mia carne. Dopo tutto il dolore provato ne avevo abbastanza e glielo dissi e lui rispose che non era nulla di importante, potevo sopportare ancora un po’. Dunque sopportai.

Quello che non sopportavo era invece l’atteggiamento immorale delle persone presenti che evidentemente avevano appreso dal manuale maschilista il modo per stereotipare qualunque mia reazione ritenendola frutto di emotività o di chissà quale altra corbelleria sessista. Il fatto che le donne partoriscano dall’alba dei tempi non vuol dire che dobbiamo essere costrette a sgravare figli in una caverna senza che nessuno ci presti attenzione. Tutti i metodi per accelerare il parto, per esempio, sono orribili, quando sai che quella donna può partorire con i suoi tempi. Non ultimo il ricorso al parto cesareo quando non ce n’è bisogno. Quello che io ho provato è stato terribile e nulla mi faceva sentire la gioia di aver dato la vita o cose del genere perché mi sentivo un pezzo di carne poggiata su una lastra fredda come il ghiaccio mentre mani inesperte facevano cose che mi provocavano solo molto dolore. Non so se è chiaro il fatto che partorire è come se un pezzo del tuo corpo si staccasse da te, senti lo strappo, cruento, feroce, qualunque cosa facessero le donne in passato io ho partorito negli anni ’80 e mi aspettavo almeno un minimo di umanità da chi avrebbe dovuto assistermi. Invece c’erano solo commenti sessisti, battute retoriche, stereotipi maschilisti. C’era colpevolizzazione in ogni cosa, anche quando qualcuna diceva, dopo, di sentirsi troppo dolorante per poter allattare e allora dicevano che se non lo facevi tuo figlio poteva crepare. Tutto dipendeva da te, la sua vita, la responsabilità di tutto, qualunque cosa dipendeva da te.

Per come è andato il mio parto dissero che era perché troppo giovane, i miei fianchi non erano abbastanza larghi, perché non mi dilatavo in fretta (ero lì solo da poche ore), perché ero troppo sensibile al dolore e poi drammatizzavo tutto. Avrei voluto mandare a quel paese tutti quanti ma le famiglie montarono un altare di confetti e liquori per ringraziare un medico che non fece altro che ricucirmi in malo modo tant’è che i punti vennero via subito dopo.

Quanto dolore deve sopportare una donna per essere meritevole del grazioso complimento di un medico che ti assiste? Quante volte sulle donne che partorivano sono state praticate cose che non bisognava fare, metodi barbari alla stessa stregua degli uomini nelle caverne? Quanto senso di colpa può essere indotto ad una donna che mentre partorisce sente insulti se non concorda con quello che l’ostetrica o il medico stanno facendo? L’iniziativa Basta Tacere per fortuna ha fatto emergere un fenomeno che in tante conoscevamo senza sapergli dare un nome. Ora lo abbiamo e dunque se vi trattano male denunciateli. Se lo meritano.

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